• Tel: 06 697001 (centralino)

  • ANNO IGNAZIANO [maggio 2021-luglio 2022]

Bernardino Realino, Giovanni Règis

conosciamo i santi

Bernardino Realino, Giovanni Règis

Bernardino Realino, Giovanni Règis 800 501 Chiesa del Santissimo Nome di Gesù all’Argentina

SANTI BERNARDINO REALINO, GIOVANNI FRANCESCO RÉGIS
e FRANCESCO DE GERONIMO;
BEATI GIULIANO MAUNOIR, ANTONIO BALDINUCCI,
E TIBURZIO ARNAIZ, presbiteri

Missionari popolari in diverse parti di Europa

In questa memoria si onorano cinque santi e beati, sacerdoti della Compagnia di Gesù, che in Italia e in diverse parti di Europa si dedicarono all’apostolato popolare e rurale.

Bernardino Realino (1530-1616), nacque in una famiglia illustre di Carpi e dopo i primi studi fu mandato all’Accademia modenese. A 26 anni si laureò in diritto civile e canonico, avviandosi sulla strada dei «pubblici uffici». Lasciata la carriera civile entrò nella Compagnia di Gesù nel 1564 e nel 1567 fu ordinato sacerdote, diventando poi maestro dei novizi. Sette anni dopo, a Lecce, creò un collegio al quale si dedicherà fino alla morte. In questa città Bernardino Realino rifulse per carità e bontà, adoperandosi nella cura pastorale dei prigionieri e degli infermi attraverso il ministero della parola e della riconciliazione.

Morì a Lecce nell’estate del 1616, acclamato Patrono della città mentre era ancora in vita.

Fu canonizzato da Pio XII nel 1947.

Giovanni Francesco Régis (1597-1640), nacque a Font-Couverte, in Francia e dopo aver frequentato il collegio dei Gesuiti di Béziers si recò a Tolosa per incominciare il noviziato. Terminati gli studi della filosofia e della teologia, ricevuti gli ordini sacri, si diede alle cure degli appestati.

Si adoperò, poi, nelle missioni fra i poveri di campagna, che divennero il suo apostolato specifico. Percorse così, predicando, quasi mezza Francia.Sempre più malato e colpito dalla febbre, volle comunque portare a termine la sua missione, morendo il 31 dicembre 1640.

Fu ascritto nell’albo dei santi da Clemente XII nel 1737.

Francesco de Geronimo (1642- 1716), entrato nel noviziato della Compagnia di Gesù nel luglio del 1670, venne inviato a prendere parte alle missioni popolari che i gesuiti svolgevano nelle campagne in Puglia, in Abruzzo e a Napoli. In questa città si dedicò ai più poveri, costretti a vivere in spazi malsani e in penosa promiscuità. Fu per loro la voce di Dio, facendosi pacificatore dei dissidenti, consolatore dei poveri e degli afflitti, dei malati e dei carcerati. Si prodigò per diffondere il culto del santo taumaturgo Ciro e fu promotore di numerose opere sociali. Morì a Napoli l’11 maggio 1716.

È stato annoverato tra i santi da Gregorio XVI nel 1839.

Giuliano Maunoir (1606-1683), nacque in una modesta famiglia di contadini e dopo aver compiuto gli studi nel collegio dei gesuiti entrò nel noviziato della Compagnia.

Ordinato sacerdote sentì presto di essere stato scelto per prestare il suo servizio presso le popolazioni bretoni, nonostante non ne conoscesse ancora la lingua. Nel 1641, iniziò la sua prima missione e per i successivi 43 anni, percorse tutta la Bretagna, arrivando a predicare in ben 439 missioni. Maunoir morì, dopo una vita di fatiche e austerità, il 28 gennaio 1683 mentre preparava quella che sarebbe stata la sua ultima missione.

Il 20 maggio 1951 fu proclamato Patrono della Bretagna. Fu beatificato da Pio XII nel 1951.

Antonio Baldinucci (1665-1717), figlio di Filippo Baldinucci, Accademico della Crusca, all’età di sedici anni entrò come novizio nella Compagnia di Gesù. A Roma studiò filosofia e teologia e volle seguire l’esempio di san Luigi Gonzaga e san Giovanni Berchmans. Ordinato sacerdote fu destinato, secondo il suo desiderio, alle missioni. Non ottenendo però di essere inviato nelle Indie e nelle missioni americane, svolse la sua opera di apostolato nelle zone rurali italiane.

Nel settembre del 1697 fu inviato a Frascati e, in questa città e nelle zone ad essa vicine, fece opera di evangelizzazione per circa venti anni. Durante un’epidemia si prodigò alacremente nella cura degli infermi. Morì nella diocesi di Veroli, il 7 novembre 1717. Nella Chiesa del Gesù a Frascati si conserva l’immagine di Maria Refugium peccatorum che il beato Antonio Baldinucci portava nelle sue missioni popolari.

È stato beatificato da Leone XIII nel 1893.

Tiburzio Arnaiz Muñoz vide la luce a Valladolid l’11 agosto 1865. Rimasto orfano di padre ad appena cinque anni, visse poveramente, mentre la madre faticava a mantenere lui e sua sorella Gregoria, di sette anni più grande. Entrò quindi in seminario come studente interno, ma poi, per ragioni economiche, divenne esterno; per mantenersi agli studi faceva il sacrestano in un convento di monache domenicane. Ordinato sacerdote il 20 aprile 1890, per tre anni fu parroco nel paesino di Villanueva de Duero, poi in quello di Poyales del Hoyo. Ottenne successivamente, il 19 dicembre 1896, il Dottorato in Teologia. Dopo nove anni da parroco, il 30 marzo 1902 entrò nel noviziato della Compagnia di Gesù a Granada. Già dopo i primi voti s’impegnò nella predicazione, negli Esercizi spirituali per i sacerdoti diocesani e nelle missioni al popolo. Dal 1911 fu a Malaga, dove s’impegnò particolarmente nell’apostolato nei “corralones”, insediamenti abitati da persone molto povere. Un breve periodo a Cadice negli anni 1916-1917, poi fu di nuovo a Malaga. Lì diede inizio alle Dottrine Rurali, con l’aiuto di alcune collaboratrici laiche, per l’insegnamento del catechismo nei villaggi di campagna e nei “corralones”. Quelle donne furono le prime Missionarie delle Dottrine Rurali, che dal 1988 formano un’Associazione Pubblica di fedeli. Ammalatosi di broncopolmonite durante una predicazione, padre Tiburzio morì a Malaga il 18 luglio 1926. È stato beatificato il 20 ottobre 2018 nella cattedrale di Nostra Signora dell’Incarnazione a Malaga, sotto il pontificato di papa Francesco. I suoi resti mortali sono venerati nella chiesa del Sacro Cuore a Malaga, sotto l’altare dell’Immacolata.

 

Preghiera

O Dio, che hai inviato i tuoi santi sacerdoti
ad annunciare la pace percorrendo città e villaggi,
chiama nuovi operai
che possano continuare anche oggi
la missione del tuo Figlio.
Per Cristo nostro Signore.