Selezionare una pagina
Tel: 06 69 70 01 (centralino) - 06 69 91 653 (emergenze) - Anno Santo della Misericordia

Is 55,1-3; Sal 144,8-9.15-16.17-18; Rm 8,35.37-39; Mt 14,13-21

La cornice nella quale si colloca il testo della moltiplicazione dei pani è la Galilea sulla quale domina Erode, il re malvagio. Egli non teme Dio e ha fatto uccidere Giovanni il battista, che parlava nel suo nome rimproverandogli di vivere da iniquo.

La scena si apre su un luogo deserto; una grande folla si stringe attorno al Signore che, come Dio verso Israele prigioniero in Egitto, è pieno di compassione vedendo che quanti accorrono a lui sono come un gregge senza pastore. Sullo sfondo è facile intuire Israele, guidato da Mosè, in cammino attraverso il deserto verso la terra della promessa, verso i pascoli abbondanti vagheggiati dai padri.

Moltiplicando i pani e i pesci, perché tutti possano mangiare ed essere ristorati, Gesù si mostra pastore buono. Egli non risponde solamente a una situazione contingente, ma rende riconoscibile in lui il Pastore di cui avevano parlato gli oracoli.

L’essere tanti e per di più con la necessità del cibo è un problema grave. Ma Gesù lo fa diventare una risorsa: una massa formata da persone che avvertono lo stesso impellente bisogno diventa popolo che cammina nella stessa direzione. Perciò, contrariamente a ciò che suggeriscono gli apostoli, Gesù non congeda la folla affinché ognuno provveda da sé alle proprie necessità; ma fa sedere tutti e li nutre. È il segno che anticipa quello che avverrà nel giorno delle nozze dell’agnello. La scena ricorda pure ciò che si poteva vedere nei giorni di grande festa, quando venivano immolati grandi sacrifici e tutto il popolo poteva nutrirsi di vivanda.

Gesù è il re buono, il buon pastore, che si prende cura dei deboli e conduce a pascoli abbondanti il suo gregge: egli è il Messia che porta al pascolo il popolo di Dio: «Egli scelse Davide suo servo / e lo trasse dagli ovili delle pecore. / Lo chiamò dal seguito delle pecore madri / per pascere Giacobbe suo popolo, / la sua eredità Israele» (Sal 37,70-71); egli, come aveva annunziato il Profeta Isaia, è «Come un pastore egli fa pascolare il gregge / e con il suo braccio lo raduna; / porta gli agnellini sul seno / e conduce pian piano le pecore madri» (Is 40,11). Egli è il pastore secondo il cuore di Dio (cf Ger 3,15), che raduna il gregge disperso e se ne prende cura (cf Ez 34); egli è il Signore che pasce il suo popolo seondo l’oracolo di Geremia (cf Ger 23,1-4).

E il popolo può cantare: «Il Signore è il mio pastore: / non manco di nulla; / su pascoli erbosi mi fa riposare / ad acque tranquille mi conduce. / Mi rinfranca, mi guida per il giusto cammino, / per amore del suo nome. / … Davanti a me tu prepari una mensa…» (Sal 23,1-3.5).

Ma il testo di Matteo ancora una volta dal quadro consolante di un popolo sparso come un gregge innumerevole a pascolare sull’erba verde sulle sponde del lago si muove verso la comunità radunata dal Vangelo. Infatti i pani e i pesci moltiplicati da Gesu’ per la folla rimandano alla manna e alle quaglie che Dio aveva dato per il nutrimento del popolo pellegrino nel deserto; e nella memoria di Israele quel cibo prodigioso si prolungava e si mutava nella Legge, il vero pane con il quale si saziano i giusti: la Scrittura ricorda – e Gesù riprenderà questa sentenza – che l’uomo non vive di solo pane, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio.

Matteo menzionando espressamente i cinque pani, vuole ricordare i cinque libri della Legge (Pentateuco); Gesù ha dato ai discepoli la nuova legge (si ricordi il discorso della montagna), essa è il cibo che viene dal cielo, la Parola di Dio per la vita del mondo. Qui dunque la visione aperta dalla lettura del testo evangelico prende i toni e i colori della celebrazione liturgica; il Signore offre al suo popolo una sapienza che comunica la vita di Dio; coloro che ne sono nutriti divengono capaci di una diversa visione delle cose e capaci di aprire vie di salvezza nella storia degli uomini.

Coloro che mangiano il pane della Sapienza e della Vita hanno una responsabilità nei confronti degli uomini; essa consiste nell’indicare l’orizzonte verso il quale camminare. La Comunità cristiana è nella storia il luogo privilegiato nel quale incontrare il Dio della libertà e della giustizia. Questo concretamente avverrà nella schiettezza dell’annuncio e nella qualità delle relazioni.