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Is 40, 1-5. 9-11. SAL. 103, 1b-2. 3-4. 24-25. 27-28. 29-30.  Tt 2, 11-14; 3, 4-7. Lc 3, 15-16. 21-22.

 

La festa del Battesimo, in continuità con le manifestazioni del Signore, inaugurate dall’Epifania, apre il tempo dell’ascolto e della sequela di Cristo.

Dopo essersi rivelato ai pastori e ai Magi, il Signore questa domenica si manifesta alla folla di uomini sulle rive del Giordano in attesa della consolazione e della misericordia del Signore.

La prima lettura fa udire il festoso oracolo di salvezza annunciato al popolo ancora in esilio a Babilonia, che si apre con l’invito alla consolazione.

Gli israeliti senza tempio, senza terra, senza re, stanno per dimenticare Dio e la terra promessa; ma il profeta vuol dare uno scossone e annuncia che l’espiazione è finita, inizia un nuovo esodo.

Il ritorno a Gerusalemme conoscerà ancora le tappe del deserto, ma sono solo fasi di un cammino trionfale che non ha sentieri tortuosi.

Il ritorno in patria è accompagnato da un’universale docilità cosmica perché il Signore è il pastore che guida il suo popolo per riportarlo libero dal paese della schiavitù verso la propria terra.

Salvezza, gioia, amore, verità, giustizia, costituiscono il corteo del Signore Dio.

Per il suo passaggio bisogna approntare una “via sacra” così com’era tracciata davanti ai templi babilonesi: una via diritta e piana: una “via processionale” che partirà da Babilonia, e superando steppe, valli e colli approderà a Gerusalemme.

Come nell’esodo dall’Egitto, il Signore percorrerà questa via con il suo popolo, egli sarà la guida verso la salvezza.

Nei versetti che non abbiamo letto, il profeta paragona il popolo all’erba che secca, mentre la parola di salvezza di Dio dura sempre.

Mentre si fa esperienza del fallimento, mentre la speranza si spegne perché Dio sembra essersi dimenticato del suo popolo, si erge un grido di consolazione.

Non è tanto importante che l’uomo sia come l’erba che appassisce, quanto che la Parola di Dio che realizza la redenzione sia stabile per sempre, cioè sia l’amen della storia degli uomini e della nostra storia personale.

La seconda lettura è tratta dalla lettera di Paolo a Tito.

Il brano che la liturgia presenta oggi annuncia la venuta di Cristo tra noi come manifestazione della grazia di Dio e fonte di salvezza, che ci deve indurre ad una vita di sobrietà, pietà e giustizia nell’attesa del ritorno del Signore.

L’amore salvifico di Dio, a favore di tutti gli uomini, si è espresso nel dono di Gesù che ha offerto la sua vita per la liberazione e la creazione di un popolo nuovo, rigenerato mediante il Battesimo per mezzo dello Spirito.

È dunque l’amore gratuito di Dio all’origine della conversione e di un comportamento cristiano secondo lo Spirito.

Siamo stati salvati per un dono assolutamente gratuito della misericordia divina: per opera dello Spirito Santo sceso su di noi attraverso l’opera salvifica di Gesù.

Purificati dalle acque del Battesimo, l’effetto salvifico di Gesù ci ha resi figli di Dio ed eredi della vita eterna.

Il fatto che siamo salvati non per le nostre opere ma per la sua misericordia, non esclude la nostra collaborazione con la grazia di Dio, cioè il buon uso della nostra libertà liberata dal sacrificio di Cristo.

Il vangelo invece ci presenta Gesù come un uomo comune, in mezzo agli altri, assorto in preghiera tra la folla.

La scena del battesimo si articola in tre quadri.

Il primo è dominata dalla voce del Battista che precisa che il Battesimo del Cristo è in Spirito Santo e fuoco.

Il battesimo è fuoco che brucia il male radicale nell’uomo, è il fuoco del roveto ardente e del Sinai “che brucia e non consuma”, è acqua che purifica.

L’acqua e il fuoco battesimali sono simboli antitetici: cancellano, purificano da un lato e dall’altro generano, producono.

Il battesimo non solo cancella il peccato ma anche dona la vita divina.

Il battesimo cristiano è infatti anche presenza di Dio nell’uomo, è Spirito vivificatore che produce la nuova creatura.

Il secondo quadro è la preghiera di Gesù, che caratterizza il testo lucano dagli altri sinottici ed è il cuore di questa scena battesimale.

Il terzo riquadro è l’apertura dei cieli con la voce divina e lo Spirito Santo.

I cieli si aprono come risposta alla preghiera di Gesù e rivelano la sua realtà autentica di Figlio di Dio.

Questo momento della manifestazione di Gesù come Figlio amato, prediletto dal Padre, non avviene durante il battesimo – e questa è una sfumatura di Luca – ma avviene dopo, quando Gesù si mette in preghiera, quando Gesù dedica tempo e spazio alla comunione con Dio.

È in un contesto di orazione che Gesù vive l’esperienza della rivelazione; è in questo momento che scende su di lui lo Spirito Santo in forma di colomba, come simbolo di alleanza eterna.

Questa teofania non rivela solo l’identità del Figlio, ma anche la sua missione, voluta dall’amore del Padre, sostenuta dalla forza dello Spirito e vissuta in una profonda comunione.

Oggi siamo invitati non solo a contemplare questa realtà di comunione e di amore che intercorre tra il Padre e il Figlio, ma a prendervi parte, perché anche noi che siamo stati sepolti con Cristo per rinascere con lui alla vita nuova, partecipiamo del compiacimento di Dio.

Il battesimo di Gesù, il suo atteggiamento di preghiera, la sua apertura alla missione ci invitano a immergerci di nuovo in quell’amore trinitario che ci ha generati alla vita senza fine.

 

MM