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Le letture di oggi sono particolarmente ricche e particolarmente complesse.

La complessità, oltre dipendere dal testo stesso, è data anche dalle fatiche che viviamo nei nostri tempi, infatti, va premesso che uno degli atti di fede più trascurati è quello riguardante la vita eterna. È sempre più difficile riflettere, soffermarsi, condividere rispetto questo atto del nostro credere: “E aspetto la risurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà”. Perciò nel vangelo di oggi, Gv 8,51-59, possiamo comprendere la reazione dei Giudei quando Gesù dice: “se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno”.

Per comprendere le radici che ha questo nostro evitare di pensare alla vita eterna, possiamo soffermarci ancora una volta sulla colletta: “Assisti e proteggi sempre, Padre buono, questa tua famiglia che ha posto in te ogni speranza, perché liberata dalla corruzione del peccato resti fedele all’impegno del Battesimo, e ottenga in premio l’eredità promessa”. Gli impegni battesimali richiedono proprio il credere nella vita eterna! In questi impegni battesimali c’è il porre ogni speranza nell’eredità promessa che non si corrompe mai! Ad opporsi a tutto questo c’è la corruzione del peccato.

Cos’è la corruzione quando agisce in noi? Ad essere molto brevi, corrompersi significa degenerare, perdere di valore, mentre corrompere significa distogliere una persona dai propri doveri in cambio di qualcosa che non risponde ai valori promessi e spesso andando contro il bene comune. La corruzione è quindi un atto che degenera e divide: la colletta enfatizza proprio che la corruzione contro la fedeltà, la fiducia.

Non si deve credere che la corruzione del peccato arrivi con suoni allarmanti e odori irritanti, ma si insinua nella nostra vita lentamente e spesso affascinandoci. In modo subdolo, ci troviamo a fare il male che non vogliamo! Questo fa sorgere la sfiducia in noi, fino a frasi tipo: averlo saputo non ci avrei mai sperato!

È proprio in questi momenti, ma anche prima che questi momenti bui arrivino, che è bene soffermarsi e ripercorrere la nostra storia. In questo fare memoria incontreremo momenti in cui il Signore si è reso sensibilmente prossimo a noi. Insieme a questo possiamo contemplare la nostra storia di peccato, dove le vicende umane ci hanno portato per percorsi che non avremmo desiderato. Il percorso descritto è in sintesi la prima settimana come la propone negli esercizi Ignazio: percorrere la storia nostra di peccato al fine di riconoscere che Dio è presente e Salvatore!

Riconoscere questo è riconoscere quel “Io sono” che dice Gesù alla fine del vangelo di oggi, è riconoscerlo Signore della Storia.

Nel vangelo i Giudei non credono nella vita eterna e sono segnati dalla non fiducia in Gesù. Per ricordare ai Giudei che il Signore è Signore della storia, Egli stesso ricorda ai Giudei il sorriso di Abramo: “Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno”. In questo Gesù si riferisce alla tradizione ebraica che immagina il sorriso di Abramo quando vide il figlio Isacco (Gen 17,17), un sorriso legato a quel figlio segno visibile di una promessa molto più grande, quella che ci ricorda la prima lettura di oggi (Gen 17,3-9), una promessa che attraversa tutta la storia, “di generazione in generazione”, o come dice il salmo di oggi: “Dio si è sempre ricordato della sua alleanza”. Quel sorriso di Abramo era segno dell’attesa di Dio nella figura di Gesù.

Il Vangelo di oggi ci invita quindi a una preghiera che si centra nell’esercizio di fare memoria. Quando Gesù dice ai Giudei: “se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno”, il vangelo ci invita a: fare memoria dei momenti dove nella mia vita ho sentito una relazione profonda con Dio. Fare memoria delle promesse che ho sentito vere tra me e Dio. Fare memoria di quando la relazione con Dio ci ha fatto gustare qualcosa dell’eternità!

Quando, invece, i Giudei ricordano che Abramo e i profeti sono morti, nella preghiera, possiamo ricordare quegli eventi che ci “hanno corrotto”, che ci hanno fatto assaporare il gusto amaro del non fidarsi più di Dio, il gusto amaro del peccato!

Quando il vangelo ricorda la gioia di Abramo “Abramo esultò” l’invito è fare memoria della riconciliazione con Dio, fare memoria del Dio sempre presente. Alla fine della nostra preghiera potremmo dire, magari timidamente perché comunque il peccato ci abita, un grazie al Signore “Io sono” sempre presente.