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Nm 11, 25-29. Sal 18, 8. 10. 12-13. 14. Gc 5,1-6. Mc 9, 38-43. 45. 47-48.

 

Il testo si presenta come la risposta a questioni vive nella Comunità attraverso la memoria degli insegnamenti di Gesù.

La prima riguarda l’annuncio del Vangelo: la Comunità non è una setta chiusa e non può pretenderne il monopolio come neppure della forza che viene da Gesù.

…non era dei nostri

L’intervento dei discepoli e di Giovanni in particolare, potrebbe anche riportare l’eco dei primissimi tempi, quando molti che non appartenevano al gruppo dei discepoli tuttavia diffondevano l’insegnamento del Signore.

Accadeva nel primo secolo che vi fossero persone che annunciavano ciò che avevano a loro volta ascoltato; essi erano dei portatori della Buona Notizia, pur non appartenendo a una comunità precisa e non avevano ricevuto un mandato. La cosa metteva in allarme la Comunità: chi erano costoro? Erano persone serie o ciarlatani? E i segni con i quali accompagnavano l’annuncio avvenivano con la forza di Dio o erano inganni del maligno? Quale poteva essere il criterio di discernimento?

La risposta rimanda ai fatti: «Non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito dopo possa parlare male di me. Chi non è contro di noi è per noi».

L’annuncio della salvezza suscita la reazione degli spiriti cattivi. Lo si vede quando Gesù inizia il suo ministero nella sinagoga di Cafarnao; dunque la cacciata dei demoni, che è il primo atto compiuto da Gesù (cf Mc 1,21-28), è il segno che l’annuncio della liberazione dal male è vero. Marco riferisce che il segno compiuto da Gesù genera meraviglia nella gente, che esclama: «Comanda persino agli spiriti immondi e gli obbediscono!» (Mc 1,27). Più avanti l’ammirazione sarà confermata: «Ha fatto bene ogni cosa; fa udire i sordi e fa parlare i muti!» (Mc 7,37).

Dunque l’annuncio del Vangelo introduce veramente nel mondo la salvezza, che si traduce subito in uno scontro diretto fra la Vita e la Morte, tra la luce e la tenebra, tra la verità e la menzogna, tra ciò che libera e quello che manipola, tra la liberta responsabile ed esigente e l’arbitrio governato dalla forza e dalla passione. Chi denuncia il male alla luce della Parola di Gesù e invoca la sua autorità non è contro la Comunità, ma suo alleato nel servizio dell’uomo e della vita.

Nessuno dunque ha l’esclusiva del bene, che consiste nel promuovere la vita e nel soccorrere la vita minacciata.

Sono molte le persone di buona volontà, prossime al Vangelo e anche apertamente dedite al servizio del bene, che però non sono pienamente integrate nella Comunità

In questo insegnamento Gesù corregge il modo di pensare rappresentato da Giovanni; egli non vuole che la sua Chiesa si trasformi in una setta. La comunione ecclesiale, infatti, non e definita dall’appartenenza a un gruppo, ma si realizza nell’adesione sincera a Cristo come unico salvatore. Dunque è di Cristo colui che aderisce alla sua parola e ne riconosce la Sapienza così da invocarne l’autorità come criterio di opposizione a tutto ciò che è nemico dell’uomo e della vita.

Infatti chi invoca il nome di Gesù ne riconosce l’autorità.

Chiunque vi darà da bere …

Per la seconda questione è ancora in gioco l’annuncio. Lo scopo è lo stesso per tutti, benché i ruoli siano diversi: da quello di chi, sostenuto da un mandato ecclesiale preciso, è annunciatore della Buona Notizia e suscita nuove comunità e quello modesto di chi aiuta come può, anche solamente offrendo il ristoro di un bicchiere d’acqua.

L’annuncio è la grande impresa della Comunità e ciascuno è chiamato a concorrervi secondo la sua specifica chiamata e i doni ricevuti dallo Spirito per la ricchezza comune. Gesù dice che quanti danno la loro solidarietà ai portatori della buona notizia sono considerati da lui dei veri collaboratori, anche se si sarà trattato appena di dissetare i pellegrini del Vangelo. Gli apostoli, infatti, sono dei “poveri” completamente affidati al cuore di coloro ai quali sono inviati. L’insegnamento è che ognuno può concorrere in qualche modo alla diffusione del Vangelo, cioè della vita per il mondo.

Chi scandalizza uno di questi piccoli che credono

La terza questione riguarda gli ostacoli al Vangelo (scandalo), all’adesione di fede e alla radicalità proposta da Gesù; il tema dello scandalo viene svolto secondo due prospettive: quella di chi pone ostacoli alla fede dei semplici e quella di chi si imbatte in ostacoli derivanti dal proprio modo di pensare e di vedere le cose o dal proprio comportamento.

Gesù è di insolita severità. Perché dalla fede dipende la salvezza: guai a chi impedisce ai semplici di aderire a lui e alla Buona Notizia. I farisei rendevano la vita difficile pretendendo una purità rituale. Gli scribi tenevano i deboli lontano da Dio con i precetti. Insieme distoglievano dalla fiducia in Gesù facendolo passare per un «mangione e beone, amico di pubblicani e di peccatori», uno che non rispettava le tradizioni degli antichi … un agitatore di popolo e bestemmiatore. Nella Comunità può accadere che il Vangelo venga reso invivibile perché ridotto a disciplina e non sostenuto dalla misericordia o frustrato attraverso una quantità di distinguo che lo avviliscono e gli tolgono la forza risanante. Guai, dunque, a chi preclude ai semplici la via dell’incontro vivificante e consolante con il Dio della misericordia e del perdono.

Se la tua mano … Se il tuo occhio… ti scandalizza…

Chi aderisce a Cristo deve essere disposto a liberarsi di tutto quello che lo ostacola e riduce la sua libertà, anche se si tratta di cose buone e possono direttamente toccare la persona: qui si fa l’esempio delle membra stesse del corpo. Esse rappresentano il fare (la mano), i comportamenti (il piede), le aspirazioni (l’occhio): tutto deve essere “convertito”, cioè radicalmente cambiato, “cristificato”. Perché l’incontro con Cristo comporta il lasciare senza remore le cose vecchie; egli infatti introduce nella novità. Occorre l’umiltà di cominciare da capo: imparare di nuovo a vivere e, come bambini, ricominciare a vedere con occhi nuovi.