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Sir 24, 1-4. 12-16 (gr. 1-2. 8-12); Sal 147, 12-13. 14-15. 19-20; Ef 1, 3-6. 15-18; Gv 1,1-18

In questa domenica ritorna il testo che fu proposto alla Messa del giorno nel Natale del Signore.

In continuità con quella meditazione, ci fermeremo sugli ultimi versetti del Vangelo: «E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi vedemmo la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre, pieno di grazia e di veritàDalla sua pienezza (di Gesù) noi tutti abbiamo ricevuto e grazia su grazia. Perché la legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo. Dio nessuno l’ha mai visto: proprio il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato».

Si tratta indubbiamente di versetti complessi, che incuriosiscono; vogliamo comprenderne la ricchezza e gustarne la profondità. L’Evangelista sottolinea con forza una verità sconvolgente: Gesù, nato da Maria, è il Messia e Figlio di Dio; egli si è fatto uomo, ha vissuto tra gli uomini, quanti lo hanno conosciuto hanno potuto dare testimonianza di quello che i loro occhi avevano veduto, che le loro mani avevano toccato e i loro orecchi avevano udito, cioè che la salvezza in lui si era compiuta per Israele e per tutti i popoli.

Giovanni insiste dicendo: «Noi vedemmo la sua gloria». Gesù parlerà della gloria che egli aveva presso il Padre La Gloria indica la stessa maestà di Dio ed è un termine che la Bibbia usa per indicare il Signore. Vedere la Gloria significa vedere Dio. L’evangelista, che fu testimone della crocifissione e morte di Gesù, ne parla come della “Gloria”; dunque in quell’evento tragico egli, illuminato dallo Spirito, sa vedere la manifestazione di Dio. Ora Dio, secondo la prima lettera di Giovanni, è amore. Nella crocifissione e morte di Gesù Giovanni ha veduto manifestarsi l’amore fedele di Dio per gli uomini. Tutta la vita di Gesù, ogni sua parola, ogni suo gesto è veramente manifestazione della pienezza «di grazia e di verità», ossia di amore vero, quello che scaturisce dal cuore di Dio per le sue creature: un amore benevolente che nel suo ardore purifica e perdona e rende sacra la creatura. La grazia è infatti che è qualcosa di assolutamente immeritato, un dono puro, senza una ragione, che viene dall’esuberanza del cuore e la verità è ciò che riguarda Dio: lui è colui che è vero: la verità, il cuore delle cose, il senso di tutto ciò che è creato. Gesù ha rivelato il Padre mostrandone l’amore; il Dio misterioso e temuto si manifesta nel Figlio come amore che non si arrende, un fiume di benevolenza che investe la creatura la riempie di vita. Il Figlio di Dio ha in sé la pienezza della divinità, cioè in lui risplende intera e indivisibile la gloria del Padre, dunque lo stesso amore fedele. Ebbene questo amore infinito, questa vita zampillante, inonda la creatura come l’acqua il deserto e la fa vivere del respiro di Dio.

Nei tempi antichi il Signore fece dono al suo popolo della sapienza: per mezzo di Mosé donò la legge scritta su tavole di pietra; essa rese Israele unico tra tutti i popoli. Dicevano: «A chi mai il Signore diede una legge come l’ha data a noi?». La legge è la sapienza che viene da Dio, la luce che illumina il cammino; per mezzo della legge Israele poté mantenersi un popolo di uomini liberi. Ma quella stessa legge denunciava il peccato e la colpevolezza in coloro che la trasgredivano. Perciò era necessario compiere ogni anno un rito di purificazione ristabilendo la pace con Dio.

Ma i profeti avevano annunziato che sarebbe venuto un giorno nel quale Dio avrebbe stabilito con il suo popolo un’alleanza nuova non più scritta su tavole di pietra, ma nel cuore, per mezzo dello spirito. In particolare mi aveva parlato il profeta Geremia, che esprime così la promessa di Dio: «Ecco, i giorni vengono, dice il Signore, in cui io farò un nuovo patto con la casa d’Israele e con la casa di Giuda; non come il patto che feci con i loro padri il giorno che li presi per mano per condurli fuori dal paese d’Egitto: patto che essi violarono, sebbene io fossi loro signore, dice il Signore; ma questo è il patto che farò con la casa d’Israele, dopo quei giorni, dice il Signore: io metterò la mia legge nell’intimo loro, la scriverò sul loro cuore, e io sarò loro Dio, ed essi saranno mio popolo. Nessuno istruirà più il suo compagno o il proprio fratello, dicendo: Conoscete il Signore!, poiché tutti mi conosceranno, dal più piccolo al più grande, dice il Signore. Poiché io perdonerò la loro iniquità, non mi ricorderò del loro peccato» (Ger 31,31-34). Giovanni, scrivendo che per mezzo di Gesù abbiamo ricevuto grazia su grazia, ossia un dono che si aggiunge a quello della legge antica e anzi lo porta a perfezione, dice che siamo stati fatti segno di un amore ancora più grande di quello espresso dal dono della prima alleanza, annuncia che si è finalmente compiuta la profezia: ora la conoscenza di Dio e di ciò che egli desidera dalle creature non avviene più attraverso una legge scritta su tavole di pietra, ma è suggerita da un Maestro interiore, lo Spirito effuso nel cuore dei discepoli da Gesù morente sulla croce; egli apre gli occhi dell’ascoltatore della Parola e insegna a riconoscere in Gesù crocifisso l’amore fedele all’uomo peccatore la stessa gloria di Dio, cioè Dio nella sua essenza. Quel Dio che nessuno ha mai visto, neppure Mosé che desiderava ardentemente vedere il suo volto, neppure Elia giunto pellegrino al Monte di Dio per incontrare il Signore; nessuno di quelli che lungo la storia del popolo di Dio avevano parlato nel nome del Signore ha mai veduto il suo volto, nessuno ha mai potuto mettere piede nella sua casa; ad essi Dio rivolgeva alla sua parola e scaldava il cuore, ma ai loro occhi il volto di Dio restava invisibile. Nessuno ha mai potuto conoscere Dio; il suo mistero, tante volte annunciato con parole piene di fuoco, ci è stato rivelato pienamente in Gesù: egli, divenuto in tutto simile a noi, ha mostrato nella sua vita di uomo il cuore di Colui che ha dato vita a tutte le cose. Il mistero di Dio ha preso forma, in Gesù è entrato nella storia, ha incarnato un volto e un linguaggio umano, è divenuto immagine sulla quale ognuno può fissare lo sguardo vivo di desiderio.

Al principio Dio ha plasmato l’uomo dalla polvere del suolo, poi gli ha dato vita e continua a infondergli vita attraverso il dono dello Spirito, che concretamente è soffiato nelle sue narici nella parola del Figlio. Ascoltare la parola di Gesù Cristo, contemplare e lasciarsi toccare dai suoi gesti di salvezza, trasmette all’uomo la vita. Perciò il discepolo del Signore sa che quella che vive nei suoi giorni è una vita che si alimenta in Dio; l’uomo che “respira” ogni parola che esce dalla bocca di Dio, è l’uomo compiuto, che vive della vita che viene dall’alto.

Nella festa del Natale la Chiesa propone con forza questa verità ben sapendo che per chi raccoglie inizia una vita diversa, una vita nuova, che è partecipazione diretta alla vita di Dio. L’uomo che vaga nelle tenebre e sorpreso da una luce, da una sapienza che gli riempie il cuore e che illumina le cose. Colui che accoglie Gesù che professa che egli è il Messia del figlio di Dio è l’uomo plasmato di terra nel quale è entrato l’alito di vita. È l’uomo nuovo, capace di scrivere una storia nuova.

Molti uomini di chiesa, molti cristiani si interrogano su che cosa fare per l’uomo. Essi generosamente immaginano mondi nei quali la creatura non sia più afflitta da alcun male; parlano di ciò che l’uomo conosce essere bello buono e desiderabile; predicano la giustizia, la solidarietà, la pazienza misericordiosa. Si tratta dei desideri che abitano in ogni cuore nobile. Ma come giungere a questi ideali? L’uomo può esserne capace? Il mezzo, l’unico, che può mettere l’uomo in grado di ricostruire il mondo come Dio lo ha pensato è solo quello proposto dal Vangelo: può fare cose nuove soltanto chi ha Dio nel cuore, chi vive della sua vita, chi respira all’unisono con lui, chi è inabitato dallo spirito. Il mondo nuovo lo fanno gli amici del figlio, i santi. Perciò la Chiesa non ha ricette da proporre all’uomo. La chiesa annuncia a ogni uomo che Dio è amore e che ogni creatura è oggetto dell’amore infinito di Dio. Questo cambia il mondo.