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Nm 6, 22-27. SAL. 66, 2-3. 5. 6 et 8.  Gal 4, 4-7. Lc 2, 16-21.

 

Iniziamo il nuovo anno sotto il segno della pace e della benedizione di Dio.

È l’augurio proclamato nella prima lettura: «Ti benedica il Signore e ti custodisca. Il Signore faccia risplendere per te il suo volto e ti faccia grazia. Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace».

In questa prima Eucaristia dell’anno, siamo invitati a benedire Dio, per chiedere di diventare benedizione.

Per i cristiani, la pace e la benedizione di Dio, non sono solo un augurio, ma un volto, un Nome, una persona concreta: Gesù Cristo, Figlio di Dio e figlio della Vergine Maria.

Nel suo Nome siamo stati battezzati e salvati; ed è questo Nome che siamo chiamati a testimoniare ogni giorno, avendo gli stessi sentimenti che sono del Signore Gesù.

Con questa antica benedizione, dunque, la liturgia ci fa entrare nel nuovo anno certi che il Signore veglierà su di noi, che ci sarà vicino e ci accompagnerà giorno dopo giorno.

Dalle letture di questo tempo di Natale, sappiamo che lo sguardo del Signore è rivolto sugli umili e sui deboli, su chi ascolta la parola del vangelo e cerca di metterla in pratica.

C’è però un modo superficiale di finire e iniziare un anno: ed è quello di voltare pagina.

La Scrittura al contrario ci educa a un atteggiamento più profondo nei confronti del tempo, ma anche più saggio e più serio.

Non è infatti vero che si può esorcizzare l’anno concluso come se non fosse stato: poco o tanto, da ciò che accade, noi siamo inesorabilmente segnati.

Per questo motivo ogni anno siamo invitati a chiedere per noi stessi non la superficialità del voltare pagina, ma l’atteggiamento sorpreso e raccolto di Maria, che ricorda e fa parlare le cose: come commenta Luca «Custodiva tutte queste cose meditandole nel suo cuore».

E non erano tutte cose belle quelle che le erano capitate in quei giorni: si guardava intorno e che cosa vedeva?

Una misera grotta, una mangiatoia, il rifiuto degli uomini, Giuseppe preoccupato per il futuro e quei pochi pastori che erano venuti a visitarla.

Eppure, Maria lo sa, lo sguardo di Dio si è posato su di loro: la loro notte si è riempita di luce e la loro vita ha trovato un senso e una direzione verso cui andare.

Maria contempla in quel figlio che è nato, il volto di misericordia e di sollecitudine di Dio; per questo con molta cura «custodisce» il sogno di salvezza del Signore.

E anche il nome che questo figlio riceve dall’alto è un segno della presenza di Dio in mezzo al suo popolo; una vocazione di redenzione per tutta l’umanità.

Nell’Ottava del Natale la liturgia, con incredibile tenerezza, ci invita a guardare Maria per festeggiarla e venerarla come Madre di Dio.

Contempliamo lei, ma non la troviamo da sola: perché chi custodisce il sogno di Dio non è mai solo!

Ci dice il Vangelo che i pastori appena giunsero a Betlemme «trovarono Maria e Giuseppe e il bambino».

È bello immaginare Gesù bambino non più nella mangiatoia ma tra le braccia di Maria: lei lo mostra a quegli umili pastori e ha continua a mostrarlo ancora agli umili discepoli di ogni tempo.

Maria che tiene Gesù sulle ginocchia è tra le immagini più familiari e tenere del mistero dell’incarnazione.

Nella tradizione della Chiesa d’Oriente è talmente forte il rapporto tra quella madre e quel figlio che non si trova mai un’immagine di Maria senza Gesù; lei esiste per quel Figlio, suo compito è generarlo e mostrarlo al mondo.

È l’icona di Maria, Madre di Gesù, ma è anche l’immagine della Chiesa e di ogni credente: abbracciare con affetto il Signore e mostrarlo al mondo, perché il sogno di redenzione di Dio, diventi il sogno dell’umanità.

Noi, che per il battesimo siamo stati fatti compagni del Figlio, condividiamo con lui la sua stessa vocazione: noi in quanto comunità cristiana siamo il volto di Dio in mezzo a questa umanità.

Uniti a Cristo, siamo segno di benedizione e di salvezza, segno della presenza misericordiosa del Padre che cammina con gli uomini e li chiama continuamente a libertà.

Oggi non solo contempliamo Maria come Madre, ma ci riuniamo in preghiera per invocare la pace.

Per questo attraverso l’antica preghiera del «Veni, creator Spiritus», invochiamo lo Spirito del Signore, perché sia riversato nei cuori di tutti e «rinnovi la faccia della terra».

Venga lo Spirito del Signore e trasformi i cuori dei credenti, perché sciolgano la loro durezza e diventino umili davanti alla debolezza del Bambino che è nato.

Venga e trasformi i cuori delle nostre città e dei nostri paesi perché l’odio, l’invidia, la maldicenza, la sopraffazione, il disinteresse siano allontanati e cresca la solidarietà e la comunione nel bene.

Trasformi il cuore del nostro Paese perché non sia più traversato dall’individualismo, dall’interesse di singoli gruppi e dalla violenza ma abbondino il perdono, la misericordia e il senso del bene comune.

Venga e trasformi il cuore delle nazioni e dei popoli in guerra perché siano disarmati gli spiriti violenti e si rafforzino gli operatori di pace.

Trasformi il cuore di ogni uomo e di ogni donna perché riscoprano il volto dell’unico Dio, Padre di tutti.

E ancora una volta, all’inizio di questo anno, interceda per noi Maria e ci sia maestra nel magnificare le grandi opere che Dio compie per noi.

 

MM