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Giovanni de Brito – Rodfolfo Acquaviva

Giovanni de Brito – Rodfolfo Acquaviva

Giovanni de Brito – Rodfolfo Acquaviva 150 150 Chiesa del Santissimo Nome di Gesù all’Argentina

SAN GIOVANNI DE BRITO, presbitero;
BEATI RODOLFO ACQUAVIVA, presbitero, e COMPAGNI,

Martiri in India

L’India fu la prima destinazione dei gesuiti inviati dal Papa, guidati da san Francesco Saverio (1541), e la prima missione in cui un gesuita subì il martirio, il padre Antonio Criminali (7 febbraio 1549), giudicato dallo stesso Saverio un vero santo.

In pochi anni morirono altri cinque padri, tutti portoghesi, servendo la fede e rimanendo saldi nella loro vocazione. Quando, nel 1558, il Preposito Generale per la prima volta scrisse una lettera a tutti i gesuiti nell’India, li chiamò privilegiati per il fatto di poter soffrire e perfino rischiare la propria vita per amore di Cristo. Il numero di gesuiti che patirono una morte violenta nell’India sarebbe salito fino a sessanta prima della soppressione della Compagnia.

Fra di loro si contano in primo luogo:

Giovanni de Brito nacque a Lisbona nel 1647, in Portogallo. Entrò nel noviziato della Compagnia nel 1662 e, dopo aver ricevuto l’ordine sacerdotale nel 1673, fu inviato a Madura, nell’India sud-orientale.

Il viaggio lo portò dapprima nelle Canarie, poi in Mozambico e in seguito raggiunse Goa dove, sulla tomba di Francesco Saverio, promise di dedicare tutta la vita alla diffusione del Vangelo in India. Giunto a destinazione forse nel 1675, dopo aver rinunciato alla cattedra di filosofia e appreso la lingua Tamil, si occupò dei paria senza però compromettere il suo apostolato anche presso la popolazione di casta. Il suo ministero fu più volte osteggiato. Fu fatto decapitare dal re per istigazione dei bramini nel 1693. Pio XII lo canonizzò nel 1947.

Rodolfo Acquaviva (1550-1583), entrò nella Compagnia di Gesù a Roma nel 1568. Dopo l’ordinazione sacerdotale ricevuta a Lisbona nel 1577, partì subito per Goa. Inizialmente si dedicò all’insegnamento della filosofia, quindi fu mandato alla corte del sultano della dinastia mongola musulmana dell’India Akbar. Non avendone ottenuta la conversione, stimò più conveniente ritornare a Goa. Nominato superiore della missione nella penisola di Salsette, vi si recò con altri quattro compagni: i Padri Alfonso Paceco, Pietro Berno, Antonio Francesco e il coadiutore Franceso Aranha. Qui i missionari si scontrarono con una fiera opposizione da parte degli Indù e mentre andavano verso Cuncolim accompagnati da alcuni cristiani per piantarvi una croce e scegliere il posto per una futura cappella, furono attaccati e uccisi. Era il 15 luglio 1583. Il sangue dei martiri fu però più fecondo del loro apostolato, perché nel 1595 Akbar richiamati i gesuiti, lasciò sorgere una comunità cristiana a Lahore, e nel 1610 tre principi della famiglia imperiale ricevettero solennemente il battesimo.

Sono stati beatificati da Leone XIII nel 1893.

 

Preghiera

O Dio, per la diffusione della fede cattolica in India
hai fortificato con invincibile costanza
i tuoi martiri Giovanni, Rodolfo e compagni:
concedi a noi, che ne commemoriamo il martirio,
di imitare gli esempi della loro fede.

Per Cristo nostro Signore.