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Il vangelo di Giovanni e il cammino quaresimale che stiamo vivendo ci chiedono di trasformarci in creature nuove: saper vedere con luce nuova, essere purificati dall’acqua che sgorga dal Cristo.

Il vangelo di oggi, Gv 8,1-11, è un episodio denso e drammatico che chiede al lettore di riconoscere Gesù come Luce del Mondo e Acqua Viva. Che significa per noi oggi questo? Come questa storia mi aiuta a rinnovare il mio essere creatura?

Le questioni non ci devono mancare per entrare in preghiera! Ed è proprio l’interrogare il percorso che attraversa questo vangelo:

  • Il popolo che corre da Gesù al Tempio perché Egli insegni loro;
  • Gli scribi e i farisei che gli portano l’adultera per interrogarlo;
  • Gesù che pone la questione di chi è senza peccato;
  • Infine, Gesù che interroga l’adultera: dove sono? Nessuno ti ha condannata?

La relazione tra noi e Gesù avviene attraverso domande, alcune retoriche e pretenziose, altre vitali e incredibilmente umili.

Le domande che ci poniamo di fronte al Signore ci conducono attraverso un percorso che non può restare solo a livello razionale, ma scende al cuore: tocca gli affetti e quindi la nostra percezione del reale, il nostro modo di procedere.

Tante volte viviamo come il popolo al Tempio (prima questione): recepiamo l’insegnamento della chiesa, del vangelo, della nostra esperienza di fede. Come in certi catechismi: ci sono domande e ci sono risposte.

Un educatore un giorno disse che la domanda pertinente è quella che non ha già definita la risposta. La domanda pertinente è quella che permette all’allievo di cominciare un suo percorso di crescita e al maestro è chiesto di essergli testimone. È quello che succede tra l’adultera e Gesù, vero maestro.

Probabilmente entrando in preghiera siamo anche noi abitati da molte domande impertinenti (prima questione) di domande con già tante soluzioni.

Se ci immedesimiamo nella scena del Vangelo sorgeranno in noi anche molte domande che sono pertinenti, quelle senza risposta, che ci mettono in questione e ci conducono a cambiare punto di vista. Le domande pertinenti nascono dalla vita che ci mette di fronte a una contradizione. La donna adultera apre a questo tipo di questioni, (seconda questione) quelle che la ricerca della risposta implica un nostro cambio, un nostro esporsi. La donna adultera è il simbolo di ciò che non può e non deve essere, il simbolo di ciò che è impuro e ci disarma, per cui la legge ci chiede di “lapidare”. Questo modo di reagire, di escludere e di giudicare, non ci aiuta certo a crescere. Probabilmente siamo anche noi tentati di prendere una posizione “lapidaria” di fronte alla situazione che viviamo: minacciati dal virus, minacciati dalle relazioni, chiusi in casa, malati, schiacciati, sofferenti. Perché questa pena a noi? Perché siamo così impotenti? Dov’è Dio in tutto questo? Ma soprattutto, tra i tanti consigli che riceviamo: chi ha ragione?

Si tratta di far emergere queste domande che sono dentro di noi.

Queste domande cruciali nell’immediato ci mettono tutti d’accordo: “lapidiamola”! “Diffidiamo”! “Si salvi chi può”! Molte volte il sentirci senza risposta ci ha messi tutti d’accordo per uscirne più in fretta più possibile. Di fronte a questo momento critico arriva la terza questione, la questione che pone Gesù: “chi di voi è senza peccato…” non è una domanda ma è la risposta che ci rende tristemente concordi: siamo vittime e dobbiamo solo difenderci! È la sensazione che ci unisce quando non abbiamo risposte.

Il Signore mettendoci di fronte al nostro “minimo comune denominatore” non ci umilia ma ci apre alla vera domanda: vuoi essere creatura nuova? In Gesù che scrive sulla pietra del Tempio l’unica cosa certa è che lascia che la discussione avvenga, smette di insegnare, lascia che ci guardiamo senza accusarci, e in questo modo di guardarci sta il vero miracolo! Questa è la Luce nuova è l’Acqua che scaturisce dal Suo costato.

Il tema qui in questione non è il peccato, che anzi è l’unica cosa certa, ma è il cessare di ogni condanna. La condanna è la risposta certa, la creatura nuova si riconosce perché nella relazione con il Signore Gesù Cristo è in rapporto di ascolto e di non condanna, che invita all’impossibile: il non condannare e il non peccare più.

La quarta questione è rivolta a noi: All’adultera è dato di essere creatura nuova, chissà come avrebbe risposto alle singole domande che i farisei e Gesù fanno? Chissà come avranno risposto i farisei e gli scribi? Chissà come avrebbero risposto i discepoli? Chissà come rispondiamo noi immaginandoci nel contesto di questa scena?