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particolare cupola avvento

L’avvento è un tempo che ci ricorda il desiderio del Signore di entrare in comunione con noi e di essere riconosciuto nella storia personale di ciascuno.

Oggi contempliamo il disegno originario e permanente di Dio che ci sceglie e chiama tutti a essere santi e immacolati nell’amore.

Questa vocazione universale trova in Maria il modello e una conferma unica e particolare.

A noi appare piuttosto che l’umanità si caratterizzi per una ostinata e radicale volontà di peccato e di morte. La storia di cui noi facciamo esperienza è segnata dal male e dal rifiuto di Dio, come ci racconta la prima lettura.

Il progetto di salvezza è allora fallito?

Quanto contempliamo in Maria è una speranza per tutti noi: Dio è più ostinato del peccato degli uomini e il fine per cui siamo stati creati rimane la comunione con Lui nell’amore. La Vergine Immacolata è il capolavoro dell’amore gratuito di Dio e, allo stesso tempo, anticipazione del frutto finale che l’umanità porterà a partire dal seme buono seminato dal Vangelo.

Descrivendo lo stato d’animo di Adamo nel giardino, dopo la colpa, l’autore della Genesi lo sintetizza in una parola: «ho avuto paura… e mi sono nascosto».

Si tratta di una confessione che già lo apre alla salvezza, perché fa conoscere all’uomo la radice della sua peccaminosità: la paura e il dubbio di essere veramente amato.

L’umanità ha paura di stare sotto lo sguardo di Dio nella verità.

La paura instilla il sospetto chesaremo pienamente umani – e liberi – soltanto quando ci saremo liberati del Padre e del suo giudizio. Chi non si fida dell’amore, cade inesorabilmente nel vuoto e nella morte.

La paura di Dio, il non credere nel suo amore, è all’origine – anche in questo senso parliamo di peccato originale – di tutti gli altri peccati e delle numerose paure che vanno accumulandosi in noi.

Abitata dall’angoscia, l’umanità apre gli occhi sulla propria nudità, cioè sulla propria debolezza e finitudine, che percepisce ormai solo come limite e vergogna.

Proprio in questa situazione di fallimento Dio ci cerca ed entra in dialogo con noi.

Non c’è situazione di limite in cui ci è impossibile trovare Dio e aprirci alla sua grazia.

Là dove Adamo pensa di non poter essere amato – nella sua creaturale limitatezza – scopre un Dio che si è fatto carne per condividere tutto della sua condizione umana, per essere con lui per sempre.

Per capire profondamente la sua creatura, Dio non la vuole guardare dall’alto, ma vuole mettere i suoi occhi nei nostri occhi, toccare le nostre sofferenze, guarire le nostre paure, e perciò decide di farsi uomo in Cristo.

L’annuncio della vittoria di un Figlio della donna contro il peccato ci assicura che il progetto di Dio va avanti, che l’ultima parola sulla creazione e su di noi non è la morte ma la comunione nell’amore.

La Beata Vergine Maria, immagine della Chiesa, è la creatura liberata dal dubbio circa l’amore di Dio, origine e radice di ogni peccato.

Il turbamento di Maria alle parole dell’angelo non è mosso dal sospetto, ma dal desiderio di capire un mistero così grande: trovarsi di fronte al desiderio di un Dio che si fa comunione.

Fidandosi della Parola che ascolta, Maria dà carne alla salvezza di Dio.

Maria è una donna di discernimento, capace di distinguere nel cuore la voce della paura dalla voce che la invita ad accogliere l’intervento del Signore nella sua vita.

Maria si vede salvata; crede che non il peccato ma la grazia dello Spirito può riempire il cuore dell’uomo.

Maria diventa la porta del cielo che permette a Dio di entrare nella sua vita, perché così possa entrare nella storia e salvarla nella sua decisione di essere il Dio-con-noi per sempre.

Dio è comunione e perciò misericordia.

La misericordia di Dio far finta di niente o tollerare; è piuttosto guarire la paura radicale dell’uomo che lo spinge al male, riempire il suo cuore di amore e tenerezza.

Le tuniche di pelle – di luce secondo una lettura sapienziale – con cui l’uomo è rivestito dall’alto sono le viscere di misericordia di Dio che guariscono Adamo ed Eva dalla paura della morte.

Poiché aprono a una novità di vita e sono segno di salvezza, sono già immagine dell’Incarnazione.

È vero: dopo il capitolo terzo c’è una crescente realtà di morte, ma tra le trame della storia di peccato, Dio dà all’uomo la possibilità di generare vita.

I figli che continuano a nascere dall’umanità peccatrice sono segno di una vita che continua, di una speranza che si rinnova.

L’umanità non trasmette solo la morte come eredità del peccato, ma anche la vita che ha ricevuto in dono da Dio, la carne con cui rivestire l’Emmanuele.

La Genesi si chiude con un messaggio di speranza: il riconoscimento dei fratelli e il perdono di Giuseppe.

Essere santi e immacolati è accogliere la misericordia di Dio, lasciarci guarire dalla paura, aprire gli occhi sul nostro essere accolti come figli, per riconoscerci fratelli, uniti tra noi non da un destino di morte ma di vita santa.

Vieni, Signore Gesù, cerca il tuo servo cerca la tua pecora stanca.

Infatti so che verrai, «poiché non ho dimenticato i tuoi comandamenti».

Nel paradiso il serpente è riuscito a nuocere solo una volta,

ma dopo che Adamo ne è stato scacciato ha perduto l’esca e là non potrà più nuocere.

Cercami, poiché io ti cerco, cercami, trovami, prendimi, portami.

Vieni dunque, Signore, poiché anche se ho errato,

tuttavia «non ho dimenticato i tuoi comandamenti»

e conservo la speranza della guarigione.

Vieni, Signore, perché tu solo sei in grado di far tornare indietro la pecora errante.

Vieni ad attuare la salvezza sulla terra perché diventi gioia nel cielo.

Accoglimi nella carne che è caduta in Adamo.

Accoglimi non da Sara, ma da Maria,

perché sia non soltanto una vergine inviolata,

ma una vergine immune, per effetto della grazia, da ogni macchia di peccato.

Portami sulla croce che dà la salvezza agli erranti,

soltanto in essa c’è riposo per gli affaticati,

soltanto per mezzo di essa vivranno tutti quelli che muoiono.