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Il Consolatore che rimane sempre

 

Proseguendo la lettura degli ultimi capitoli del vangelo di Giovanni, il testo di oggi ritorna su affermazioni che abbiamo già ascoltato in questi giorni.
Oggi mi soffermo semplicemente su un versetto: “Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre, Lo Spirito di verità che il mondo non può ricevere, perché non lo vede e non lo conosce”.
In ordine alla comprensione della Persona e dell’azione dello Spirito Santo, i testi giovannei e, in particolare, questi capitoli, rivestono un ruolo fondamentale.
Senza avere la pretesa di comporre una riflessione teologica intorno alla SS. Trinità, proviamo a soffermarci un attimo su quanto questi versetti ci trasmettono.
Dal contesto, intuiamo che il tono di Gesù è particolarmente accorato. Percepisce il timore dei suoi per quanto sta accadendo alla vigilia della sua Passione e vuole, in qualche modo, accompagnarli come può.
In particolare, l’arrivo di un “Consolatore che rimanga sempre” con loro richiama espressioni che, in Mt 28,20, venivano attribuite direttamente a Cristo. Da questo possiamo desumere un approfondimento sull’azione dello Spirito che i precedenti testi del Nuovo Testamento non contenevano.

Quando questo testo viene redatto nel complesso dell’intero vangelo, sono passati già più di 50 anni dalla morte di Cristo e dalla sua resurrezione. L’idea iniziale di un immediato ritorno di Cristo si va sbiadendo per lasciare il posto ad una sua presenza costante, mediata attraverso il vissuto stesso della comunità giovannea.
Questa comunità vive la sofferenza di una certa incomprensione, con ogni probabilità tanto rispetto al mondo pagano come a quello giudaico. Si era ancora ben lontani dall’accogliere l’affermazione cristiana circa la divinità di Cristo.
Ci si appella pertanto allo “Spirito di verità” che il mondo non può ricevere, vedere, conoscere.
Già sappiamo che con il termine “mondo”, nel vangelo di Giovanni si indicano prevalentemente coloro che, appunto, rifiutano l’annuncio cristiano.
Il “mondo” non accoglie l’annuncio e, senza l’accoglienza della Parola, non riesce ad aprirsi all’azione dello Spirito di verità.
Ecco spiegata, agli occhi della comunità di Giovanni, l’incomprensione degli ambienti pagani e giudaici: non ricevono lo Spirito perché non hanno accolto la luce, il Verbo di Dio, restando così nelle “tenebre” a cui fa riferimento il Prologo di questo stesso vangelo.
Ma non possiamo fermarci a questa analisi che scava nelle ragioni intrinseche e storiche della composizione e redazione del vangelo.
Siamo chiamati ad interrogarci su cosa significhi, oggi, questo testo, per noi.

“Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre, Lo Spirito di verità che il mondo non può ricevere, perché non lo vede e non lo conosce”: il Signore risorto, e adesso tornato pienamente nell’abbraccio del Padre, estende a tutta la creazione lo Spirito di verità, lo Spirito che consola e che lenisce i dolori della vita, in ogni passaggio della quotidianità.

Restano però, dentro ciascuno e dentro l’intera creazione, “zone d’ombra” che rimangono chiuse alla “vita nuova” nello Spirito. Questo è possibile affermarlo, seguendo San Paolo, indipendentemente dalle distinzioni proprie dell’epoca: Non esiste più ebreo o greco, schiavo o libero. Lo Spirito di verità è universalmente offerto dal Padre in ogni epoca e condizione storica.
Questa azione dello Spirito, pienamente rivelata nella vita della Chiesa, diventa anche vincolo di unità con i credenti di altre fedi e confessioni, che ne partecipano, secondo la dottrina cattolica, in qualche modo.
L’azione dello Spirito, quindi, va ben oltre i confini visibili della Chiesa e semina verità nel cuore di ogni uomo che si apre alla ricerca dell’assoluto.
Ma nessun cuore, neppure quello dei cristiani, è privo di zone d’ombra, di luoghi in cui l’annuncio di Cristo non è arrivato. Accanto a tante luci esiste anche tanta tenebra nel cuore di ogni uomo. E questa tenebra impedisce di vedere e discernere con “con verità”.
La spiritualità ignaziana ci invita a contemplare l’azione dello “Spirito buono” al fianco e dentro la vita di ciascuno. Segno di questa azione è la “consolazione” spirituale ossia l’aumento, l’allargamento dell’orizzonte secondo speranza, fiducia e amore.
Ignazio descrive in questi termini l’azione dello Spirito e ci spinge a considerare che la tristezza, la sfiducia, la disperazione, l’odio, il rancore sono l’esatto contrario di ciò che lo Spirito vuole per noi.

 

Spunti di riflessione:

  • Quali luoghi del mio cuore richiedono ancora la luce della verità? Quali menzogne e tenebre mi abitano?
  • L’atteggiamento di fiducia, speranza e amore è quello consueto nella mia vita? Ossia, sono davvero aperto all’azione della Grazia nella mia vita o indugio nella tristezza, nella sfiducia e nella disperazione?