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Ger 31, 31-34; sal. 50, 3-4. 12-13. 14-15; Eb 5, 7-9; Gv 12, 20-33.

L’episodio si colloca poco dopo l’ingresso di Gesù a Gerusalemme, salutato dalla folla festante.

Dei pellegrini Greci vogliono vedere Gesù. Si tratta di ebrei della diaspora, che hanno sentito parlare di lui e desiderano incontrarlo. Rappresentano, per chi legge il Vangelo di Giovanni, tutti coloro che hanno ricevuto l’annuncio della Buona Notizia e chiedono di incontrare esistenzialmente Gesù per conoscerlo veramente nel suo mistero più profondo. Quel «vogliamo vedere Gesù», infatti, indica un desiderio che non è semplice curiosità e prelude al «vedere» dell’apostolo amato, il quale, attraverso la contemplazione della morte del Signore e i segni lasciati nel sepolcro, giunge alla visione e alla fede: dice infatti che «vide e credette» (cf Gv 20,8). Per giungere alla fede occorre, come fu per Giovanni, «vedere» la realtà alla luce delle Scritture e con l’intelligenza data dallo Spirito santo.

Quella dei greci, dunque, è la domanda del catecumeno, ma è pure la domanda che l’uomo credente pone a diverse riprese nelle diverse età della vita e della crescita, ogni volta che sente che Gesù può avere qualcosa di importante e risolutivo per lui. Perciò il significato della domanda va oltre il semplice vedere con gli occhi, ma riguarda la conoscenza profonda del mistero di Cristo. La risposta sta alla fine del brano, là dove Gesù dice: «Quando sarò elevato da terra, attirerò tutti …»; significa che tutti quelli che vogliono veramente conoscere il segreto di Gesù devono fare violenza a se stessi e fissare lo sguardo su colui che è stato trafitto (cf Gv 19,37); quella morte infatti fu la conseguenza di una scelta precisa e rappresenta l’apice della rivelazione del mistero di Dio, che proprio là si manifesta come amante fedele dell’uomo.

Gesù aiuta a comprendere il mistero sconvolgente della passione la cui contemplazione verrà proposta nel triduo pasquale, interpretandola con la parabola del chicco di grano seminato nella terra: egli è il seme caduto, che svela la sua potenza irresistibile di vita quando scompare sepolto dalla zolla. Contrariamente a quanto tutti si aspettavano, egli non è venuto a fare giustizia di ciò che affligge l’uomo, a partire dall’ingiustizia e dalla morte, con la forza che schiaccia e uccide, ma con la forza della vita, che erompe in tutta la sua abbondanza proprio quando sembrava annientata. Questa dunque è la volontà di Colui che lo ha mandato ed egli è disceso dal cielo per portarla a compimento; egli glorificherà il Padre che lo ha inviato facendo conoscere a tutti il suo amore, anzi che egli è l’amore stesso da cui tutto è nato e continuamente rinasce. Ma per questo è necessario che il seme muoia e scompaia nella terra.

Gesù parla in questo modo alla vigilia della sua passione; ad ascoltarlo sono degli apostoli smarriti e ancora incapaci di immaginare che il loro Maestro possa essere vittima dei disegni di morte dei suoi oppositori. Eppure Gesù, dopo avere annunziato con questa immagine la sua morte ormai prossima, aggiunge un invito a coloro che lo seguono affinché si pongano anch’essi nella medesima prospettiva. Che poi è quella di chi accetta l’avventura di una creatura fragile a amata da Dio: bisogna imparare ad accettare la vita con i suoi limiti.

Allora quello che il Maestro sta per percorrere è un cammino di vita, benché, agli sguardi smarriti di chi contempla la passione, ogni cosa abbia l’aspetto di un rovinoso fallimento. Ma per «vedere il Signore» serve una conversione profonda: chi aveva seguito Gesù con l’idea di servire in un regno simile a quelli di questo mondo, nei quali i servi godono i vantaggi derivanti dalla potenza del loro signore, dovrà abbandonare questo miraggio e comprendere che si pone invece al servizio di un Signore sconfitto davanti agli uomini, e, come accade ai servi dei vinti, subirà la medesima sorte; perciò chi vuole restare con lui, deve disporsi a seguirlo anche nella passione, come si conviene al servo fedele, che non abbandona il suo Signore. Qui «servire» è lo stesso che «seguire»; chi vuole servire Gesù, deve andare dove lui va; chi seguirà fedelmente il Maestro fino alla croce, avrà parte con lui nella sua gloria: «Se uno mi serve, il Padre lo onorerà», cioè il Padre lo riconoscerà come amico del suo Figlio diletto e lo accoglierà nel seno della Trinità.

La prova tremenda che attende Gesù sarà l’ora della “glorificazione”, cioè della manifestazione definitiva di Dio agli uomini; Gesù è venuto per questo, perché, conoscendo Dio così come egli è veramente, tutti gli uomini siano ricolmi della sua vita, cioè divengano come dei (cf Gv 10,34), e in questo modo l’opera della creazione sia portata a compimento. Il Padre si era già manifestato attraverso i segni compiuti da Gesù e narrati da Giovanni nel suo Vangelo (sono i sette “segni”, iniziati con la trasformazione dell’acqua in vino a Cana e culminati con la resurrezione di Lazzaro), ma la sua manifestazione piena avverrà nell’amore paziente e fedele di Gesù che a coloro che lo insulteranno, lo flagelleranno e gli sputeranno addosso colpendolo, alla fine, con il colpo di lancia, offrirà lo Spirito santo effuso dalla sua bocca nell’atto di spirare e l’acqua e il sangue sgorgati dal costato trafitto.

Questa preghiera, che esprime la decisione di compiere la volontà del Padre, riceve una sanzione solenne con la voce che viene dal cielo: è un tuono – la voce dal cielo, appunto – che ricorda la manifestazione di Dio al Sinai; alcuni in esso sanno riconoscere il segno dell’approvazione di Dio alla preghiera di Gesù: «L’ho glorificato e di nuovo lo glorificherò!»; per altri rimane soltanto un tuono: la parola di Dio richiede sempre la fede per essere udita e compresa.

Durante il ministero di Gesù, Dio ha manifestato il suo Nome – cioè la sua potenza, che è il suo amore per gli uomini – accogliendone la preghiera, ma ora sta per manifestarsi in maniera definitiva mettendo il Figlio nelle mani degli uomini. È venuto il momento dello scontro definitivo nel quale la morte stessa si scaglierà contro Gesù e per un momento sembrerà avere avuto ragione di lui, ma sarà solamente apparenza, perché quella che sembrava una vittoria, nella risurrezione si paleserà come la sconfitta definitiva: «Ora è il giudizio di questo mondo … Io, quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me». Con l’epifania dell’amore fedele di Dio in Gesù crocifisso è giudicato il male che si era impadronito del mondo terrorizzandolo con la minaccia della morte: l’uomo è finalmente libero, perché la morte è sconfitta dalla vita risorta: «il principe di questo mondo è gettato fuori»; un nuovo Re siederà sul trono e tutti i popoli andranno a lui per ricevere giustizia e la vita che dura per sempre: «Io, quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me».