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Tel: 06 69 70 01 (centralino) - 06 69 91 653 (emergenze) - Anno Santo della Misericordia

Gn 3, 1-5. 10; Sal. 24, 4bc-5ab. 6-7bc. 8-9; 1Cor 7, 29-31; Vg: Mc 1, 14-20

Gesù percorre la Galilea come un banditore, per portare a tutti una notizia attesa e apparentemente contraddetta dall’evidenza della storia; Gesù afferma: «Dio è vicino all’uomo». Se questa notizia è vera, il cuore ricomincia a battere di nuova speranza: ognuno sente risuonare in sé l’oracolo di Isaia, «Irrobustite le mani fiacche, rendete salde le ginocchia vacillanti. Dite agli smarriti di cuore: Coraggio! Non temete; ecco il vostro Dio, giunge la vendetta, la ricompensa divina. Egli viene a salvarvi. Allora si apriranno gli occhi dei ciechi e si schiuderanno gli orecchi dei sordi.Allora lo zoppo salterà come un cervo, griderà di gioia la lingua del muto, perché scaturiranno acque nel deserto, scorreranno torrenti nella steppa. La terra bruciata diventerà una palude, il suolo riarso si muterà in sorgenti d’acqua. I luoghi dove si sdraiavano gli sciacalli diventeranno canneti e giuncaie. Ci sarà una strada appianata e la chiameranno Via santa; nessun impuro la percorrerà e gli stolti non vi si aggireranno.» (Is 35,3-8)

Questo testo viene proposto a persone che già hanno ricevuto il battesimo e con esso il dono della fede. Per qualche verso, l’annuncio che Gesù oggi fa giungere ai credenti per mezzo della Chiesa trova condizioni simili a quelle incontrate da lui stesso: i futuri apostoli erano dei credenti, ma l’annuncio di Gesù doveva cambiare il loro modo di sentire Dio.

Chiunque avrebbe potuto contestare a Gesù il suo annuncio come illusorio; come si può sostenere, infatti, che Dio è vicino all’umanità, se l’uomo continua a subire ingiustizia e non ha chi lo riscatti? In fondo è ciò che sempre qualcuno ha rimproverato all’annuncio del Vangelo: Gesù inganna gli uomini promettendo una giustizia futura per mantenere sottomessi coloro che invece dovrebbero essere esortati a combattere per la propria liberazione oggi.

Ma Gesù accompagna l’annuncio con dei “segni”, che mostrano come la sua non sia una parola come quella di altri maestri, ma abbia in sé un’efficacia unica: la sua è una parola piena di autorità e non come quella degli scribi (cf Mc 1,27). Dunque il suo invito è proprio ad abbandonare la rassegnazione e cominciare a credere; è questo il senso dell’esortazione di Gesù: «convertitevi e credete», dove cominciare a credere è cominciare ad agire.

Se dunque Dio è venuto accanto all’uomo, può iniziare un nuovo esodo dalla schiavitù presente.

Come al tempo di Mosè, esso nasce dall’iniziativa di Dio, che ha mandato Mosè come guida del popolo, ma il popolo deve credere all’annuncio e mettersi in cammino, rischiando l’ira dell’antico padrone, che non lo lascerà andare tanto facilmente.

Allo stesso modo, la presenza di Dio accanto all’uomo, evoca l’Arca dell’Alleanza, che giungendo sul campo di battaglia, rovescia le sorti della guerra a favore di Israele, perché è il Signore stesso che combatte alla testa del suo popolo; l’annuncio di Gesù evoca infine l’oracolo di Isaia già richiamato: egli esorta Gerusalemme a levare il capo, perché la liberazione è vicina (Cf Lc 21,28).

La grande tentazione di chi ha aderito all’annuncio è costituita dal passare del tempo, senza che ciò porti cambiamenti. Si vorrebbe vedere la storia «convertita» da tutto ciò che affligge l’uomo. Invece il regno di Dio prima che le strutture deve toccare il cuore dell’uomo: cuori convertiti produrranno realtà nuove.

Che cosa concretamente significhi aderire alla Buona Notizia è illustrato dall’episodio della chiamata dei primi discepoli Le due coppie di fratelli, chiamati da Gesù, si «convertono», cioè lasciano la vita vissuta fino a quel punto, e credono alla parola che viene loro rivolta, cominciando materialmente a seguire Gesù, che aveva fatto loro una promessa: «vi farò diventare pescatori di uomini».

Ciascuno ha in cuore dei desideri, dei modelli, un progetto … sentire che è possibile realizzarlo accende il cuore. Poi sarà necessario purificare i sogni e capire che il mondo non cambia se non cambiano gli uomini. Si conquisteranno gli uomini a una visione diversa del mondo, aiutandoli a scoprire che Dio è buono ed è Padre.

La conversione, insomma, per coloro che hanno ricevuto l’annuncio ― che qui si traduce in una chiamata ― è qualcosa di molto concreto: è un cambiare stile di vita, un lasciare fisicamente gli affetti, il lavoro, la prospettiva di un futuro costruito con le proprie mani… per mettersi al servizio di una realtà che rimane misteriosa, anche se i bisogni e le speranze tendono a darle dei contorni che somigliano tanto, troppo, alle attese degli uomini. Il desiderio profondo presente in ogni cuore generoso e amante della giustizia, quello, cioè, di cambiare le cose e aprire agli uomini un futuro dignitoso e pacifico nel quale non domini più il timore né la miseria, trova nell’invito di Gesù a seguirlo una via di compimento: Gesù si fa guida sicura per costruire ciò che il cuore degli uomini desidera più di tutto.

Il regno è un dono di Dio che gli uomini devono imparare a costruire assieme a Gesù. Il primo nucleo ne sarà la comunità che avrà imparato a vivere i suoi stessi sentimenti. Sarà una comunità fatta di gente con difetti e peccati, ma che ha compreso intimamente, attraverso l’accoglienza offerta da Gesù, che Dio è misericordia. Questa è l’esperienza che cambia il cuore e la vita. Chi si è sentito intimamente e completamente accolto – cioè ha sentito intimamente che Dio è vicino – impara a sua volta ad accogliere senza riserve: è l’inizio di un popolo nuovo, il popolo dei misericordiosi. I pescatori di uomini sono dei misericordiosi, che offrono sempre e a tutti misericordia, che significa accoglienza senza giudizio, nella verità… una casa dove abitare e sentirsi amati. Chi sa amare con la stessa fedeltà di Gesù, conquista.

Andando dietro a Gesù, i quattro seguono una promessa, come già Abramo prima di loro. Dovranno cambiare ancora molte cose, come, appunto, l’idea che si erano fatta del regno: non vendetta, ma misericordia; e dovrà cambiare anche il modo di pensarsi al servizio del regno: non dominio, sia pure per il bene, ma servizio. La volontà di Dio apparirà loro diversa da come se l’erano immaginata: non vi sarà alcuna espressione di potenza secondo i criteri di questo mondo, ma dovranno imparare che la sola forza legittima ed efficace è quella dell’amore fedele di Dio. Dovranno cambiare i metodi e anche molti degli obiettivi, che da una prospettiva appiattita sui modelli offerti dalla storia dovrà spostarsi verso una dimensione più interiore e svilupparsi lungo vie meno immediate, ma di più sicura efficacia. Il regno di Dio, in sostanza, non potrà essere la versione corretta dei regni degli uomini, ma ciò che accade quando nelle relazioni umane entra la dinamica dell’amore di Dio.

La predicazione del Vangelo comincia, dunque, chiamando a raccolta coloro che attendono il compimento delle promesse. Gesù annunzia che il tempo è giunto e che il Regno di Dio, cioè Dio, è vicino ad ogni uomo. Eppure non si vede nulla: in quel momento c’è solamente la sua parola, benché, come subito si vedrà, sia la parola di uno che parla con autorità e non come gli scribi (cf Mc 1,27). Insomma, il regno che viene in mezzo agli uomini è Gesù stesso. Egli è l’umanità perfetta, pulsante della volontà del Padre. Il seguire lui sarà per i discepoli una scuola nella quale impareranno ad essere come lui, come il Figlio del quale il Padre si compiace. Il regno viene nella vita di una persona quando accetta Gesù come maestro della sua vita e fa della sua parola e delle sue scelte il criterio per decidere ogni cosa. Tutto si gioca sulla relazione con la persona del Signore. Chi si fida di lui benedirà la vita e chi gliel’ha data.

Il discepolo che vuole diventare un «pescatore di uomini» deve imparare a seguire il Maestro lungo la via di Gerusalemme fino al Calvario, fino alla croce, e chiamare lì a raccolta i figli di Dio dispersi: è l’amore senza condizioni che stana gli uomini timorosi di Dio dai nascondigli delle loro paure e pian piano li porta verso la luce.