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Lc 1,39-56

 

Gesù ha terminato l’insegnamento sulla preghiera quando si alza un’esclamazione tipicamente femminile: beata colei che ti ha dato alla luce! L’ammirazione per Gesù e la sapienza che esce dalle sue labbra porta a benedire la Madre. Chi mai, infatti, può dirsi più fortunato della Madre del sapiente? Anzi, della stessa Sapienza!

La beatitudine di Gesù è per chi presta un ascolto obbediente alla Parola di Dio. Essa è come la pioggia che rende fecondo il deserto. La Parola di Dio è piena di sapienza.

La beatitudine che Gesù proclama è quella di chi ascolta con amore e fiducia la Parola che Dio gli rivolge. Infatti la Parola fermenta nel cuore e svela mano a mano i suoi tesori a chi l’accoglie con l’atteggiamento umile e fiducioso di chi si sente amato da colui che gli parla.

 

Questa è la beatitudine del discepolo del Signore. Il vero discepolo infatti ascolta la Parola con cuore puro e la vive, ne fa il tesoro della sua vita. Il discepolo non va in cerca di altre ricchezze, perché ha trovato la perla di grande valore…

A mezzo dell’estate la liturgia propone la Solennità di Maria assunta in cielo in anima e corpo. È l’ultima delle verità di fede proclamate solennemente dalla Chiesa ed è una festa che unisce l’Occidente all’Oriente cristiano, che ha sempre celebrato la Madre del Signore come colei nella quale è compiuto il destino di ogni uomo che sia stato fedele discepolo di Gesù.

La fede della Chiesa, dunque, professa che Maria, dopo la sua morte, fu assunta in anima e corpo in cielo; significa che in lei si è compiuto il mistero della resurrezione. Il cielo, infatti, è un’immagine che significa Dio e assunzione – una parola che evidentemente deriva dall’idea che dalla terra, per giungere alla casa di Dio, si debba andare nel più alto e irraggiungibile dei cieli – significa che la Madre del Signore già gode della condizione che attente tutti i credenti.

Nella festa odierna, pertanto, viene presentata ai credenti l’immagine viva del futuro che li attende.

Nel credo si proclama: «credo la resurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà». Noi cristiani crediamo che la nostra persona, che è fatta anche di corpo creato a immagine e somiglianza del corpo di Gesù, verrà rifatta nuova in Cristo: il mistero che nel sacramento del Battesimo ci ha già segnato, avrà il suo compimento un giorno mediante la resurrezione, che ci restituirà il nostro corpo non nella condizione attuale, nella quale è sottoposto alla sofferenza e alla morte, ma in una condizione nuova, che non conosciamo, e che ha in Gesù risorto e in Maria assunta in cielo le sue primizie.

Questa fede dei credenti nella resurrezione dei corpi sottolinea la sacralità di tutta la persona, e sottolinea la necessità del al più religioso rispetto per il corpo. Il corpo fu per Gesù e per Maria, così come per tutti coloro che la Chiesa ci indica come esempi da imitare, cioè i santi, il “luogo” nel quale, mediante l’esercizio della carità, lo Spirito santo ha operato così da fare apparire più limpida la somiglianza con Gesù, il Figlio nel quale il Padre si compiace.

Nessuno vive fuori del proprio corpo; ognuno sperimenta che ciò che tocca il suo corpo tocca anche la sua anima. Per questo è così importante vigilare sulle esperienze che su fanno e che si possono suscitare negli altri. Il rispetto che si riceve educa al rispetto di sé e, reciprocamente, il rispetto che si ha verso se stessi aiuta gli altri a cogliere la persona individua e unica uscita dalle mani di Dio. Il corpo è la persona. Esso possiede una capacità simbolica che è portatrice di valore ed evocatrice di una ricchezza che prescinde dal riconoscimento esterno e che sussiste anche laddove un animo rozzo non sapesse coglierla.

Del corpo occorre avere la cura necessaria a mantenerlo sano. Il corpo va opportuna mente “ascoltato”, perché esso “parla” manifestando i disagi interiori della persona. La condizione del corpo incide in modo diretto su molti stati d’animo e viceversa: situazioni che colpiscono in modo particolare gli affetti e l’intelligenza hanno un riflesso immediato sul corpo.

Mantenere viva dinanzi allo sguardo interiore la contemplazione del corpo del Signore aiuta a comprendere e dare valore a molte esperienze, anche ad alcune che all’apparenza si potrebbero considerare banali. La condizione umana infatti accomuna al Figlio di Dio venuto nella carne. Perciò da ciò che è possibile sperimentare (il caldo, il freddo, la gioia, il disagio …) si condotti all’esperienza che Gesù ha potuto fare in circostanze simili; la nostra umanità ci parla del Signore, è pienamente comprensibile solamente nel confronto con l’umanità di Gesù. È dunque l’umanità di Cristo il modello perfetto che illumina le scelte pratiche della vita ed è ancora la sua umanità risorta la stella polare della nostra condizione umana.

Nella Madre del Signore, sua prima discepola, fedele fino alla fine, la Chiesa indica il compimento dell’avventura del cristiano.