L'altare maggiore è opera ottocentesca (1843) di Antonio Sarti
(1797-1880), il quale utilizzò in parte il materiale del precedente
altare cinquecentesco. L'opera cominciò ai primi del 1841 e terminò in febbraio 1843.
Le quattro colonne di marmo giallo, già dell'altare preesistente,
furono collocate a formare una sorta di grande arco trionfale sovrastato
da un timpano triangolare con al centro, in cima il monogramma del nome di Gesù contenuto
in una raggiera.
Sul timpano stanno cinque Angioli. Tre di marmo, in piedi attorno alla raggiera del Nome di Gesù,
e due di stucco, inginocchiati alle estermità in atto di adorazione.
La struttura neoclassica
si estende al grande ciborio, esecutore Guglielmo Hopfgarten dai disegni del Sarti, destinato all'esposizione
solenne del SS. Sacramento.
Si commise la pala d'altare al giovane pittore Alessandro Capalti (1817-1868), romano.
La tela copre una statua del Sacro Cuore. Il meccanismo di sollevamento del dipinto a scomparsa
(identico a quello presente nella Cappella di sant'Ignazio) permette di scoprire
una statua del Sacro Cuore di Gesù.
Infine sono pregevoli i marmi che rivesto tutta l'abside e le decorazioni e le
rifiniture in bronzo dorato.
Tuttavia il risultato fu unanimemente ritenuto non felice e comunque non all'altezza degli altari di Sant'Ignazio e di san Francesco Saverio.
