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La festa dell’Epifania porta a compimento il ciclo del Natale e apre il tempo delle diverse manifestazioni di Dio in Cristo Gesù.

Oggi viene sottolineato il carattere universale dell’Incarnazione: il Signore si mostra al mondo, come colui che rivela e fa vedere il volto del Padre.

E il Figlio sceglie di mostrare il cuore misericordioso di Dio attraverso la dimensione della debolezza e della fragilità; e questa manifestazione di amore sarà pienamente compiuta nell’ora della croce e della tomba vuota.

Per questo, nella solennità dell’Epifania, la liturgia prevede il cosiddetto «Annuncio della Pasqua»: l’anno liturgico, infatti, riassume l’intera parabola della storia della salvezza, al cui centro sta «il Triduo del Signore crocifisso, sepolto e risorto».

L’Epifania viene presentata dalle Scritture come un mistero di illuminazione: perché la luce di Cristo dalla grotta di Betlemme si irradia sulla terra, diffondendosi come a cerchi concentrici fino a includere nel suo irraggiamento anche gli uomini più lontani.

Tutti sono chiamati a riconoscere Cristo e a camminare alla luce della fede.

Gesù è il punto di arrivo della lunga ricerca della fede, che Matteo figura nella vicenda dei Magi.

Essi esprimono la condizione più vera di ogni uomo, che deve intraprendere un viaggio per trovare una risposta alle domande che lo agitano.

I Magi non hanno delle loro certezze, debbono chiedere, fidarsi; cercano un Re, cioè qualcuno da ascoltare e non qualcosa da possedere.

Vengono per adorarlo, per contemplarlo teneramente, perché in lui riconoscono il Re dei Giudei; un Re che manifesterà pienamente la sua gloria sulla Croce, quando anche lì sarà riconosciuto come Re dei Giudei.

Cercano, perché la risposta vera alla nostra vita non la troviamo dentro noi stessi, ma ci viene rivelata.

I Magi si mettono in cammino, vincendo le paure della notte e scoprono di non essere soli, una stella li guida e li precede.

Una stella che essi hanno visto nel suo sorgere, perché Cristo, è la stella del mattino, che sempre si leva nel cuore degli uomini.

Una stella che si trova nel cielo, ma che indica un luogo preciso sulla terra.

I magi, essendo persone docili che si lasciano condurre dalla luce della grazia, camminando maturano nella loro fede.

La fede è una risposta a esigenze concrete che ci chiede di riconoscere in Gesù, Figlio di Dio incarnato, colui che ci rivela il senso pieno della nostra vita.

I Magi non cercano Dio in quello che conviene, il loro sguardo si è levato in alto: hanno dedicato del tempo per scrutare il cielo, per indagare i progetti di Dio.

Hanno visto, si sono fidati, hanno seguito e hanno trovato un piccolo bambino con sua Madre e Giuseppe e in quella umanità piccola e fragile, hanno riconosciuto il Messia.

Questa manifestazione sconvolge Erode che confida solo nel potere e ne è accecato, fino a diventare diffidente e ossessionato.

Questa manifestazione lascia indifferenti gli scribi e i sommi sacerdoti: coloro che dovrebbero essere più intimi alle realtà di Dio.

La loro fede è bloccata; sono gli “esperti” che lasciano però la parola di Dio lontana dalla storia concreta degli uomini.

In loro, l’annuncio del Natale genera tristezza: è il riconoscimento demoniaco di Gesù che viene a smuovere dalle false sicurezze e perciò genera scontento e fastidio.

Tutto sommato vivono bene nelle loro certezze, ed è a essi più comodo non mettersi in gioco e stare a vedere.

I Magi invece si mettono in cammino e vedono la stella, principio di ogni ricerca, e trovano ciò che cercano: un fragile bambino totalmente affidato agli altri, sprovvisto di ogni difesa.

Davanti a questo bambino i Magi aprono i loro scrigni: non sono venuti per prendere, ma per donare e per offrire.

Hanno avuto il coraggio di aprire davanti al Signore il tesoro del loro cuore: i loro desideri, i loro progetti, le loro speranze, le loro disillusioni, le loro difficoltà; in altre parole hanno presentato al Signore tutta la loro vita.

Vale la pena perdere quello che abbiamo per un Dio vicino, per un amore gratuito, profondo, interiore.

I magi poi tornano a casa per un’altra strada, tornano diversi da come erano venuti.

Matteo sottolinea qui un elemento importante anche per noi: l’incontro con il Messia è il fine della loro ricerca ma non la fine del loro cammino.

I Magi hanno ri-orientato il percorso della loro vita alla luce di Colui che hanno adorato.

Adorare quel bambino li ha cambiati, per questo la loro strada adesso può essere un’altra.

Incontrare Cristo porta sempre a convertirsi, a cambiare la direzione della propria vita.

Così canta la liturgia orientale, condensando il mistero dell’Incarnazione:

Betlemme ha riaperto l’Eden, * venite a vedere: * troviamo nel nascondimento le delizie; * venite, riceviamo nella grotta * le gioie del paradiso. * Là è apparsa la radice non innaffiata * che fa germogliare il perdono; * là si è trovato il pozzo da nessuno scavato, * a cui Davide un tempo aveva desiderato bere: * là è la Vergine che, partorito il bambino, * ha súbito estinto la sete * di Adamo e di Davide: * affrettiamoci dunque al luogo * dove è stato partorito il Salvatore * e adoriamo il Dio prima dei secoli che si è fatto bambino per amore.