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Is 35, 4-7a. Sal. 145, 6b-7. 8-9a. 9bc-10. Gc 2, 1-5. Mc 7, 31-37.

…in pieno territorio della Decàpoli.

È un territorio in gran parte pagano a sud est del mare di Galilea. Si tratta di una regione contaminata dai culti degli «… idoli delle genti d’argento e d’oro, / opera delle mani dell’uomo. Che Hanno bocca e non parlano, / hanno occhi e non vedono, / hanno orecchi e non odono, / hanno narici e non odorano. / Hanno mani e non palpano, / hanno piedi e non camminano; / dalla gola non emettono suoni.» (Sal 115,4-7). Anche in questo caso, come era avvenuto per la Cananea, il Vangelo è annunciato ai pagani. Qui, anzi, il racconto è costruito in modo da far pensare all’iniziazione dei pagani alla fede e al Battesimo.

…gli condussero un sordomuto….

Il sordomuto è l’immagine vivente degli dei onorati in quella regione di pagani. Quando nella Genesi si parla della creazione dell’uomo, si dice che Dio lo creò a sua immagine. L’autore pensa agli artigiani che fabbricano le statuette riproducenti gli idoli venerati nei templi. L’immagine esprime bene la dignità della creatura umana e l’onore che le è dovuto. Tuttavia gli idoli sono muti e sordi. Così pure l’uomo, se Dio non gli dà un’anima. Ed è quello che Dio fa, dopo avere formato Adamo dalla polvere del suolo. Il sordomuto del Vangelo è, dunque, l’immagine di colui che non loda il Signore, perché non ha ricevuto il dono della fede, né può riceverlo, se non ascolta la Parola. In filigrana si può intuire, allora, la figura del catecumeno condotto alla Chiesa perché venga istruito per ricevere il battesimo e la vita. I gesti di Gesù ricordano l’opera di Dio: egli plasma l’uomo nuovo, capace di ascoltare la Parola e di elevare la lode… capace di dialogo con il suo Creatore e Signore. Guarendo il sordomuto Gesù gli restituisce l’immagine e somiglianza del Dio vivo, mentre prima era solo immagine degli idoli, che «hanno orecchi e non odono, e / dalla gola non emettono suoni».

…portandolo in disparte lontano dalla folla… (cf «… nel deserto parlerò al suo cuore…» Os 2,16)

Il Vangelo descrive le pratiche esercitate da Gesù sul sordomuto: «gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua». Si tratta di un rituale tra il curativo e l’esorcistico, come era comune, dal momento che lo stato fisico era legato a un’influenza spirituale. Tutto questo però avviene lontano dalla folla. Come con i discepoli – che Gesù aveva istruito in privato, mentre alla folla insegnava in parabole – Gesù “separa” il sordomuto dalla folla; quello che segue, perciò, ha il sapore di un rito iniziatico mediante il quale il sordomuto viene messo in condizione di comprendere. Perciò si può riconoscere nella figura del sordomuto il catecumeno, che viene istruito sui misteri, gli viene insegnata la preghiera e il cammino sul quale pian piano progredirà verso la verità tutta intera.

…emise un sospiro e disse: “Effatà”

Un gesto che ricorda quello di Dio: «il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente», (Gen 1,7) e insieme evoca il dono dello Spirito Santo: è lui, lo Spirito, che porta a compimento l’opera di Gesù nella Chiesa. Lo Spirito darà vita all’istruzione ricevuta dal Catecumeno ed egli si “aprirà”. Infatti il testo prosegue: «E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente», cioè diventò un “vivente”. I gesti compiuti da Gesù sul sordomuto sono gli stessi che ricorrono nel rito del Battesimo; questo aiuta a comprendere che in esso la creazione trova il suo compimento; è nel Battesimo infatti che l’uomo riceve lo Spirito che lo fa vivere per sempre. Il fatto che l’Evangelista ponga l’episodio nella Decàpoli, cioè in una regione pagana, ricorda a colui che ascolta la buona notizia il dono di Dio, che ha chiamato alla salvezza anche coloro che non avevano alcun titolo per attenderla non appartenendo alla discendenza di Abramo.

Dandogli la capacità di udire e di parlare, Gesù pone quest’uomo, così come ogni altro che rinasce in lui, nella sua stessa condizione di Figlio, che può udire la voce del Padre e compiere la sua volontà. Infatti, come il Figlio, ogni discepolo che ha udito la Parola di salvezza può rispondere: «Ecco, io vengo per compiere il tuo volere; mio Dio, questo io desidero e la tua legge è nel profondo del mio cuore» (Sal 39). Colui che ha gli orecchi aperti riceve vita dalla voce di Dio, che lo chiama alla comunione con lui. Dunque la capacità di ascoltare e di parlare sono per essere figli capaci di vivere la piena comunione con il Padre che sta nei cieli, per testimoniare la sua grandezza e dare compimento nel tempo alla sua volontà.

Segue l’abituale raccomandazione di Gesù in Marco, cioè di non divulgare il fatto. Ma colui che, essendo stato iniziato, riceve la sapienza in dono, non può contenerla in sé e la proclama a tutti. Quella sapienza tuttavia resta oscura a quanti non hanno ricevuto il dono dello Spirito. Nondimeno la franchezza – parresia – con la quale vengono testimoniate e proclamate le opere di Dio sono un invito a cercarlo. A chi non ha ancora conosciuto il Signore giunge l’annuncio: egli è colui che «Ha fatto bene ogni cosa; fa udire i sordi e fa parlare i muti!» (Mc 7,37).

Anche per il cristiano adulto resta il bisogno di essere continuamente “iniziato”; la parola e la conoscenza di Dio sono qualcosa di vivo, che richiede di essere costantemente coltivato, affinché lo Spirito non si spenga. Di qui la necessità di inoltrarsi ogni giorno, per un tempo, nel deserto, dove Dio parla al cuore; anzi, bisogna imparare a vivere spiritualmente nel deserto, il luogo nel quale si celebra l’alleanza tra Dio e il suo popolo.