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Il dubbio, “padre” della fede

 

Oggi celebriamo l’Ascensione del Signore Gesù al cielo. Il brano di Matteo che la liturgia propone ci descrive la scena. Il mio invito non è tanto quello di entrare nel testo, proprio per l’eccessiva plasticità a cui espone, ma di soffermarci su un particolare che, rispetto appunto alla scena descritta potrebbe riguardare ciascuno di noi.

“Quando lo videro, gli si prostrarono innanzi; alcuni però dubitavano.” È una affermazione importante. Si tratta di una nuova apparizione del Risorto, l’ultima descritta dai Vangeli e, per quello che riguarda la nostra immaginazione, si presterebbe all’inventario dei supereroi della Marvel.

Ricordo che, dalla Resurrezione in poi, stiamo in quella dimensione che in questi giorni abbiamo chiamato “meta-storia”. I fatti narrati sono fuori dalla nostra portata. Raccogliamo, quindi, le esperienze raccontate individuando, di volta in volta, le coordinate che ci sono più prossime. Notiamo che si tratta di coordinate che hanno sempre sapore “ecclesiale”. Tutti, infatti, più o meno esplicitamente, hanno forti riferimenti ai due “sacramenti” ante litteram del Battesimo e dell’Eucarestia.

In questo testo in particolare, ci si riferisce esplicitamente al Battesimo.

Gesù, chiudendo la sua esperienza storica, invita i discepoli a fare del Battesimo il luogo di edificazione della comunità. E va via, si allontana, ricordando però che Lui ci sarà sempre. Lo stesso diceva Gesù in Giovanni, riferendo però il suo “rimanere” al dono dello Spirito.

Ora, in entrambi i contesti, la presenza dello Spirito è fondamentale: in Giovanni viene menzionata esplicitamente, mentre in Matteo viene intuita nella prassi battesimale, alla quale Cristo stesso si sottopose.

Desumiamo che il modo ordinario della presenza del Signore nel mondo, dopo la Resurrezione e, oserei dire, anche prima, è l’azione dello Spirito nella comunità credente e, più in generale, nella comunità degli “uomini inquieti”, uomini, cioè, il cui cuore continua a porsi domande, la cui ricerca, innanzi al sepolcro vuoto, di una vita che vince la morte, non è affatto appagata.

Qui si colloca il versetto che riprendevo prima: alcuni pur inginocchiandosi, dubitavano.

Il dubbio non è nemico della Fede, ma ne è innanzitutto “padre”. Solo il dubbio, infatti, genera la fiducia. Se non dubitassimo, neppure dovremmo fidarci. Avremmo immediate evidenze, certezze, sicurezza. Non ci sarebbe bisogno di Fede. Il dubbio è, quindi, la condizione di esistenza di una Fede matura.

Dico il dubbio, quello vero: le domande aperte, le inquietudini che, rispetto a Dio, conserviamo nel cuore. Non parlo di quello scetticismo, spesso complottista, che ci rende fanfaroni, ma della legittima reazione del cuore innanzi alla profondità del Mistero. Il “Mistero”, infatti, come tale, non può esaurirsi. Ed è vero che Gesù è Rivelazione del Mistero di Dio. Ma, appunto, ri-velazione, un nuovo velo posto sulla realtà di Dio. Un velo che al contempo mostra e nasconde. Per questa ragione continuiamo a parlare di “meta-storia”.

Questo non significa che la nostra Fede debba nascere da un atteggiamento irrazionale. La Fede è anche ragionevolezza, e sin dall’inizio. Oppure non è Fede affatto, ma fideismo.

Dobbiamo, piuttosto, allargare il nostro concetto di ragionevolezza: non è razionale solo ciò che è, appunto “razionalmente dimostrabile”. È razionale anche la nostra intuizione fondata su evidenze, su “illuminazioni”. La differenza è che la ragione dimostrativa procede per passaggi conseguenti e argomentati. L’intuizione non richiede, invece, dimostrazioni e il suo obiettivo è la sufficiente “credibilità” di quanto affermato.

Qui, il dubbio rimane, ma è superato dalla libertà, dalla volontà e dalla affettività del soggetto al quale “può bastare” che quanto intuisce sia “sufficientemente credibile”.

Capiamo così come sia possibile che fiducia e dubbio coesistano nello spazio di una medesima prospettiva. E, in fondo, anche la scienza funziona così, nell’applicare il suo metodo: una prima intuizione viene confermata da esperimenti ed esperienze, che, se dimostrati, portano alla formalizzazione di una “legge” all’interno di uno specifico paradigma, di uno specifico sistema di riferimento, interpretazione della realtà che permette di affermare positivamente il “come” dei fenomeni, le loro cause e le loro conseguenze. Senza l’intuizione iniziale, non avremmo progresso scientifico.

Fede e scienza, come vedete, non si allontanano poi troppo. Alcune affermazioni scientifiche restano soltanto “ipotetiche”, modelli possibili e credibili che, però non sono stati ancora, in parte o del tutto, dimostrati.

Scendendo ad un piano più esistenziale e concreto, per la nostra esperienza possiamo sentirci ben accolti tra quelli che chiamiamo “cercatori di Assoluto”, proprio in forza dei nostri dubbi.

E, in fondo, chi nella vita non dubita mai genera, al massimo, diffidenza. Fino alle rigidezze e agli estremi: possono, addirittura e, spesso, a ragione, impaurire.

 

 

Spunti di riflessione:

  • Quali dubbi ospito nel mio cuore? Quali dubbi mi mettono in cammino, innescano la mia ricerca?
  • Come li affronto? Batto in ritirata nei miei comfort rassicuranti o li sciolgo frettolosamente e senza la fatica della ricerca, magari soltanto “per sentito dire”?