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Ap 11,19a.12,1-6a.10ab; Sal 44,10abc.11.12ab.16; 1Cor 15,20-27a; Lc 1,39-56

La Liturgia di oggi si pone sotto “un segno grandioso”: la Donna rivestita di sole. Certamente nell’immagine dell’Apocalisse questa è segno della Chiesa, la vera donna, nata dal fianco squarciato di Gesù, nuovo Adamo, come l’antica Eva nacque dal fianco del primo Adamo. Ma è pur vero che il rimando è anche alla Madre di Dio, la Vergine Maria, poiché ciò che si riferisce alla Chiesa è vero anche per Maria, che ne è tipo ed immagine, di modo che quel che si dice di una si può die anche dell’altra. E così tutti noi ricordiamo innumerevoli dipinti, o statue, meravigliosi o di fattura più modesta, che rappresentano la “Donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul capo una corona di dodici stelle”: essa è rivestita della luce stessa di Dio, che, senza appartenerle per natura, la riveste però completamente ed è partecipe della Sua stessa sovranità sulle cose mutevoli e passeggere della vita e della storia, qui rappresentate dalla luna, con le sue fasi alterne e cangianti. La Donna è la datrice di vita per eccellenza, ed è con questo termine, così inusitato nel linguaggio normale tra madre e figli, che Gesù si rivolge a Maria affidandole il discepolo prediletto: “Donna, ecco il tuo figlio”. Lì, dalla gloria del trono regale, cioè dalla Croce, il Figlio, che sta per partire da questo mondo, lascia a noi in sua vece la regina Madre, la Donna, appunto, alla quale, durante la sua assenza, è affidata la Chiesa, ognuno di noi, nel discepolo prediletto. E ora, nella solennità odierna, noi contempliamo la Vergine Madre, la Signora, costituita tale dallo stesso suo Figlio, nella gloria del Risorto, come la Regina alla destra del Re, secondo l’immagine del Salmo responsoriale.

Sant’Ignazio chiama Maria “nostra Madre e Signora”, e non vi è nulla di enfatico o di spagnolesco in questa espressione, perché lo è davvero: Lei ci è madre, perché ci ha dato la vita, e come nostra madre ci ha dato la vita secondo la carne, Lei in modo più pieno e sublime, ed è perciò più madre a noi che non nostra madre, poiché ci ha data Colui che è la vita; è signora, perché Donna, costituita Sovrana dal Figlio, in una regalità non terrena, ma divina, come la regalità stessa di Gesù, fatta di amore e compassione onnipotente per i suoi figli, tutta l’umanità a Lei affidata dal Figlio, come il Padre affidò tutte le sue pecorelle al Figlio, buon pastore che per loro ha dato la vita. Oggi quindi celebriamo la Pasqua di nostra Signora: Colei che fu più unita di tutti al Figlio, nella vita, nel nascondimento, nell’umiltà, nell’offerta di se stessa, Colei che fu più unita di tutti i discepoli al sacrificio del Figlio, al suo stesso dolore salvifico, esteso tanto quanto il suo amore, è anche Colei che è unita alla sua vittoria, alla sua regalità, alla sua missione. E come fu intimamente unita a Gesù nella sua missione durante la vita terrena del Figlio, così anche nell’eternità: come Gesù risorto intercede alla destra del Padre come vero e sommo sacerdote, così anche Lei, risorta con il Figlio, intercede per noi presso di Lui. Tutto questo non perché abbiamo bisogno di una mediatrice, pichè uno solo è il Mediatore, Cristo stesso, ma perché la carità del Figlio suscita altri partecipi della sua missione: Maria, i santi, e infine tutti noi. A lei possiamo dunque affidarci, e affidare noi stessi, la nostra vita, la nostra vocazione, i nostri beni spirituali e materiali, la così detta “consacrazione” a Maria: è come se, riconoscendoci incapaci di pensare e provvedere compiutamente a noi stessi, ci legassimo a Lei, chiedendo a Lei di avere cura di noi, poiché noi non siamo capaci di provvedere a noi stessi.

Può sembrare strano che la Donna, cioè la Chiesa, e la vita stessa di Maria, sia condotta nel deserto, ossia le innumerevoli prove dell’esistenza: eppure quel deserto non è per la morte, ma è un deserto nel quale siamo nutriti per il tempo della prova e della tentazione, della grande tribolazione che ci sconvolge mentre il dragone si abbatte sulla nostra terra. Così la Chiesa in questo deserto ha la manna quotidiana dell’Eucaristia, l’acqua viva che sgorga dalla roccia, cioè lo Spirito che è donato dal Cristo, e tutti noi riceviamo aiuto e sostegno nelle prove. Maria stessa è per noi sostegno in questo deserto: siamo inviatati a meditare ogni giorno la vita di Gesù, i “misteri” della sua esistenza, insieme a Lei, contemplandoli e riflettendoli nelle nostre scelte, mentre innumerevoli volte, con Elisabetta, e come lei mossi dallo Spirito Santo, proclamiamo: “benedetta tu tra le donne e benedetto il frutto del tuo seno”. Con le parole di santa Teresa del bambin Gesù: “Io sono più fortunata della Vergine Maria, perché lei non aveva una Vergine Maria da amare, ma io sì”. E con Maria ogni giorno il nostro spirito esulta in Dio, nostro salvatore.

 

Ottavio De Bertolis SI