Selezionare una pagina
Tel: 06 69 70 01 (centralino) - 06 69 91 653 (emergenze) - Anno Santo della Misericordia

 

Is 52, 7-10; Sal. 97, 1. 2-3ab. 3cd-4. 5-6; Eb 1, 1-6; Gv 1, 1-18

 

 

 

1In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. 2Egli era in principio presso Dio: 3tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste. 4In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; 5la luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l’hanno accolta.

 

La liturgia del giorno del Natale del Signore propone di meditare il prologo del Vangelo di Giovanni.

 

L’evangelista incomincia con uno sguardo di straordinaria potenza sul mistero della Trinità: è come se si squarciasse il cielo; dinanzi all’occhio rapito di chi guarda appare la Gloria in tutto il suo splendore: il Verbo uscito dal seno di Dio è vivo e palpitante, è distinto dal Padre, ma della sua stessa sostanza; Dio non é solitudine sovrana, ma relazione amorosa. La comunione ineffabile tra il Padre e il Figlio è il grembo fecondo in cui ha avuto origine ogni cosa.

 

Al cuore di colui che contempla appare allora che tutta la realtà creata e di cui egli stesso fa parte è scaturita dal dialogo tra le Persone divine, che hanno pronunciato il nome di ogni creatura chiamandola all’esistenza; ogni vita creata è riflesso della Vita divina e anela alla sua fonte; questo intimo desiderio spinge ogni creatura a cercare incessantemente la sorgente nel buio della storia. Un canto ispirato al Cantar del alma que se huelga de conocer a Dios por fe” di S. Giovanni della Croce, dice: «Di notte andremo, di notte, / per trovare la fonte, / solo la sete ci guida, / solo la sete ci guida». L’uomo è assetato di vita, non ne è mai sazio. E quando gli si domanda che cosa significhi vivere, spesso descrive una vita fantastica, diversa da quella che realmente conduce, scandita su dei modelli che rappresentano quello che ai suoi occhi è più desiderabile; e i desideri che esprime corrispondono alla maturità della sua persona, all’apertura del suo cuore, agli ideali che coltiva.

 

L’Evangelista pone dinanzi agli occhi di chi l’ascolta una vita concreta, che egli stesso può descrivere nel suo sviluppo: è la vita di Gesù, che fu maestro in Israele, grande in parole e in opere; egli osteggiato dai capi che in lui vedevano un pericolo per l’intera nazione, fu fatto passare per malfattore e giustiziato assieme a due briganti. Ma i suoi amici, visitando il suo sepolcro il primo giorno dopo la festa di pasqua, lo trovarono vuoto e lo rividero vivo in mezzo a loro, mentre se ne stavano rinchiusi per timore dei giudei.

 

Gesù aveva compiuto dei segni per preparare i discepoli a ciò che gli sarebbe accaduto; ora essi comprendevano cosa significava amare, non di un amore superficiale e passeggero, ma di un amore profondo, capace di mettere in gioco la vita stessa. Egli infatti aveva esortato i suoi ad amare fino alla fine; diceva: «Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per gli amici». In questo amore, che essi avevano sperimentato così profondamente e che li aveva cambiati per sempre, essi avevano trovato, infine, il senso e il gusto della vita e delle cose. E compresero che la vita di Gesù, quella alla quale avevano preso parte e di cui erano ora i testimoni era più luminosa della legge, anzi era – è – la luce che illumina il cammino.

 

Nella sacra Scrittura la luce è un’immagine della legge; questo dono che Dio ha fatto suo popolo illumina la via della vita; un Salmo dice: «La tua parola è lampada per i miei passi, luce sul mio sentiero» (Sal 119,105) e un altro Salmo canta: «La legge è luce incorruttibile» (Sap 18,4); infine, il libro del Siracide proclama: «Gli affidò i comandamenti perché illuminasse il popolo con la legge» (Sir 45,17). Qui Giovanni dice: «La Vita era la luce degli uomini» (v. 4); si tratta della vita di Dio manifestata nell’umanità di Gesù, che pertanto appare dinanzi agli uomini come la via, la verità e la vita tanto desiderata e che la legge ha adombrato fino a quel momento.

 

Ora l’Evangelista può gridare a tutti: è venuta nel mondo «la luce vera, quella che illumina ogni uomo»: questa è la vera legge che il Padre chiede di seguire per giungere alla meta della sua casa. E la indica con sicurezza in Gesù: «il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi vedemmo la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre, pieno di grazia e di verità». E nella prima lettera che porta il suo nome insiste: «Ciò che era fin da principio, ciò che noi abbiamo udito, ciò che noi abbiamo veduto con i nostri occhi, ciò che noi abbiamo contemplato e ciò che le nostre mani hanno toccato, ossia il Verbo della vita (poiché la vita si è fatta visibile, noi l’abbiamo veduta e di ciò rendiamo testimonianza e vi annunziamo la vita eterna, che era presso il Padre e si è resa visibile a noi), 3quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunziamo anche a voi…» (1Gv 1,1-3).

 

È Gesù che possiede la risposta al desiderio di vita dell’intera umanità e di ogni uomo; lui è chiarezza nella nebbia, luce nella notte, voce che rassicura nella solitudine; con la sua vita ha tracciato il sentiero per giungere alla fonte di acqua viva, con la sua parola lo ha illuminato; quanti lo accolgono ricevono un dono dinanzi al quale l’intelligenza più acuta impallidisce: «A quanti l’hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali non da sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati». 

 

Al mondo la Chiesa continua a ripetere l’annuncio che al principio cambiò la vita di coloro che conobbero il Signore. Chiede di lasciare per un momento i sogni e i progetti, anche i più belli e generosi, per contemplare un momento e ricordare che a nessuno è chiesto di costruire una casa al Signore, a tutti è offerta invece la possibilità di abitare la tenda che egli è venuto ad alzare in mezzo agli uomini. A ciascuno è proposta una “conversione” profonda, che consiste nel lasciarsi fare da Dio, perché a dare gusto alla vita, ad alimentare la lode che sale a Dio dal cuore, è l’ineffabile comunione con Dio: è giungere alla sorgente, come il bambino che riposa sul seno della madre e si alimenta al suo latte. Nell’incontro con Dio ogni ansia si placa e allora la vita è veramente Vita.

 

A Natale si cercano sempre – e giustamente – le ragioni per essere buoni, per rimettersi in pace, per aprire il cuore e le mani alla carità… Di ragioni ce ne sono molte e tutte urgenti. Ma qui si tratta di fare posto non appena a dei buoni sentimenti, ma a Dio. Perché anche ad essere buoni ci si stanca, e soprattutto dei sentimenti dolciastri con i quali ci si illude di essere buoni; ma di Dio non ci si stanca mai. E noi cambiamo solamente a partire da questo incontro, che non è come gli altri.