Selezionare una pagina
Tel: 06 69 70 01 (centralino) - 06 69 91 653 (emergenze)

Gen 3,9-15.20; Sal 97; Ef 1,3-6.11-12; Lc 1,26-38

 

La fede della Chiesa fin dai primi secoli è stata unanime nel riconoscere Maria Immacolata, anche se il dogma è stato proclamato come tale solo a metà dell’ottocento.

Nel 1854 Pio IX definì che: «La Beatissima Vergine Maria, nel primo istante della sua concezione, per singolare grazia e privilegio di Dio onnipotente, in previsione dei meriti di Gesù Cristo Salvatore del genere umano, fu preservata da ogni macchia di peccato originale».

Quanto contempliamo in Maria è una speranza per tutta l’umanità, poiché manifesta che Dio non ha fallito nel suo progetto e che il fine per cui siamo stati creati rimane la comunione con Lui nell’amore.

La prima lettura presenta le conseguenze tragiche e dolorose del peccato della prima coppia umana che non si è fidata di Dio e ha pervertito con il suo insano desiderio di autonomia il disegno del Creatore.

Descrivendo lo stato d’animo di Adamo nel giardino dell’Eden, dopo la colpa, l’autore sacro lo sintetizza in una parola: “ho avuto paura… e mi sono nascosto”.

Si tratta di una confessione che già si apre alla salvezza, perché fa conoscere all’uomo la radice della sua peccaminosità.

L’uomo, tentato dalle parole del serpente, cova il sospetto che Dio, in fin dei conti, gli tolga qualcosa della sua vita, che Dio sia un concorrente che limita la sua libertà.

La paura instilla il dubbio che noi saremo pienamente umani – e dunque liberi -soltanto quando ci saremo emancipati dal Padre.

L’uomo vive nell’equivoco che l’amore di Dio crei una dipendenza e che gli sia necessario sbarazzarsi di questo legame per essere pienamente se stesso.

L’uomo non vuole ricevere da Dio la sua esistenza e la pienezza della sua vita, ma attingere egli stesso dall’albero della conoscenza il potere di plasmare il mondo, di farsi dio elevandosi al livello di signore, illudendosi di vincere con le proprie forze la morte e le tenebre.

Non fidandosi dell’amore, l’uomo rifiuta ciò che è proprio del suo essere creatura: la relazione con l’Altro.

Nel tentativo di eliminare dall’orizzonte l’immagine di Dio per mettersi al suo posto, la sua vita cade nel vuoto e nella morte.

La paura di Dio, il non fidarsi del suo amore, è all’origine – in questo senso parliamo di peccato originale – di tutti gli altri peccati e delle numerose paure che vanno accumulandosi in noi.

Il rifiuto dell’amore e della relazione ha come conseguenza l’aprire gli occhi sulla propria nudità, cioè sulla propria debolezza e finitudine, percepita ormai come limite e vergogna.

È proprio in questa situazione di fallimento che Dio va a cercare l’uomo, per richiamarlo alla sua verità di essere in relazione.

Al dubbio dell’uomo, risponde la volontà di Dio di fidarsi ancora dell’umanità.

Là dove Adamo pensa di non poter essere amato – nella sua creaturale limitatezza – scopre un Dio che si è fatto carne per condividere tutto della sua condizione umana.

Nell’annuncio della vittoria di un Figlio della donna contro il peccato sta l’elemento di speranza che ci assicura che il progetto di Dio va avanti, che l’ultima parola sulla creazione e su di noi non è la morte ma l’amore.

La pagina di Genesi è già inondata di luce perché ci proiettata verso il compimento di questa attesa.

Dio non ha rinunciato a ricreare l’armonia spezzata dalla colpa del primo Adamo, attraverso l’obbedienza del nuovo Adamo che è Cristo.

La pagina evangelica parla anch’essa di timore, ma come superamento della paura che angoscia l’uomo.

Il turbamento di Maria alle parole dell’angelo non è mosso dal dubbio, ma dalla presa di coscienza di essere di fronte a un mistero grande e divino.

Fidandosi della Parola che ascolta, Maria fa suo il progetto di salvezza di Dio.

Proprio perché svuotata dagli istinti egoistici può essere riempita della grazia di Dio, che la renderà arca santa dell’alleanza.

Maria non è passiva davanti al progetto di Dio, ma è una donna attiva, che sa dialogare con Dio per comprendere e capire meglio; ed è una donna di discernimento, capace di distinguere la voce della paura dalla voce che la invita ad accogliere l’intervento del Signore nella sua vita.

Maria ha la consapevolezza di essere amata, per questo può aderire alla parola che la invita a non temere, generando nella carne il Dio-con-noi.

Con l’incarnazione di Gesù nel grembo di Maria incomincia la guarigione dell’umanità, la vittoria della generazione della donna contro i figli del serpente.

La storia di Maria, la sua immacolatezza senza ombre, è dunque il paradigma per la nostra storia.

San Paolo, nella lettera agli Efesini, ricorda che il disegno di salvezza scaturisce dall’amore di Dio per noi. La partecipazione alla santità di Dio, effetto della nostra divinizzazione e filiazione, fa parte del progetto originario del Padre.

Appartenendo al “Principio” – che è Dio stesso – è stabile per sempre e trova la sua pienezza di senso nel compimento escatologico alla fine dei tempi.

Dunque, non solo Maria è immacolata, ma tutti gli uomini e le donne della terra sono chiamati ad essere – nel pensiero e nel sogno di Dio – “santi e immacolati” conoscendo la pienezza del bene, la perfezione dell’amore e la gioia vera.

La festa dell’Immacolata ricorda che Dio non rinuncia mai a tale progetto armonico e meraviglioso di farci suoi figli.

Maria è allora il primo modello di ciascuno di noi, perché tutti siamo chiamati a partecipare alla luce e alla gloria della piena comunione con Dio.

O Maria, tu che rispecchi fedelmente il volto del tuo Figlio, tu dolcezza, tenerezza, bellezza, profondità di amore, donaci di assomigliarti nella fede, nella speranza, nella carità, nell’umiltà, nell’accoglienza, nella bontà verso tutti, nell’incessante preghiera e meditazione della Parola. Fa’, o Madre, che in noi si realizzi quel sogno divino di bellezza e purezza che in te già risplende luminoso. Amen