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Tel: 06 69 70 01 (centralino) - 06 69 91 653 (emergenze) - Anno Santo della Misericordia

Gb 7, 1-4. 6-7; Sal. 146, 1-2. 3-4. 5-6; 1Cor 9, 16-19. 22-23; Mc 1, 29-39.

Il brano evangelico si compone di tre sezioni: nella prima viene raccontata la guarigione della suocera di Simone; essa è presentata con caratteristiche particolari, così da indirizzare il pensiero alla resurrezione: chi risorge con Cristo lo imita mettendosi a servire. La seconda sezione è costituita da un testo riassuntivo, che dà un quadro dell’azione di Gesù e della Chiesa dopo di lui: la comunità preme alla porta cercando guarigione e Gesù guarisce e libera dai demoni. La terza parla di Gesù e della sua decisione di lasciare Cafarnao per allargare la missione ai villaggi vicini. Questi tre momenti sono ancora dominati dall’eco dallo scontro di Gesù con lo Spirito non puro. Tutto quello che Gesù fa è espressione della lotta con ciò che vorrebbe dominare l’uomo, magari con la complicità di una religione delle regole e dell’osservanza ad ogni costo. La Parola di Gesù possiede un’autorità, una forza che colpisce il cuore e la mente e libera la persona facendola sentire al centro del cuore di Dio e riaccendendo la speranza. Nella meraviglia della gente vibra l’emozione di chi sente che Dio è in mezzo al suo popolo.

Anche nel testo di questa domenica siamo nella giornata di Cafarnao.

Uscendo dalla sinagoga, cioè dal luogo ufficiale nel quale si raduna la comunità credente, Gesù si avvia alla casa di Pietro. Qui, con la guarigione della suocera, egli prosegue nei gesti di liberazione; nel caso specifico non solamente dalla malattia che la costringe all’immobilità, ma anche da quel sistema di norme che hanno fossilizzato il culto e hanno di fatto tolto all’uomo la libertà.

La suocera di Pietro, immagine di chi è stato raggiunto dalla Parola, “risorge” libera da ciò che la paralizza e si mette subito a servire, mostrando in questo modo che ha accolto senza reticente la novità dirompente che Gesù è venuto a portare e che tocca la visione di Dio e della sua legge, il culto e la relazione con gli altri; quella novità nella limpidezza dell’annuncio di Gesù, il solo maestro, dovrà costituire sempre l’elemento distintivo della comunità dei suoi discepoli.

La sera, quando cessano le restrizioni del sabato e può riprendere la vita di sempre, tutti cercano Gesù e si radunano, premendo davanti alla casa di Pietro. Si possono fare due osservazioni. La prima: questa adunanza di persone (sinagoga) è molto diversa da quella del mattino e ricorda da vicino la comunità cristiana che, dopo la risurrezione del Signore, aveva preso l’abitudine di radunarsi la sera del primo giorno della settimana – cioè la nostra domenica -, che iniziava appunto al termine del sabato. La seconda osservazione riguarda invece la composizione della folla che preme davanti alla casa di Pietro: è tutta gente che viene da tutta la città e cerca guarigione; è accorsa perché Gesù ha riacceso la speranza; sono messe a confronto l’assemblea del mattino, nella sinagoga – un’assemblea abitudinaria e senza calore, che viene scossa violentemente dalla novità rappresentata dal modo col quale Gesù commenta e spiega la Scrittura e, da ultimo, dallo scontro tra Gesù e il demonio che lo accusa di portare novità distruttive per l’ordine consolidato – e quella che si raduna spontaneamente, spinta dal desiderio e dalla speranza di vedersi restituita, con la guarigione, una vita piena, bella, degna di essere vissuta.

Gesù predicava che il Regno di Dio, cioè Dio, è vicino al suo popolo; ebbene la prossimità di Dio agli uomini è testimoniata dall’accoglienza delle persone con i problemi reali di cui sono portatrici, con i loro dubbi, con le domande e le sfide anche irriverenti a un Dio al quale si rimprovera sordità, indifferenza dinanzi ai drammi dell’umanità, lontananza e abbandono.

Gesù accoglie, ascolta e libera dall’azione dei demoni, che qui si scoprono come occulti responsabili della vita umiliata delle persone. Ad essi erano attribuiti i mali che affliggono l’uomo, dal tormento della mente alla malattia del corpo, alla vera possessione. Questo personaggio, così presente nel mondo antico, è presentato come il misterioso signore della morte, che minaccia gli uomini, li intimidisce e spadroneggia sulla loro vita; come l’usurpatore dell’opera di Dio. Vincere i demoni e cacciarli significa prendere possesso del loro “regno” e inaugurare per gli uomini un tempo di vita e di pace: alla tirannia del male si sostituisce finalmente la signoria di Dio. Questa conquista ha ancora una volta il suo punto di forza nella parola di Gesù, dinanzi alla quale ogni altra parola deve tacere. Essa è forte, chiara, diretta e non lascia spazio a interpretazioni accomodanti o a bizantinismi che confondono. È la stessa Parola che aveva comandato al caos iniziale ponendovi ordine. Essa risuona finalmente nella storia degli uomini per smascherare lo spirito non puro, che manipola la cultura e anche la religione e tiene soggiogate le coscienze; la parola pronunciata con autorità guarisce dal male della rassegnazione riaccendendo la speranza. Quella parola gravida di vita suscita entusiasmo perché l’uomo si sente finalmente visitato da un Dio che si prende cura di lui; è come la luce che vince le tenebre; è la verità che smaschera la menzogna… È «Parola di Dio, che comanda e tutto esiste» (Sal 33,9).

Predicare, guarire i malati e cacciare i demoni sarà il programma di Gesù e la missione della Chiesa.

L’epilogo del racconto narra di Gesù che dopo questa giornata così intensa si ritira in preghiera. Il consenso che lo circonda, dopo questa intensa giornata, è una tentazione forte per Gesù e un pericolo mortale: restarsene tra gente che ripone la fiducia in lui e plaude alla sua azione sarebbe certamente gratificante, ma egli non è un guaritore, come tenderebbe a considerarlo la gente, né uno che si sostituisce all’impegno dell’uomo. Egli è venuto per radunare un popolo e portarlo a vita piena: gli ascoltatori attenti e generosi della Parola saranno riempiti dello spirito di Dio e vivranno una vita diversa, che avrà il sapore della libertà dei figli. Gesù è venuto proprio a chiamare i figli di Dio dispersi e tutti devono udire questo appello. La sua decisione maturata nell’intimità col Padre è, dunque, di riprendere il cammino. E la Chiesa, contemplando il suo Maestro e Signore, dovrà ricordare che non può fermarsi a soccorrere il bisogno immediato, ma introdurre in una vita diversa che nessuno potrà più umiliare; né restare rinchiusa costituendosi in un gruppo di “eletti”, perché Dio è libero e non può essere sequestrato da nessuno.