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1Re 3,5.7-12; Sal 118,57 et 72.76-77.127-128.129-130; Rm 6,28-30; Mt 13,44-52

Il regno dei cieli è simile a un tesoro …

Un uomo spende la sua fatica a dissodare un campo, quando all’improvviso rinviene un tesoro. Si tratta di un bracciante che lavora a giornata su un campo che non gli appartiene; è dunque un povero alle prese con una scoperta che può cambiare la sua vita. Quello presentato è un esempio certamente raro, ma non impossibile in una terra dove le frequenti incursioni spingevano a nascondere il denaro e i preziosi seppellendoli da qualche parte, dentro dei vasi; è capitato infatti che gli archeologi abbiano trovato delle monete dentro dei vasi nascosti in anfratti del terreno. Dunque, il regno è simile a un tesoro nascosto in un campo. Viene trovato per caso ed è la felice sorpresa che rallegra la fatica e la premia. Perciò colui che ha trovato il tesoro è pieno di gioia e fa quello che non avrebbe fatto mai se non avesse trovato il tesoro: vende tutto. Qui la “casualità” del ritrovamento è legata alla fatica. Vendere tutto e dare ai poveri, per accumulare un tesoro in cielo (Mt 19,16-22), e poi seguire il Signore, è la grande avventura del cristiano. La parabola concentra l’attenzione sulla volontà determinata di entrare in possesso del tesoro, perché qui è in questione la libertà: il ritrovamento di quel tesoro rappresenta la svolta decisiva nella vita di quell’uomo; egli, comprando il campo e recuperando il tesoro avrebbe cessato di essere un bracciante al soldo di chi poteva offrirgli lavoro; sarebbe stato un uomo libero, che si sarebbe guadagnato il pane lavorando sul suo. Ma la libertà tanto desiderata – e scoperta all’improvviso e per caso – richiede il passaggio attraverso la spogliazione di ogni altro avere, perfino le poche cose che poteva possedere un bracciante.

 Il regno dei cieli è simile …a un mercante che va in cerca…

Ecco il grande affare, l’occasione di una vita: una perla di grande valore. Qui non vi è la casualità, ma la ricerca assidua: è la ricerca come mestiere. Il mercante di perle è un uomo ricco, che vive in mezzo a cose belle, ma questa volta ha trovato qualcosa che gli ha preso l’anima, una perla straordinaria, «di grande valore»: una perla più bella di tutte, al punto che tutto può esservi sacrificato. La lunga ricerca viene premiata: ma per avere la perla bisogna vendere tutto. Qui il regno è proposto nella prospettiva della bellezza. Le perle sono tanto più preziose quanto più sono rare, splendenti; le perle affascinano per la loro bellezza, appaiono come la realtà trasfigurata: in fondo sono … sassi, ma la luce li attraverso e si rifrange. Il mercante di perle è un uomo raffinato, che non si lascia catturare facilmente: sa riconoscere tra tante perle quella rara, che da sola vale assai più di tutte le altre. In questa parabola è implicato il discernimento tra il bene e il meglio. Essere conquistati dalla bellezza fascinosa della perla di grande valore è la via della libertà da tutto il resto: c’è qualcosa che vale il mondo intero, che vale la stessa vita perché senza di essa non si può vivere!

Nella prima parabola, il regno viene «trovato» casualmente: il contadino, chino su un campo che non gli appartiene, ha in mente solo di procacciare il cibo a se stesso e alla sua famiglia. In quella del mercante invece il regno viene come il frutto di una «ricerca». In ogni caso esso è un dono che riempie di «libertà», al punto che spinge a vendere tutto per poter possedere il campo e divenire padrone del tesoro che esso contiene; così pure per acquistare la perla di grande valore. Il Regno dei cieli, infatti, costa esattamente tutto quello che un uomo ha! Chi è disposto a questo scambio conquista un tesoro che nessun ladro potrà rubare e che la tignola non potrà erodere (cf Mt 6,19).

Il testo parla di tesori per i quali vale la pena disfarsi di quanto si possiede. È presente il richiamo fortissimo alla liberazione dalle ricchezze: esse infatti possono soffocare la parola (cfr. Mt 13,22); inoltre, come l’esperienza insegna, non si può servire a due padroni: perciò o l’uno o l’altro (Mt 6,24): o Dio o Mammona. Nella parabola del tesoro e della perla la scelta da compiere – e di fatto compiuta – è la vendita di ogni cosa; è la decisione ferma di sottrarsi alla logica del denaro e dell’interesse. Il messaggio è l’urgenza di una scelta radicale per il regno.

Il Regno è simile …a una rete gettata nel mare…

Alla fine vi sarà un giudizio: da una parte i buoni e dall’altra i malvagi. Il Regno infatti, alla fine, sarà anche giudizio e giustizia. Il giudizio: l’ultima parola, che appartiene soltanto a Dio.

La parabola richiama ciò che fanno i pescatori: gettata la rete, raccolgono tutto ciò che vi è nel mare, poi, giunti a riva, riporranno da un parte i pesci buoni e tutto il resto lo getteranno di nuovo nel mare. E il mare è abitualmente il luogo terribile dove abitano i mostri, un’immagine della perdizione. Alla fine della storia vi sarà il giudizio invocato da coloro che lamentano il silenzio e la pazienza di Dio.

…infine la parabola dello scriba

Questa volta è il discepolo che viene messo al centro. Egli è paragonato al saggio scriba, che conosce le Scritture e la tradizione e sa leggerle alla luce della Novità di Cristo. Egli è ad un tempo uno che sa «scavare» con pazienza la Parola di Dio e ne svela i tesori. È un sapiente che sa aprire le menti e i cuori alla scoperta del Regno venuto in Gesù: egli, appunto, per chi cerca la salvezza, «estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche».

Ma questi insegnamenti a quale domande della Comunità cristiana vogliono rispondere?

Potrebbero essere queste: Perché il regno non si afferma? Perché tanta gente resta indifferente alla parola? Perché il regno non giunge mai e i buoni non trovano mai giustizia?

L’evangelista pone l’accento sulla radicalità con la quale bisogna accogliere il regno. Per poterlo avere, quale che sia la propria condizione, occorre lasciare tutto, disfarsi definitivamente di ciò in cui l’uomo istintivamente si aggrappa. Bisogna entrare con decisione in una condizione in cui tutto è novità, a volte inquietante, con la fiducia che è alimentata dal fascino irresistibile per questo tesoro trovato inaspettatamente, per lo splendore di una perla cercata da tutta la vita.

Capita spesso che l’entusiasmo per l’annuncio non si traduca poi in un’azione tesa a dargli spazio concretamente nella vita. Infatti, per ricordare S. Paolo, accogliere il regno comporta seguire il Signore, abbracciare la sua croce e lasciare vivere in sé Cristo (cf Gal 2,20). Vengono in mente le parole di Gesù: «Molti sono chiamati, ma pochi eletti» (Mt 22,14). Bisogna dunque decidersi. Se anche possono apparire stolti coloro che d’improvviso vendono tutto per un campo che sembra arido e sassoso o per una sola perla, la cui bellezza ha innamorato il cuore condannandolo a una perenne povertà, poiché essa non sarà mai più ceduta e altre non ve ne saranno più per seguitare a commerciare, essi però sanno ― il cuore glielo attesta ― che la loro follia è la più grande sapienza: hanno trovato infatti la chiave della vita. Questo apparirà chiaramente solo alla fine del tempo, quando la sapienza di Dio discriminerà il vero dal falso, la vera sapienza dalla sapienza apparente di questo mondo.

La questione è tanto più attuale per quei cristiani che vivono in una situazione “fortunata” e sono fortemente tentati di volere tutto, dimenticando che chi in questo mondo ha tutto, ha già ricevuto la sua ricompensa; chi sceglie il transitorio, non avrà parte di ciò che dura.