Selezionare una pagina
Tel: 06 69 70 01 (centralino) - 06 69 91 653 (emergenze)

Questo è il mio corpo

 

Ed eccoci alla domenica del Corpus Domini.

Il vangelo di oggi, mirabilmente, ne esalta il senso. Pensate che nei primi tempi di vita della Chiesa, era frequente che i cristiani fossero perseguitati con l’accusa di antropofagia, cannibalismo, convinti come erano – e come siamo! – di mangiare del Corpo e bere del Sangue di Cristo. Queste espressioni così forti ci permettono di ritornare su un concetto fondamentale del cristianesimo, che è quello di “Corpo”.

La salvezza cristiana, infatti, non si basa su una fuga dalla storia e dalla materia.

La nostra religione è la religione degli occhi aperti sul mondo.

Ciò deriva da una delle idee fondamentali che la nostra fede ci propone: l’incarnazione del Verbo di Dio, della Sua Parola, del suo Figlio.

Domenica passata celebravamo la SS. Trinità: il mistero di un Dio che per essere Amore, non si trattiene per sé, ma si dona, sin dall’eternità. Il Padre è, pertanto, Dio proprio in quanto Padre: si dà per intero al Figlio come ad un “Tu” innanzi a se stesso. Non trattiene per sé tutta la sua divinità. Allo stesso modo, il Figlio, nel mistero dell’Incarnazione, si rimette al Padre per intero: “Padre, nelle tue mani consegno il mio Spirito”. Gesù raccoglie tutta la vita del creato e la riconduce al Padre.

Bene: oggi è la festa di questa reductio a Dio di ogni cosa. Reductio: ricondurre, riportare, ricapitolare.

In questo movimento di restituzione, la carne finisce per avere un ruolo centrale: l’eterno “Tu” di Dio Padre entra nella storia con un corpo di carne e apre a questa carne la porta del Cielo.

Questa carne è, in altri termini, capace di Dio, capace della sua stessa divinità. Non al modo di un contenitore, di un involucro esterno. È questa carne che siede accanto a Dio nella gloria del Figlio risorto e asceso al cielo.

E questa carne è ben di più che un mero strumento di salvezza per noi: è il luogo in cui si compie la nostra speranza di essere in Dio come Dio.

In Genesi 3, il serpente ci voleva diversi da ciò che eravamo. Ricordate? “Dio sa che quando voi ne mangiaste [dell’albero che stava in mezzo al giardino], si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio”. Si appellava ad una bacchetta magica, ad una fuga dalla storia, ad una fuga dalla processualità e dall’identità umane in nome di una condizione falsamente paradisiaca.

Lo stile di Cristo è opposto: entra nella storia, entra nella carne, si fa uomo come noi e nella drammatica e meravigliosa avventura dell’uomo e della sua vita trova il suo paradiso, la sua – e nostra! – glorificazione.

Questa carne, allora, è il luogo che Dio si è scelto, il suo tempio, la sua casa, il suo modo di esistere al nostro fianco. Oggi è questo che festeggiamo: il nostro corpo, questa carne di Spirito e fango che Cristo ci insegna a considerare come luogo di salvezza. Oggi è la festa della vita umana. La festa del creato e della storia.

Il Signore certamente ci accompagna in questa avventura che resta, al contempo, di gioia e di dolore, di speranza e di delusione, di sfiducia e di fede.

Non siamo soli. Lui è il nostro Dio e noi siamo suo popolo, sua vita e suo sogno!

 

 

Spunti di riflessione:

  • Sono cresciuto in una comprensione salvifica del mistero della mia vita? Professo la resurrezione in questo corpo? Lascio che il Signore entri nella mia storia e nel concreto della mia vita?
  • Vivo nella soggezione della carne e della sua finitudine? Rifuggo dalla possibilità di considerare la mia storia come autentico luogo della salvezza?