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OMELIA – VENERDÌ SANTO 2017

di p. Luis Orlando Torres
Rettore del Collegio Internazionale del “Gesù”

 

Il venerdì santo è un giorno difficile ed è un giorno di grazia. Difficile perché oggi vediamo Cristo in croce; di grazia perché oggi vediamo Cristo in croce. Come è possibile che Cristo sulla croce sia allo stesso tempo la cosa più difficile di questo giorno ma anche la grazia di questo giorno? Nella contemplazione della passione negli Esercizi spirituali, Ignazio ci invita a chiedere la grazia di domandare “dolore, compianto e confusione, perché per i miei peccati il Signore va alla passione”. E poi, nella seconda contemplazione, ci consiglia di domandare “dolore con Cristo addolorato, schianto con Cristo affranto, lacrime, pena interna di tanta pena che Cristo soffrì per me.” Dolore, compianto, confusione, lacrime non sono sentimenti facili. Infatti, molti di noi vorremmo sfuggire a questi sentimenti, negarli, oppure non averli come parte della nostra vita.

È difficile contemplare Cristo in croce perché è difficile affrontare il proprio dolore e il dolore degli altri. A livello personale, c´è il dolore della malattia, della separazione da una persona cara, della solitudine, del fallimento, di una crisi personale. Ma c´è anche il dolore di chi soffre una grande ingiustizia, il dolore dei poveri, delle persone senza fissa dimora, dei migranti che arrivano alle nostre spiagge, dei perseguitati per la loro fede e di tutti quanto soffrono la violenza della guerra, dell´inimicizia tra i popoli, delle disuguaglianze sociali. Troviamo il dolore ogni giorno nella stampa, nella via crucis dell´Africa e del Prossimo Oriente. Tutto questo dolore è difficile da contemplare. A volte preferiamo non vederlo, chiudendo gli occhi, negandolo. Ma non è possibile; lo troviamo nei giornali ogni giorno, bussa alla nostra porta e chiede un po´di misericordia.

Ma ancora più difficile è riconoscere il mio ruolo nel dolore degli altri, la mia responsabilità per il dolore del mondo. Anch´io, anche noi possiamo causare dolore agli altri: con la nostra indifferenza e incomprensione, con la nostra violenza verbale o fisica, oppure chiudendo gli occhi per non vedere, e le mani per non aiutare, chi si trova in difficoltà.

Non è facile ascoltare la descrizione del servo che fa il profeta Isaia: il mio servo era sfigurato, senza apparenza né bellezza, disprezzato, maltrattato, rifiutato, umiliato; uomo dei dolori, trafitto per le nostre colpe, schiacciato per le nostre iniquità; fu eliminato, fu percosso a morte. Si tratta di una descrizione profetica di quanto Cristo, il servo, soffre nella sua umanità, e nell´umanità di tutti i nostri fratelli e sorelle che passano per la prova del dolore, della violenza, e della morte.

Ma oggi, venerdì santo, è anche giorno di grazia. La croce di Gesù è un segno paradossale. Da una parte mostra la morte ingiusta di un innocente (quanti innocenti muoiono ogni giorno ingiustamente!) e, dall´altra, rivela l´amore di colui che dà la vita per noi. Tutta la vita di Gesù è un prodigarsi di amore per noi: è la grazia di questo giorno. Lo abbiamo sentito ieri nel vangelo del giovedì santo: “Prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine.”
Questa esperienza d´amore nel contemplare Cristo sulla croce ci invita a crescere in misericordia e in tenerezza. Il dolore in se stesso non ha senso, si sperimenta come qualcosa che non dev´essere; ma può acquisire senso se ci cambia, se ci trasforma in persone di misericordia e tenerezza, in persone che vivono con cuore aperto e mani aperte per dare, per aiutare.

Ma c´è di più. Contemplare Cristo sulla croce, contemplare l´innocente che soffre ingiustamente, è un invito a impegnarsi nella difesa dei poveri e dei deboli, di tutti coloro che sperimentano la sofferenza ingiusta, la violenza e il disprezzo.

Contemplare Cristo sulla croce è un invito alla fede, a credere che l´amore è più forte della morte; che l´amore vissuto, condiviso, donato gratuitamente ha una forza che supera il dolore, la sofferenza e l´ingiustizia, soprattutto quando questo amore si traduce in solidarietà con i più deboli e in aiuto reale a chi è nel bisogno. Insomma quando l´amore ci fa sentire fratelli e sorelle degli altri e crediamo che ogni persona, qualunque sia la sua condizione di vita, è degna di rispetto, di accoglienza e di misericordia.