Selezionare una pagina
Tel: 06 69 70 01 (centralino) - 06 69 91 653 (emergenze)

Gen 15,5-12.17-18; Sal 26; Fil 3,17- 4,1; Lc 9,28-36

 

Il tema dell’alleanza caratterizza questa seconda domenica di Quaresima.

Nel libro della Genesi Dio promette una discendenza numerosa ad Abramo che è un uomo anziano e senza figli.

Qui l’alleanza è una promessa unilaterale di Dio a cui Abramo risponde con la fede.

Prima di credere qualcosa egli decide di fondare la propria vita sulla parola del Signore.

Per questo atto di fede piena Abramo viene riconosciuto come uomo giusto.

La giustizia è prima di tutto relazione: è infatti giusto colui che si pone nella corretta relazione con un altro.

Abramo è giusto perché davanti a Dio assume un atteggiamento di obbedienza e di fede; solo così può accogliere la promessa con cui il Signore gli rivela il suo amore.

Nella sua lettera, Paolo pone l’accento sul compimento escatologico dell’alleanza stretta da Dio in Cristo.

Il credente attende e spera una trasfigurazione che lo conformi pienamente a Cristo e lo renda attraverso un dono di grazia “figlio della luce”.

Quella conformazione già realizzata attraverso il Battesimo e la partecipazione al mistero della croce, sarà piena attraverso la grazia di una trasfigurazione in Cristo, così da vivere non più per se stessi ma per Dio.

Nel vangelo, l’episodio della Trasfigurazione illumina il tema del cambiamento che è fondamentale per la nostra esperienza cristiana.

La trasformazione di Gesù avviene nel contesto della “sua preghiera”, nel mistero del suo colloquio intimo con il Padre.

Ed è in questa relazione intensa che il suo volto diviene altro, perché capace di narrare il volto invisibile di Dio.

La preghiera è quello spazio di accoglienza in sé dell’alterità di Dio che fa emergere l’identità più profonda di colui che prega.

La preghiera di Gesù si presenta come ascolto che diviene dialogo con chi è vivente in Dio: Mosè ed Elia, per trovare conferma al proprio cammino: parlavano con lui del suo esodo.

L’ascolto che fa abitare l’Altro in noi diviene preghiera e luce che illumina e orienta le nostre decisioni esistenziali

Sulla montagna Cristo ha presentato la sua forma divina per dare ai discepoli il coraggio di affrontare la passione.

I discepoli devono accettare l’idea della croce, devono cambiare la mentalità.

La trasfigurazione di Gesù è allora finalizzata a trasfigurare noi suoi discepoli.

La Quaresima ci offre l’occasione di pensare al cambiamento che ciascuno di noi deve fare, perché nella vita spirituale se non si va avanti si va indietro, fermi non si sta.

Molto spesso diamo troppo peso all’impegno e allo sforzo personale di cambiamento; è più corretto invece riconoscere che c’è la potenza della grazia che ci fa cambiare, ma non è un evento automatico, né immediato ma graduale.

Il vero cambiamento è un avvenimento che tocca il cuore.

Il tempo della Quaresima ci esorta: non accontentarti, non sederti, non fermarti, non cercare alibi.

Ciascuno di noi oggi dovrebbe dirsi: Io devo cambiare, ma non in modo superficiale; deve invece avvenire qualche cosa nella mia vita in modo tale che io cresca.

Qui potrebbe esserci un equivoco pericoloso: o cambio tutto oppure niente.

In realtà la soluzione è quella dei piccoli passi, al tutto ci si arriva con un passo per volta.

Dall’oggi al domani non si ottiene la pienezza della salvezza, la meta finale si raggiunge giorno per giorno.

Il segreto della trasfigurazione nella nostra vita sta nei piccoli passi costanti nella direzione giusta che chiedono impegno quotidiano di piccoli cambiamenti.

È Dio che interviene nella nostra vita e opera il grande cambiamento che è una creazione nuova.

La novità è che la nuova alleanza è dentro il cuore.

Solo con un cuore nuovo sarà possibile una nuova autentica relazione di affetto fra la persona umana e il Signore Dio.

Lo Spirito Santo entra nella nostra vita e ci rende come dobbiamo essere.

Qui si pone il nostro impegno di cambiamento: essere nuovi secondo il dono di grazia che egli ci ha fatto, rispondere a quella grazia con il nostro impegno, con il nostro desiderio di unione a lui.

Cambiare giorno per giorno la nostra mentalità significa imparare la mentalità Cristo.

La somiglianza con Cristo è il fine ultimo di ogni nostro cambiamento.

La nostra vita spirituale è un itinerario che ha come punto di partenza il battesimo e come punto di arrivo la piena somiglianza con Cristo.

La trasfigurazione per noi assume i connotati della conformazione; si tratta di formare la nostra vita sul modello di Cristo: uniti a lui per essere come lui, per essere veramente figli.

Non è semplicemente una ripetizione banale di gesti suoi: si tratta di dare forma interiore alla nostra personalità perché abbia le caratteristiche di Cristo.

Se ci confrontiamo con Cristo, se abitualmente teniamo fisso lo sguardo su di lui, è spontaneo riconoscere la nostra inadeguatezza, il nostro limite, la nostra differenza da lui. Tuttavia, la nostra speranza è che in paradiso saremo perfettamente configurati a Cristo.

Questo significa che non entriamo nella gioia del Signore così come siamo, ma arriveremo alla pienezza della vita quando saremo come dovremo essere.

E non è frutto del nostro sforzo essere come Cristo, ma è docilità alla grazia di Dio che trasforma, dando forma alla nostra vita.

Il motore principale della nostra conformazione a Cristo è il desiderio.

Il desiderio è frutto di amore, se amiamo il Cristo desideriamo essere come lui.

La somiglianza con Cristo è allora risultato di amore, non di sforzo, ma di slancio affettivo.

La Quaresima ci interroga se nella nostra vita spirituale manca questo desiderio di amore, perché è l’amicizia profonda che rende la persona simile all’amico.

Per amore di Cristo desideriamo essere come lui, ci slanciamo verso di lui: solo così arriviamo alla meta della nostra trasfigurazione.

 

Auguriamoci di cuore gli uni gli altri di riprendere ogni giorno il cammino e di intensificare questo desiderio di somiglianza con Cristo per essere pienamente nella sua gioia.

MM