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Is 60, 1-6; Sal 71, 2. 7-8. 10-11. 12-13; Ef 3, 2-3a. 5-6; Mt 2, 1-12.

«Gesù nacque a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode».

Erode era un re usurpatore e semipagano. A lui è legata l’ultima stagione di splendore di Israele, ma anche il lungo e lacerante processo di paganizzazione al quale erano direttamente connessi i movimenti di rivolta, che alla fine determinarono la distruzione di Gerusalemme e la dispersione di Israele. Per ingraziarsi i capi del popolo e soprattutto le classi sacerdotali, diede avvio alla ricostruzione del Tempio a Gerusalemme, che era ancora in costruzione durante gli anni in cui Gesù svolse il suo ministero pubblico.

«Alcuni Magi giunsero da oriente a Gerusalemme…»

Entrano in scena dei personaggi strani. Sono dei Magi, che vengono da oriente, la terra da cui sorge il sole, dove abitano i sapienti che conoscono i segreti degli astri. Si tratta di sacerdoti che scrutano il cielo per cogliere nel movimento delle stelle i segni di ciò che Dio vuole dire agli uomini. In qualche modo ricordano il padre Abramo: anch’egli veniva da oriente e, di sera, seduto fuori della sua tenda, restava a lungo a guardare la volta stellata, mentre risentiva nel cuore la parola del Signore: «Guarda le stelle e contale, se puoi! Così sarà la tua discendenza…». Dalla visione del cielo nasce la prima esperienza religiosa. Il cielo è immenso e irraggiungibile; è popolato di luci che si muovono. Dal cielo scende la pioggia che irrora le terra e la trasforma in pascolo; il cielo è spazzato dal vento che sposta le dune di sabbia alte come montagne. Il viandante deve guardare il cielo per indirizzare i suoi passi verso una meta sicura.

Il saggio è uno che ama il silenzio, per ascoltare la voce del vento e del cuore. Il saggio non si lascia turbare perché vive dentro al cuore.

I Magi hanno compiuto un lungo viaggio, montati sulle loro cavalcature, in silenzio, avanzando lungo vie mai prima percorse, spingendo lo sguardo sull’orizzonte, dove il sole bacia la terra al tramonto: i Magi sono uomini che vanno dietro al Sole, di giorno, e, la notte seguitano il cammino guidati dalla stella. E il Sole avrà il suo tramonto a Gerusalemme. Ma sarà per poco, perché si alzerà all’alba del terzo giorno, quando inizierà il giorno senza tramonto.

«Abbiamo visto sorgere la sua stella»

Il testo di Matteo riprende un passo del Profeta Michea che dice: «E tu, Betlemme di Efrata / così piccola per essere fra i capoluoghi di Giuda, / da te mi uscirà colui / che deve essere il dominatore in Israele; / le sue origini sono dall`antichità, / dai giorni più remoti» (Mic 5,1); e un altro, preso da 2Sam: «Vennero allora tutte le tribù d’Israele da Davide in Ebron e gli dissero: Ecco noi ci consideriamo come tue ossa e tua carne. Già prima, quando regnava Saul su di noi, tu conducevi e riconducevi Israele. Il Signore ti ha detto: Tu pascerai Israele mio popolo, tu sarai capo in Israele» (2Sam 5,2).

I Magi hanno saputo vedere il «segno» e vi hanno creduto. La loro fede si è tradotta in un viaggio verso una terra sconosciuta, guidati solo dalla loro fede e – senza saperlo – furono annunciatori della Buona Notizia al Popolo di Dio.

Il testo parla di una stella. Si allude a un testo del libro dei Numeri, che riporta l’oracolo di Balaam; Barak, uno dei re di Moab è in guerra contro Israele e chiama il sacerdote Balaam perché maledica Israele, ma Balaam, ispirato da Dio, lo benedice e prevede la rovina di chi lo combatte. Balaam vede un misterioso re che sorge con potenza da Israele (Giacobbe) e sconfigge tutti i nemici all’intorno: «Oracolo di Balaam, figlio di Beor, / oracolo dell’uomo dall’occhio penetrante, / 16oracolo di chi ode le parole di Dio /e conosce la scienza dell’Altissimo, /di chi vede la visione dell’Onnipotente, /e cade ed è tolto il velo dai suoi occhi. /17Io lo vedo, ma non ora, /io lo contemplo, ma non da vicino: /Una stella spunta da Giacobbe /e uno scettro sorge da Israele, /spezza le tempie di Moab /e il cranio dei figli di Set, /18Edom diverrà sua conquista /e diverrà sua conquista Seir, suo nemico, /mentre Israele compirà prodezze. /19Uno di Giacobbe dominerà i suoi nemici /e farà perire gli scampati da Ar» (Nm 24,15-19). Il «segno» visto dai Magi è appunto la stella del vaticinio di Balaam: «Abbiamo visto sorgere la sua stella». In essa i Magi hanno riconosciuto la scintilla di Dio, perciò dicono: «siamo venuti per adorarlo».

Vogliono chinare la fronte dinanzi a colui che l’Apocalisse descrive come «un figlio maschio, destinato a governare tutte le nazioni con scettro di ferro» (Ap 12,5); e di cui dice ancora: «15Dalla bocca gli esce una spada affilata per colpire con essa le genti. Egli le governerà con scettro di ferro e pigerà nel tino il vino dell’ira furiosa del Dio onnipotente. 16Un nome porta scritto sul mantello e sul femore: Re dei re e Signore dei signori» (Ap 19,15).

Dunque, giungendo a Gerusalemme, salgono alla casa del re, ma sul suo trono trovano un tiranno, che li accoglie con stupore malcelato. Gerusalemme è la città della morte.

Qui si possono notare due atteggiamenti opposti: da una parte c’è Erode, che guarda costantemente alla terra, e dall’altra i Magi, che hanno lo sguardo fisso al cielo. Erode vive nel timore di potenziali rivali. I Magi vivono nella speranza e nella notte scrutano il cielo. Sono le due opposte prospettive su cui ognuno può giocare la propria vita. Sono due modi diversi di vedere la vita e di interpretare la storia.

«All’udire queste parole, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme». Gerusalemme e il tiranno che la governa sono una cosa sola: la città è stata assorbita dal tiranno che ha ricostruito il tempio e le ha dato la prosperità. Nessuno aspettava più il compimento delle Scritture: nessuno credeva più alla fedeltà di Dio che all’improvviso viene sentito come un pericolo, in particolare da Erode, che ha usurpato il trono di Davide. Erode appare il personaggio chiave: egli è l’anti-Dio, che si è assiso sul trono di Davide, ingannando tutti con la sua magnificenza e passando anzi per essere un sovrano pio, dal momento che ha ricostruito il tempio e dato nuovo splendore al culto. Il risultato è che gli scribi, cioè gli esperti della legge (oggi si direbbe: i teologi), pur possedendo le Scritture e conoscendo le profezie, non sono più in grado di discernere: rimangono turbati da quella visita che sconvolge la loro quiete. Soltanto Erode si muoverà, con l’astuzia che ha fatto di lui un uomo potente temuto.

«Riuniti tutti i sommi sacerdoti e gli scribi del popolo, s’informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Messia. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero il più piccolo capoluogo di Giuda: da te uscirà infatti un capo che pascerà il mio popolo, Israele».

Erode comprende che i Magi, senza saperlo, sono venuti a cercare il Messia e chiama gli esperti della Legge per averne conferma. E l’ottiene: il Messia nascerà a Betlemme di Giudea. È là, dunque, che bisognerà indirizzare i Magi. È là che bisognerà cercare il discendete di Davide e ucciderlo.

Perché il «segno» è stato visto in Oriente, da dei pagani, e non a Gerusalemme, dal popolo di Dio? La Buona Notizia viene portata al Popolo di Dio da dei pagani. Ma anziché suscitare gioia, essa genera sconcerto. Perché?

Per Erode si tratta della notizia più temuta: è nato il re legittimo e l’usurpatore dovrà essere cacciato. Anzi, la stessa domanda dei Magi lo denuncia come usurpatore. Ciò che nessuno avrebbe mai avuto il coraggio neppure di bisbigliare viene detto con la semplicità di un bambino da degli stranieri, che non sanno nulla delle cose di Israele. Stupisce che i Magi, non trovando colui che cercano – il Re dei Giudei – alla corte, seguitino a cercarlo sotto gli occhi del tiranno, il quale crede di prendersi gioco di loro, mentre sarà giocato da Dio. Per Gerusalemme si tratta di decidere da che parte stare: con Erode, che ha portato Israele allo splendore delle altre Nazioni e ha anche restaurato il Tempio e il culto o con il re pastore annunciato dai profeti e che, secondo i Magi, è già nato? Alla fine, Gerusalemme dichiarerà di non avere altro re che Cesare. Betlemme è la città della famiglia di Davide, ridotta a quel tempo a un villaggio, quasi l’estrema periferia di Gerusalemme e del mondo. A Betlemme Samuele, inviato da Dio, aveva raggiunto Davide per ungerlo re; a quel tempo Davide era solo un giovanotto che andava dietro al gregge: nessuno gli dava importanza; viene anzi descritto come l’esatto contrario di un guerriero che intimidisce i nemici col solo suo aspetto: la Bibbia dice, infatti, che era bello e aveva i capelli rossi. Gerusalemme, invece, è la città conquistata da Davide per farne la sua nuova capitale, quando ormai è un guerriero divenuto re di Giuda e di Israele. Perciò il riferimento a Betlemme richiama piuttosto un re pastore che un re guerriero.

«Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire con esattezza da loro il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme esortandoli: Andate e informatevi accuratamente del bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo».

Erode, da esperto di inganni, tenta di circuire i Magi. Ma non è credibile. Come può un usurpatore rallegrarsi della nascita del re legittimo?

Qui inizia la seconda parte del racconto. Gerusalemme ed Erode rimangono sullo sfondo, minacciosi. I Magi, invece, ripartono. Hanno una meta precisa da raggiungere, Betlemme. Le scritture fanno fede. A Gerusalemme i Magi avevano trovato un usurpatore. Ora camminano verso Betlemme guidati dalla Parola dei Profeti, sia pure riferita loro da un re malvagio.

«Udite le parole del re, essi partirono. Ed ecco la stella, che avevano visto nel suo sorgere, li precedeva»

È a questo punto che riappare la stella e li precede: il «segno» nel cielo riappare quando i Magi si allontanano da Gerusalemme, dove le luci fatue degli uomini impediscono di vedere la stella. Gerusalemme, poi, sarà la città della morte del re che è nato.

I Magi, non trovando il re che è nato a Gerusalemme e nella casa del re, non sono assaliti dal dubbio; essi sono certi del segno che hanno visto e del messaggio che ha loro recato. La stella li aveva decisi al viaggio e non li abbandona: «… si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. 10Al vedere la stella, essi provarono una grandissima gioia. 11Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra».

Le apparenze non ingannano i Magi. È il segno che conta!

Entrano nella casa – una casa tra le case, perché il Signore ha preso la sua dimora tra di noi – e vedono il Bambino in braccio a sua Madre: è l’icona per eccellenza che si ritrova nell’AT, dove la coppia regale è sempre formata dal Re e da sua madre, la quale esercita il potere come reggente, quando il figlio è ancora minore. Ma qui nell’immagine adombrata dal testo, oltre che il Re annunciato dagli astri, si intravede Cristo il Re seduto sul suo trono regale che è la Chiesa. Non è, dunque, un quadretto domestico, ma l’immagine stessa della gloria di Dio nella sua Chiesa.

I Magi con i loro doni prefigurano la fede dei cristiani: con l’oro riconoscono a Gesù la dignità regale, con l’incenso che si brucia nel tempio, la sua divinità e la mirra e il profumo con il quale si imbalsamano i morti.

«Avvertiti poi in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese».

È soltanto alla fine del viaggio che vengono avvertiti «in sogno», come era accaduto a Giacobbe e come solitamente accade agli uomini di Dio. Non prima, non prima di varcare la soglia della casa di Erode.

Dio parla quando vuole e come vuole. Ma non abbandona mai chi lo cerca.

Un racconto così ricco e complesso illumina molti aspetti della vita della comunità. E molte sono le domande che si potrebbero sviluppare. Forse vale la pena – tra tante – esplicitarne una: perché Gerusalemme e il popolo di Dio, che pure possiede le Scritture, resta indifferente all’annuncio dei Magi? Perché continua a rendere omaggio al tiranno anziché mettersi in viaggio per Betlemme e riconoscere il Re-pastore?