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lazzaro

Il Vangelo di Giovanni è caratterizzato da sette segni, o miracoli, che vogliono aiutare il lettore ad intraprendere il cammino da battezzato, da creatura nuova che inizia nell’ora della croce.

Il vangelo di oggi è la parte che segue la risurrezione di Lazzaro a Betania, in casa di Marta e Maria (Gv 11,1-56).

Betania era un luogo speciale per Gesù, egli vi andava per riposare, perché lì ritrovava i suoi amici: Marta, Maria e Lazzaro. La morte di Lazaro avviene in modo realmente doloroso, infatti, Gesù dovette fuggire perché i Giudei volevano lapidarlo, nello stesso periodo muore Lazzaro ma Gesù non può andare subito a fare visita agli amici, non può tornare in quella casa così familiare che era per lui Betania. Quando arriva Gesù, Lazzaro era già morto da alcuni giorni; malgrado questo Gesù resuscita Lazzaro.

Lazzaro significa “Dio aiuta”, con il segno della resurrezione di Lazzaro, Gesù rende evidente che Dio è salvatore. Gesù è fonte di vita per tutti coloro che credono in Lui. Il testo che consideriamo (Gv 11,45-56) nella nostra preghiera odierna è dopo i fatti ora sintetizzati.

Alcuni dei presenti alla vista di Lazzaro risorto credono, altri dubitano, ma il segno è importante, perciò alcuni vanno dai farisei e riferirono loro quel che Gesù aveva fatto.

Il problema che i farisei e giudei denunciano è molto chiaro: se la gente dovesse credere in Gesù non crederebbe più né a loro né al Tempio! Gesù sta diventando convincente, la gente parla di lui. Il rischio è che scatti una ribellione tra il popolo, e il disordine era represso con la violenza da parte dei romani. La questione diventa difficile per i giudei e i farisei: se lasciano fare a Gesù il popolo si dividerà tra Gesù e loro, se si dividono e cominciano a litigare i romani gli toglieranno il Tempio!

A questo punto sorge la proposta di Caifa: per salvare noi è bene che paghi un singolo: Gesù! Giovanni reinterpreta questa affermazione di Caifa come una profezia: Gesù muore per salvare la moltitudine.

Nel tempo in cui avviene questo episodio di Gesù, gli ebrei stavano attendendo la festa della Pasqua. A Gerusalemme si moltiplica la presenza dei fedeli pellegrini che si recano al Tempio. Quando viene scritto il vangelo, invece, verso la fine del primo secolo, ci troviamo durante l’epoca della persecuzione dell’imperatore Domiziano (dall’ 81 al 96), quando le comunità cristiane vivevano in clandestinità.

Il concetto di salvezza di cui scrive l’evangelista Giovanni si rifà al concetto universale che va oltre il popolo di Israele e si rivolge a tutti i fedeli dispersi nel mondo.

L’invito che possiamo fare nostro oggi è pregare dicendo: Signore che io ti senta presente qui e oggi con me. Infatti il vangelo odierno termina con Gesù che sta ad Efraim con i suoi discepoli, lontano dalla vita pubblica. Già prima che questo vangelo inizi, quando Gesù è costretto lontano dal suo amico Lazzaro defunto, sentiamo una risonanza forte tra la vicenda di Gesù e la storia di molti che non possono avvicinarsi ai propri cari defunti in questo tempo di pandemia e di dolore.

Oggi possiamo chiedere nella preghiera di gustare il Signore presente con noi, nelle nostre case, con noi suoi discepoli ad Efraim cioè in Samaria! Samaria nel vangelo di Giovanni indica un andare fuori, indica il percorso del Signore verso di noi. In Samaria Gesù incontrerà la donna al pozzo di Sicar (Gv 4,4-42), Sicar in greco richiama una parola che significa “inizio della storia della salvezza”. L’inizio della Salvezza è nelle nostre vite, proprio oggi che siamo lontani dalla vita pubblica, proprio oggi che il codivid-19 ci ha separati dal Tempio, proprio oggi che viviamo il tempo di Pasqua, limitati nel celebrarla: Noi come Gesù allora; noi con il Signore oggi!

Domani, domenica delle Palme, ricorderemo l’ingresso di Gesù a Gerusalemme e ci incammineremo verso la sua crocifissione. Dio ci dona oggi di diventare suoi intimi discepoli e amici. Oggi che ci fa visita, affinché lo possiamo seguire lungo le vie di Gerusalemme e possiamo stare sotto la sua Croce piangendo per Lui finché Egli piangendo per l’umanità si dona per noi.