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Is 50, 5-9a. Sal. 114, 1-2. 3-4. 5-6. 8-9. Gc 2, 14-18. Mc 8, 27-35.

Oltre che il racconto di un momento particolarmente intenso della vita di Gesù con i discepoli, il Vangelo invita a considerare l’itinerario del cristiano.

Venuto alla fede e ricevuto il battesimo, colui che si è messo alla sequela di Cristo deve passare degli “scrutini” che gli sono imposti dalla vita stessa; e il primo consiste nel dichiarare ciò che ha compreso di Gesù e la propria fede in lui; implicitamente questo comporta il manifestare il motivo profondo della propria decisione a seguirlo.

Chi è dunque Gesù? Tra la gente circolano molte opinioni, ma anche la più alta, come potrebbe essere quella di ritenerlo “profeta”, cioè uno che parla in nome di Dio, rimane lontana dalla verità. L’identità di Gesù può essere svelata al cuore solamente da Dio stesso: dunque, egli è il Cristo, cioè colui che è mandato a salvare chi era perduto: Gesù è il salvatore. E non da un pericolo generico, benché gravissimo. Egli è il Salvatore dalla paura, dal non senso che cerca di avvolgere tanta parte della vita… Gesù è il salvatore in questa stessa vita, che è la sola che l’uomo conosce; egli è la prospettiva di vita nella quale, assieme a tanta fatica e, spesso, alla persecuzione, si trovano senso e pace. Dunque, non solamente un’ipotesi per un futuro inafferrabile, ma un punto fermo per il presente: Gesù è il salvatore adesso!

Ma dopo avere dichiarato ciò che il cuore ha conosciuto nella fede, occorre aprirsi alla conoscenza della via per la quale la salvezza entra nella vita di ognuno. Essa è la fedeltà a Dio senza reticenze, anche se questo comporta affrontare difficoltà e anche la stessa persecuzione e la morte.

Gesù per mantenersi fedele al Padre si è scontrato con l’ostilità degli uomini religiosi. Per affermare che Dio ama i peccatori e li salva per la sua misericordia e non perché essi raggiungono un’impossibile conformità alla legge del bene, ha affrontato l’accusa di essere un bestemmiatore di Dio e del suo diritto e ha sopportata l’infamia riservata ai depravati, a coloro che hanno preteso di stravolgere l’immagine di Dio, la più sacra di tutte.

A Pietro, che pretendeva di essergli discepolo senza rinunciare alla sua visione delle cose, cioè senza assumere il rischio di farsi portatore di un’immagine di Dio in aperto contrasto con ciò che ogni uomo dabbene istintivamente professa, Gesù rivolge il rimprovero più severo: “Lungi da me, satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini”; Gesù non si rivolge a uomini cattivi ed empi, ma a uomini “di chiesa”, si direbbe oggi, cioè a Pietro che, in fondo, non sapeva pensare in maniera diversa dagli scribi e dai farisei, i quali volevano proteggere il diritto di Dio dalle pretese derive della sua misericordia. Chi annuncia che Dio è veramente un Padre buono deve affrontare l’ostilità dei “perfetti”, cioè quella dei difensori ad oltranza di un’immagine di Dio ostile agli uomini malvagi; allo stesso modo, deve superare quella, opposta, dei malvagi ed empi, che facendosi beffe di Dio e della sua giustizia, opprimono i giusti irridendo la loro speranza.

Gesù, dunque, chiede ai discepoli di caricarsi della forza della croce, che è la “sapienza” di Dio; e anche se essa agli uomini appare stoltezza e fallimento, con quella andare incontro a tutti per aprirgli la porta della salvezza con la parola e con la vita.

Per colui che si è posto alla sequela del Signore, non è, dunque, in gioco solamente la sua personale adesione a lui fino alla fine, ma il senso stesso della vita, poiché non può che essere una partecipazione alla missione salvifica del suo maestro e, in qualche modo, un’epifania di essa.

Il credente sarà inviato tra i suoi fratelli con la sola forza della parola, per ripetere l’annuncio dal quale è stato conquistato, cioè che tra gli uomini è venuto un Cristo, un salvatore della storia di ognuno, anche la più disgraziata, nella sua contingenza storica, così come nel suo destino immortale.