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Miei cari,
oggi il Signore ci dice che è arrivato il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in Spirito e verità, non in un posto o in un altro. Mai come in questo momento tali parole diventano vere. So che molti sono dispiaciuti per non essere alla “nostra” messa delle 10, o non ascoltare la famosa omelia: alcuni mi chiedono anche di registrare o fare cose simili (anche dopo il fiasco della tentata trasmissione skype di ieri). Ascoltatemi: il Signore ci sta dicendo molto chiaramente che dobbiamo ascoltare Lui, anche uscendo dalla nostra terra (vi ricordate domenica scorsa), quella delle nostre abitudini, anche buone. Lui ci conduce nel deserto del silenzio (cosa che mai forse ci è successa almeno in questi termini), e nel mormorio di una brezza leggera, quella che soffia lo Spirito, che ci ricorda le parole di Gesù, quelle che Lui, il Risorto, dice a noi, diverse per ognuno.
Impariamo quindi ad adorare non nella logica delle nostre buone abitudini, che a volte addomesticano o addormentano la nostra vigilanza, ma in questa vera Quaresima che stiamo vivendo, anche purificandoci da tante abitudini, perfino “religiose”, quelle che con più difficoltà vediamo nella loro reale ambiguità. E’ la volta buona che smettiamo di essere dei “devoti”, o dei baciapile, e impariamo ad essere uomini e donne di Dio.
Adoriamo dunque in Spirito e verità, non cercando di correre ai ripari, per fare in modo che tutto sia il più possibile uguale a prima: altrimenti, vuol dire che non abbiamo proprio capito che il Signore non vuole che tutto rimanga come prima, con le nostre buone abitudini tranquillizzanti, dal lavoro, alla palestra, al ristorante, alla messa delle 10. “Esci dalla tua terra”: vorrei che tutti voi possiate sentire queste parole, che, mentre sono dette, anche si realizzano, perché la Parola di Dio compie ciò che dice.
Per fortuna, non mancano messe in diretta, che possiamo seguire unendoci spiritualmente al celebrante, come non mancano in molti modi le celebrazioni dell’Ufficio divino o delle nostre belle devozioni quotidiane, che continuano a sostenerci nella nostra vita quotidiana; e non è necessario che mi ci aggiunga io. Proseguiamo invece nella preghiera: quando non c’è, come può accadere ed è di fatto accaduto molte volte nella storia, l’azione di Cristo presente nell’Eucaristia che stiamo celebrando, rimane sempre lo Spirito, che mai ci abbandona, perché Gesù ci ha detto che non ci avrebbe lasciato orfani. Rimaniamo in Lui e Lui in noi: siamo sempre nella santissima Trinità.
Mantenete quindi le vostre abitudini, e, per quelli che possono, intensificate la preghiera: ritorniamo a Lui, ed Egli ritornerà a noi, cioè si lascerà trovare da noi, che forse lo avevamo confuso con le nostre chiacchere, i nostri discorsi, le nostre riunioni, anche liturgiche, tutte le nostre attività sacre e profane, che in realtà forse celebravano più noi stessi che Lui. Ringraziamo Iddio per il silenzio che finalmente possiamo ascoltare: nel silenzio lasciamo che i nostri “io” normalmente grandi come delle mongolfiere si sgonfino, per riempirci di Lui. “Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi ristorerò”: lasciamo le cisterne screpolate, a accostiamo le nostre labbra a quel fianco trafitto da cui sgorga l’acqua viva. La samaritana del Vangelo di oggi siamo noi: se conoscessimo il dono di Dio, quello che ora ci sta facendo.
Un’ultima cosa: come sapete, ogni giorno dalle 15 alle 16 facciamo memoria dell’ora benedetta in cui Egli offrì la vita per noi, mentre un soldato gli trafisse il fianco con la lancia, e ne uscì sangue a acqua: possiamo in quell’ora pregare gli uni per gli altri, in ogni modo e con la più grande libertà, per il nostro Paese e per il mondo intero, a sollievo dei sofferenti, in suffragio dei defunti, in ringraziamento e benedizione per quanto lavorano duramente in queste difficoltà per il bene di tanti. Forse può essere un modo quotidiano, semplice e fattibile senza tante difficoltà, di sentirci uniti tra di noi e di pregare insieme: è una semplice proposta che mi è venuta da dirvi.
Io celebro sempre la messa per il popolo che Dio mi ha affidato e, senza retorica che odio, ma nella verità del significato liturgico del gesto, siete nell’Ostia che offro, il corpo mistico di Cristo, la santa Chiesa, che si unisce al sacramento che a nome di tutti celebriamo.
In questo senso, vi assicuro le mie preghiere, e quelle dei padri della rettoria del Gesù, per tutti voi e i vostri cari. E vi bene + dico nel nome del Signore, p. Ottavio