Selezionare una pagina
Tel: 06 69 70 01 (centralino) - 06 69 91 653 (emergenze)

Is 50,4-7; Sal 21; Fil 2,6-11; Lc 22,14-23,5

 

Luca descrive la passione come uno spettacolo cui il popolo e noi assistiamo.

È una contemplazione che però cambia il cuore, ci fa riconoscere davanti al Crocifisso il nostro male e ci trasforma da peccatori in uomini salvati.

Solo Luca riporta la parola di perdono di Cristo sulla croce; una parola che ci accomuna tutti: siamo tutti segnati dal peccato e siamo tutti fratelli nel perdono.

È una parola fiduciosa di Gesù nei confronti del Padre e di comprensione nei confronti di coloro che lo stanno maltrattando.

È la realizzazione del comando di amare i propri persecutori ma è anche indice dello sguardo di Gesù sull’umanità: sotto la croce non vede dei nemici, ma dei fratelli da salvare e perdonare.

Di nuovo, solo Luca narra il dialogo con i malfattori che vengono crocifissi con Gesù.

È l’ultimo incontro della sua vita terrena.

Uno dei due è chiuso nella mentalità di tutti gli altri: ciò che importa è salvarsi la vita.

L’altro invece impara da Gesù: per salvarla davvero bisogna perderla.

Questa mentalità nuova, evangelica, apre alla confessione della propria colpa e riconosce l’innocenza di Gesù; cioè la sua dignità di Agnello senza macchia.

Ciò che Luca tratteggia è una autentica liturgia penitenziale.

La confessione della propria colpa apre all’affidarsi al nome “Gesù”, quel nome che è posto al di sopra di ogni altro nome come segno di salvezza.

Quest’uomo, anche lui crocifisso, sta perseverando nelle prove di Gesù.

Ma chi è questo malfattore crocifisso con Gesù?

Ce lo rivela san Paolo nella sua lettera ai Galati: è ogni cristiano che è stato e si riconosce: «crocifisso con Cristo».

Questa la professione di fede di Paolo: «Io sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me».

Paolo confessa che l’incontro con Cristo lo ha trasformato: da malfattore in salvato!

Questa è l’immagine del cristiano che si affida al Cristo crocifisso e fa la sua professione di fede: Gesù ricordati di me.

Sulla croce risuona l’ultimo “oggi” del vangelo di Luca.

L’«Oggi» è quello della salvezza: il presente eterno di Dio in cui il male e la morte sono già vinti, e tutto è stato ricapitolato in Cristo e consegnato nelle mani del Padre.

Il fatto di essersi fidato di Gesù e affidato a lui porta questo con-crocifisso ad essere con Cristo anche nell’ora della gloria.

Questa è la teologia cristiana del battezzato che muore con Cristo per vivere in Cristo.

 

Ci aiutino le celebrazioni di questa Grande Settimana a riscoprire la nostra dignità e vocazione di crocifissi con Cristo per poter risorgere con lui alla vita piena.

 

MM