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2Sam 7, 1-5. 8b-12. 14a. 16; Sal. 88, 2-3. 4-5. 27 e 29; Rm 16, 25-27; Vg: Lc 1,26-38.

Nella quarta domenica di avvento, la liturgia propone di leggere e meditare il testo della annunciazione della nascita del Signore nella narrazione di Luca. L’intento non è tanto quello di mettere al centro la figura di Maria, come è avvenuto per la festa della Immacolata concezione, quanto piuttosto di prendere coscienza dell’identità di colui che è venuto, continua a venire e verrà ancora al termine della storia. Pertanto questo testo, in questo momento dell’anno liturgico, sembra più opportuno considerarlo soprattutto a partire dalle parole che l’angelo rivolge a Maria per rivelarle chi è colui del quale sta per diventare la madre.

Il racconto di Luca è la rilettura dell’«inizio» alla luce della Pasqua.

Con Maria è la Chiesa che riceve l’annuncio. Anzitutto annuncio di benevolenza da parte di Dio; poi annuncio di fecondità per opera dello Spirito; poi ancora l’annuncio che colui che prende dimora in mezzo agli uomini è il Santo, cioè Dio.

Quanto l’Evangelista stende questo racconto, egli condensa la fede della Chiesa, testimone della resurrezione e custode degli insegnamenti di Gesù. È essa stessa che professa dinanzi al mondo che Gesù di Nazaret, creduto figlio di Giuseppe il carpentiere, è il “Figlio dell’Altissimo“; a lui che Dio ha dato “il trono di Davide suo padre“, secondo le Scritture; e, ancora secondo l’oracolo dei Profeti, egli si è lasciato condurre come un agnello, senza aprire la sua bocca, perciò Dio gli ha consegnato il regno ed egli “regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine“. Gesù è il Messia, il redentore e lo sposo di Israele; di lui tutti presumevano di conoscere le origini, ma in realtà la sua origine è avvolta nel Mistero di Dio, che lo ha generato uomo tra gli uomini del grembo purissimo di Maria. Così egli, apparso come figlio di uomo, è veramente il personaggio di cui parla il profeta Daniele, là dove scrive « 13Guardando ancora nelle visioni notturne, ecco venire con le nubi del cielo uno simile a un figlio d’uomo; … 14Gli furono dati potere, gloria e regno; tutti i popoli, nazioni e lingue lo servivano: il suo potere è un potere eterno, che non finirà mai, e il suo regno non sarà mai distrutto»(Dn 7,13-14).

La comunità cristiana, pertanto, fa la sua professione di fede: quel Gesù che fu grande in parole e in opere e che morì crocifisso tra due malfattori fuori delle porte di Gerusalemme, è quel bambino che nacque a Betlemme da Maria. La sua parola è vera perché egli è risorto dai morti: chi l’accoglierà e la metterà in pratica avrà la vita eterna. Perché il riscatto di Israele non sarà secondo le attese degli uomini, che vagheggiavano il ritorno dell’età dell’oro del tempo di Davide e di Salomone; sarà invece una vita nuova, diversa, dono di Dio agli amici del suo Figlio.

Il Natale del Signore, pertanto, postula un’attesa purificata rispetto ai desideri, anche i più naturali e buoni, concepiti nel cuore degli uomini. Non si tratterà di alcuna rivalsa sul male, fosse pure in nome della giustizia. Ma piuttosto di fare nuove tutte le cose, a partire da quella nuova visione che nasce nel cuore di chi, avendo incontrato il Signore ed essendosi nutrito della sua parola, vede le cose di sempre in una maniera completamente nuova. Chi è abitato dallo spirito di Cristo guarda l’uomo in modo nuovo: anche nel nemico riconoscere un fratello; concepisce nuovi sentimenti, non più fondati e alimentati dall’esperienza immediata che il prossimo può dare, ma scaturiti da un cuore plasmato a immagine del cuore di Dio, che nella sua creatura vede l’immagine del figlio ben prima del male che può averla deturpata.

«Eccomi: sono la serva del Signore…». L’atteggiamento di Maria all’annuncio dell’Angelo è quello che la comunità cristiana e  ogni discepolo del Signore sono invitati ad assumere davanti al Mistero che entra nella storia. Maria è una giovane sposata a Giuseppe. Anche in lei vive l’attesa del Messia; ma la sua condizione le appare in netto contrasto con l’annuncio che le viene rivolto. Perciò chiede spiegazioni; non è passiva; la sua adesione sarà consapevole e convinta, perché fondata sulla fiducia che Dio non chiedete a coloro che gli sono fedeli di venire meno a quella giustizia che egli stesso ha stabilito nella legge del suo popolo. Nelle parole dell’angelo, che invita Maria a non temere, appare la via attraverso la quale la potenza del Signore entrerà nella storia; egli dice: “Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo“. Sarà come nel lungo viaggio dell’esodo, quando la nube copriva la tenda del convegno e Mosè entrando in essa poteva parlare con Dio faccia a faccia. Il Dio liberatore, il Dio fedele, che aveva condotto il popolo dalla schiavitù alla terra della libertà guidandolo di giorno con una colonna di nubi e di notte con una colonna di fuoco, sarebbe sceso su Maria e avrebbe acceso la vita nel suo grembo con la misteriosa potenza del suo spirito.

È il medesimo Spirito di cui gli apostoli e la chiesa avevano fatto e continuano a fare l’esperienza. Quello che, disceso sulla comunità riunita nel cenacolo, aveva trasformato degli uomini pavidi in testimoni ardenti della resurrezione del Signore. La chiesa, già quando Luca scriveva il suo Vangelo, sentiva fortemente l’azione dello Spirito che accompagnava l’annuncio della Parola: le comunità erano formate generalmente da persone di bassa condizione, di cultura mediocre; erano come le descrive San Paolo nella prima lettera ai Corinzi, dove dice: «26Considerate infatti la vostra chiamata, fratelli: non ci sono fra voi molti sapienti dal punto di vista umano, né molti potenti, né molti nobili. 27Ma quello che è stolto per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i sapienti; quello che è debole per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i forti; 28quello che è ignobile e disprezzato per il mondo, quello che è nulla, Dio lo ha scelto per ridurre al nulla le cose che sono, 29perché nessuno possa vantarsi di fronte a Dio» (1Co 1,26-29). Eppure quelle persone, sostenute dal dono dello Spirito Santo erano state costituite persone nuove, che potevano dire con San Paolo: «Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me» (Gal 2,20), perciò nonostante la loro debolezza la Parola si diffondeva e dava frutti.

Questa esperienza era condivisa da tanti cristiani che si erano trovati nella condizione di rendere ragione della speranza apposta nei loro cuori e potevano guardare alla Madre del Signore, la prima alla quale la Parola era stata rivolta, come all’immagine più splendente del Ministero che avvolge ogni credente in Cristo.

«Si compia in me la tua parola!» la risposta di Maria è tutt’altro che rassegnata; esprime invece un’adesione entusiastica e piena di desiderio del compimento del disegno di Dio. Maria, e con lei la Chiesa, è consapevole di essere oggetto della benevolenza di Dio. L’essere «piena di grazia» è una cosa sola con la missione che le viene affidata, perciò Maria, e con lei la Chiesa, si abbandona con entusiasmo alla volontà di Dio, senza sapere ancora come essa si realizzerà. Infatti il piano di Dio andrà a intrecciarsi armonicamente con progetti già in corso, che toccano altre persone e rapporti delicati.

Allora ogni uomo che accoglie in sé la parola viva, diviene a suo modo madre del Signore. A maggior ragione la comunità credente: quando assimila e vive la sapienza viva della Parola, genera al mondo la salvezza; nella comunità cristiana l’uomo in cerca di vita vera può trovare la salvezza, perché il Signore, venuto una volta nella carne, continuamente si incarna nella testimonianza dei suoi discepoli.

Nella vita di ognuno vi sono degli “annunci” che segnano delle svolte importanti. A prima vista possono sembrare altrettanti anelli della catena della vita. Eppure, se considerati con attenzione, essi rappresentano dei fatti unici, che in modo discreto, spesso chiamano a un cambiamento, anzitutto interiore, poi di tutta la vita.

A volte tutto comincia con un disagio, che mette in moto una ricerca destinata ad approdare ad una conoscenza nuova di Dio e della sua volontà. Altre volte avviene come se gli occhi scorgessero qualcosa di assolutamente nuovo in cose vedute da sempre. Altre volte si tratta di accadimenti improvvisi, come succede quando una malattia o un evento viene a cambiare tutti i progetti: quante persone si sono conosciute per caso e poi hanno unito le loro vite in una famiglia! E quanti, mentre erano intenti a progetti ambiziosi, sono stati chiamati dal Signore!

Bisogna prestare attenzione a ciò che colpisce il cuore o si presenta quietamente e con una particolare insistenza: può essere una tentazione così come può essere anche una chiamata a qualcosa di nuovo. Perciò è importante scoprire le “annunciazioni” nella propria vita.

L’angelo rassicura Maria dicendo che tutto sarà compiuto dalla potenza di Dio e la invita a contemplare il segno con il quale Dio sigla la sua opera: egli rende fecondo anche il grembo sterile, così come aveva fatto sgorgare l’acqua dalla roccia. Il segno di Dio è l’erompere della vita.

Chi è dunque colui del quale si celebra la nascita?

E’ l’atteso, il Figlio di Dio e il Salvatore del mondo; col dono dello Spirito egli infonde la vita di Dio nell’uomo fatto di terra. Questa è la vita nuova, questo è il mondo nuovo atteso dalle generazioni.