Selezionare una pagina
Tel: 06 69 70 01 (centralino) - 06 69 91 653 (emergenze) - Anno Santo della Misericordia

V DOMENICA to anno A

Is 58,7-10; Sal 111,4-5.6-7.8° et 9; 1 Cor 2,1-5; Mt 5,13-16

Gesù si rivolge alla Comunità che vive in mezzo a un mondo pagano ed è tentata di scendere a compromessi. Essa ha ascoltato l’annuncio nel quale Gesù proclama beati coloro che il mondo disprezza. Chi ha deciso di farsi discepolo del Signore lo fa perché sente intima sintonia tra la Parola e i desideri più profondi del cuore e in essa scopre di essere “benedetto”, perciò accoglie il dono del suo Spirito e si lascia trasformare intimamente: allora Dio si felicita con lui perché in quella condizione è simile al Figlio anche se per il sentire comune appare sventurato. Chi nel suo cuore desidera il Regno, chi ne ricerca la giustizia è amico del Figlio e non resterà deluso. Perciò quelli che avendo udito il messaggio delle beatitudini ne accolgono lo spirito e decidono di viverlo sono il sale della terra e la luce del mondo, sono come la città costruita sul monte di cui parla il Profeta Isaia: ad essa accorreranno i popoli e diranno: «Venite, andiamo al monte del Signore, perché ci indichi le sue vie e camminiamo sui suoi sentieri» (cf Is 2, 1-2).

Le persone alle quali Gesù si rivolge ― coloro che ha dichiarato beati in forza della loro condizione e per i sentimenti che vivono ― sono salvezza per il mondo: poche persone, comunità sparute ma abitate dal suo Spirito: sono per il mondo il «sale» che dà gusto alle cose e la «luce» della vita, sono la città dalle salde mura nella quale trovare dimora. Essi, nella loro povertà, sono quei giusti in nome dei quali Dio salva la città degli uomini, salva la storia (cf Gen 18,16ss).

Il sale nel mondo antico era particolarmente prezioso, perché serviva per conservare i cibi, per purificare, per dare sapore e anche – il salgemma del Mar Morto – per attizzare il fuoco. Era tanto prezioso che lo si usava anche per retribuire il lavoro (di qui il termine “salario”). Era, insomma, un elemento indispensabile. Si comprende perciò il danno per la sua perdita di efficacia. L’immagine del sale, inoltre, sottolinea il lavoro dall’interno, paziente, che valorizza (è l’effetto del sale disciolto nei cibi: dà sapore) il bene che vi è nel mondo degli uomini e lo sviluppa fino alla sua pienezza. Ma è anche discernimento e purificazione: il sale brucia.

La luce della lampada in un mondo privo di altre fonti di luce consentiva di continuare la vita e le attività domestiche anche dopo il calare del sole; permetteva di muoversi lungo strade buie evitando i pericoli; la luce dà sicurezza, mentre il buio spaventa: con questo esempio Gesù dice che sarebbe sciocco accendere una lucerna e poi mortificarne la luce; essa anzi va posta in alto affinché diffonda ovunque i suoi raggi. L’immagine della luce sembra sottolineare il contributo che può essere dato dall’esterno, attraverso la testimonianza della vita.

Il cristiano è uno che prende sul serio il compito che gli è affidato, cioè l’essere sale e luce; è una decisione umile, che comporta il consumarsi nel servizio, senza attendersi alcuna ricompensa: il sale si perde nelle vivande, la lampada si consuma per fare luce. La fede si traduce nelle opere: quelle parlano ai cuori. Scegliere di mantenersi nelle condizioni definite dalle beatitudini suppone l’amore per la persona del Signore e per quelli per i quali egli dà la vita. È questo che consente al discepolo di essere e restare nella storia come profezia del mondo come lo vuole Dio. Ma se questa luce si spegne; se si estingue il sapore di questo nuovo modo di vivere; se la comunità dei discepoli del Signore cessa dalla testimonianza e si scioglie nei compromessi, il mondo, che è oggetto della premura di Dio, come potrà procedere lungo strade buie? Chi conforterà la sua fatica indicando con certezza un meta? Entro quali mura troverà sicurezza, calore, conforto, riparo?

L’essere sale e luce non è pertanto frutto di una ‘casualità legata a circostanze esterne che rendono poveri in spirito, afflitti, ecc. È piuttosto una condizione di vita da scegliere e assumere.

Nella «Lettera a Diogneto» si legge: «I cristiani né per regione, né per voce, né per costumi sono da distinguere dagli altri uomini. Infatti, non abitano città proprie, né usano un gergo che si differenzia, né conducono un genere di vita speciale. La loro dottrina non è nella scoperta del pensiero di uomini multiformi, né essi aderiscono ad una corrente filosofica umana, come fanno gli altri. Vivendo in città greche e barbare, come a ciascuno è capitato, e adeguandosi ai costumi del luogo nel vestito, nel cibo e nel resto, testimoniano un metodo di vita sociale mirabile e indubbiamente paradossale. Vivono nella loro patria, ma come forestieri; partecipano a tutto come cittadini e da tutto sono distaccati come stranieri. Ogni patria straniera è patria loro, e ogni patria è straniera. Si sposano come tutti e generano figli, ma non gettano i neonati. Mettono in comune la mensa, ma non il letto. Sono nella carne, ma non vivono secondo la carne. Dimorano nella terra, ma hanno la loro cittadinanza nel cielo. Obbediscono alle leggi stabilite, e con la loro vita superano le leggi. Amano tutti, e da tutti vengono perseguitati. Non sono conosciuti, e vengono condannati. Sono uccisi, e riprendono a vivere. Sono poveri, e fanno ricchi molti; mancano di tutto, e di tutto abbondano. Sono disprezzati, e nei disprezzi hanno gloria. Sono oltraggiati e proclamati giusti. Sono ingiuriati e benedicono; sono maltrattati ed onorano. Facendo del bene vengono puniti come malfattori; condannati gioiscono come se ricevessero la vita. Dai giudei sono combattuti come stranieri, e dai greci perseguitati, e coloro che li odiano non saprebbero dire il motivo dell’odio. A dirla in breve, come è l’anima nel corpo, così nel mondo sono i cristiani.»  (A Diogn. V.1-VI.1).

Il discepolo del Signore è consapevole di non essere migliore di nessuno. Ma sa pure che gli è stata affidata la missione di mostrare a tutti attraverso le sue proprie scelte concrete che si può vivere secondo una logica diversa e che in essa, benché possa apparire perdente, c’è Vita e la consolazione che ognuno istintivamente va cercando spesso lungo vie illusorie.

PDL