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Assur non ci salverà, non cavalcheremo più su cavalli, né chiameremo più “dio nostro” l’opera delle nostre mani, perché presso di te l’orfano trova misericordia (Os 14,4).

Nei tempi difficili sono i profeti a vederci bene e a capire il senso della storia, perché hanno nella parola di Dio il loro riferimento costante, sanno che, anche quando Dio sembra assente dalle vicende umane, prima o poi sarà necessario per l’uomo ricordarsi di lui e ricorrere al suo aiuto.

Ma capire, interpretare è essenziale per non ripetere errori catastrofici, come fu l’esilio per Israele. Il profeta Osea ci offre quattro spunti preziosi anche per il nostro tempo, per convertirci da uno stile di vita che ha mostrato tutti i suoi limiti.

Assur non ci salverà, non cavalcheremo più su cavalli: confidare nella potenza di qualche re o popolo più forte degli altri, che intervenga a nostro favore per andare in guerra contro gli altri non paga. Il cavallo si usava per andare in guerra, all’epoca era l’equivalente dei carri armati o delle bombe odierne. Non è la competizione a salvarci, ma la cooperazione e grazie a Dio assistiamo a tanti gesti di solidarietà. Ma l’immagine di tante persone accorse negli USA ad acquistare armi per difendersi non lascia ben sperare, non lo vogliamo capire;

né chiameremo più “dio nostro” l’opera delle nostre mani: fare degli oggetti che produciamo la ragione della nostra vita non ci libera davvero, anzi, ci illude mentre ci rende schiavi. Sia benedetta la scienza e la tecnologia che ci hanno dato possibilità di vita buona mai raggiunte prima nella storia, ma guai a fare di questo l’unica via di salvezza. L’uomo non ha bisogno solo di mangiare, stare bene e godersi la vita, ha bisogno di prossimità, di relazioni fraterne e di senso, soprattutto quando i rimedi tecnici mostrano il proprio limite. Speriamo e preghiamo che presto si trovi una cura rapida ed efficace contro il virus, ma nel frattempo approfittiamone per farci prossimo, come possiamo, gli uni degli altri;

perché presso di te l’orfano trova misericordia: l’orfano è il popolo d’Israele che (ri)trova in Dio il suo Padre. Ma è anche l’indifeso di cui la legge prescrive di prendersi cura, insieme alle vedove e allo straniero. Ora che Israele si è scoperto orfano ed è tornato a cercare ed invocare il Padre, saprà immedesimarsi nella situazione di chi è più debole e indifeso?

Purtroppo le parole del profeta sono molto attuali e sembrano ovvie per chi è stato colpito da una grande calamità. Eppure chissà per quanto bisognerà ripeterle, fare memoria per arrivare alla fine a capire cosa è essenziale: amare Dio e il prossimo.

Bastano pochissime parole a Gesù per sintetizzare tutto ciò di cui c’è bisogno: amore. È un precetto che non prescrive nulla di concreto, perché l’amore è la cornice, l’aria che respiriamo, il senso di tutto quello che facciamo. L’azione giusta, amorevole, dipende dalle circostanze, non è già scritta e chi ama la sa trovare d’istinto.

Chiediamo la grazia di saper amare sempre, soprattutto quando le circostanze avverse ci spingerebbero a chiuderci in noi stessi, a difenderci, ad avere paura. E che l’Amore c’ispiri e riempia di sé ogni nostro sentimento, pensiero, parola e azione.