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Gen 2,7-9; Sal 50,3-4.5-6°. 12-13. 14 et 17; Rm 5,12-19; Mt 4,1-11 

Non tentare il Signore Dio tuo

 

Il Libro del Siracide recita: «Figlio, se ti presenti per servire il Signore, preparati alla tentazione» (Sir 2,1).

Nella prima domenica del tempo di Quaresima la liturgia invita a contemplare Gesù vero uomo, che all’inizio del suo ministero viene tentato dal diavolo; ma egli è determinato a portare a compimento la sua missione secondo la volontà del Padre non assecondando le attese della gente, né seguendo progetti propri.

Nell’episodio precedente Matteo racconta di Gesù che si immerge nelle acque del Giordano e riceve il battesimo da Giovanni; qui risuona la voce del Padre, che lo indica agli uomini come il Figlio del quale egli si compiace. In filigrana l’Evangelista lascia intuire la storia di Israele, in particolare il passaggio del Mar Rosso da parte del popolo, che pure dal Signore viene chiamato figlio.

Inoltrandosi nel deserto «condotto dallo Spirito», il Figlio ripercorrerà idealmente il cammino di Israele nel suo esodo verso la terra in cui potrà vivere da popolo libero. Anche in questo caso, i 40 giorni di permanenza nel deserto sono un evidente rimando ai 40 anni trascorsi da Israele nel deserto; (ma ricordano pure Mosè, che restò sul monte 40 giorni prima di ricevere il dono della Legge per il popolo): quello fu il tempo della prova, nel quale Dio purificò e formò la discendenza di Abramo prima di farla entrare nella terra promessa. Anche il Cristo deve combattere contro il tentatore per temprarsi in vista della missione che lo attende: egli vincerà le tentazioni nelle quali il popolo di Dio era caduto.

Gesù ha incontrato le stesse difficoltà di ogni uomo; non ha voluto superarle facendo ricorso alla potenza, ma affidandosi a Dio e alla sua parola. Nel testo, infatti, si nota come egli risponda al tentatore ricorrendo alla Scrittura. A quella Sapienza dovrà ricorrere anche il discepolo, se dal confronto vorrà uscire vincitore.

Quella indicata dalla Sapienza di Dio, infatti, è la via stretta attraverso la quale il Regno viene nel mondo: la sola via per cambiare le cose.

Nel deserto Israele aveva sperimentato la prova nella fame e aveva gridato contro Dio e contro Mosè. Dio rispose con la manna. Poi si era sentito abbandonato alla propria sorte in una regione inospitale e si era costruito un’immagine di Dio dandogli la forma di un vitello, come aveva visto in Egitto: si immaginava e voleva un dio della fecondità e della forza. Ma Dio non è come gli dei costruiti dalle mani degli uomini. Dio aveva mostrato la sua potenza sostenendo Israele nella guerra contro i nemici e rendendolo vincitore nonostante la sua piccolezza. Infine il popolo aveva disperato di conquistare la terra, perché essa era abitata da giganti (cf Nm 13,33) e Dio ancora una volta aveva mostrato la potenza del suo braccio facendo crollare le mura di Gerico.

Gesù si è imbattuto nelle tentazioni che Matteo riassume in questa forma lungo l’itinerario della sua vita: si è incontrato con la fame degli uomini, fame di pane e di giustizia e dunque col bisogno di cambiare le cose: perché dunque non mutare il deserto di questo mondo in un pascolo verdeggiante, dove ognuno potesse trovare abbondanza di pane? E perché non usare il potere di Figlio di Dio per raggiungere uno scopo così nobile? Il diavolo si era rivolto a Gesù dicendo: «di’ che questi sassi diventino pane», lo esortava cioè a usare la sua parola, il suo potere; ma Gesù ha risposto richiamando la parola di Dio: il regno viene quando si accoglie e si mette in pratica la volontà del Padre, non quando si cerca di realizzare i proprio progetti, benché buoni. Anche nell’orto degli ulivi Gesù resterà fedele a questa scelta fondamentale.

Il Diavolo porta Gesù sul pinnacolo del tempio, nel punto dal quale venivano precipitati i bestemmiatori, come in un’ordalia vorrebbe spingerlo a buttarsi, così da costringere Dio a intervenire in suo favore e da dimostrare a tutti che egli è il Messia inviato. Sulla croce, Gesù si sentì rivolgere la stessa sfida da parte dei suoi accusatori: «Se sei Figlio di Dio, gettati giù» (Mt 27,40). Ma Gesù non ha voluto raccoglierla, scegliendo la debolezza e l’impotenza e mettendosi nelle mani di Dio, che verrà sempre in soccorso del suo consacrato al tempo opportuno.

Infine la sfida del demonio si fa aperta e sfacciata: dal monte, il luogo nel quale tradizionalmente si poneva la dimora della divinità, il demonio mostra a Gesù tutti i regni della terra millantando il possesso del mondo intero e vantandosi di averne cacciato Dio: «Tutte queste cose io ti darò, se, prostrandoti, mi adorerai». Ma la risposta di Gesù è rimasta la stessa: il mondo è di Dio e soltanto lui lo darà a chi vorrà. Proclamando la fede di Israele in un unico Dio, al quale solo si deve il culto, Gesù si mette nella condizione di avere contro tutti i poteri del mondo e accetta implicitamente di venire perseguitato e anche ucciso – è chiara infatti la denuncia della ricchezza e del potere come diabolici e alternativi a Dio –, ma proprio perché fu obbediente fino alla morte, Dio gli ha consegnato la regalità universale.

Al discepolo Gesù chiede di seguirlo lungo questo cammino e di fidarsi di lui, perché lui solo conosce la via che porta alla vita piena. Quel sentiero passerà per la Pasqua e sarà un prova dura.

Anche l’uomo al quale sta a cuore il mondo e il suo destino può essere tentato nello stesso modo. L’urgenza della povertà e della giustizia lo possono portare a pretendere che Dio intervenga con potenza. Ma Dio ha creato l’uomo libero e gli ha affidato il mondo perché continui l’opera iniziata con la creazione. L’uomo può sentire la tentazione di impegnarsi in imprese mirabolanti per conquistarsi la fama e dominare le coscienze degli uomini. Ma Dio benedice il servizio umile. L’uomo, vedendo le possibilità offerte dal potere, potrebbe inclinare al compromesso col denaro e col potere degli uomini. Ma la Vita viene da Dio e non è in vendita. È un dono riservato agli amici del Figlio.

Chi vorrà essere veramente libero, dovrà farsi servo di tutti, dietro a Gesù.

pdl