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Domenica dedicata a celebrare la SS. Trinità.

  1. Ignazio, al tempo di Manresa, soleva pregare separatamente il Padre, il Figlio e lo Spirito. Aggiungeva anche una preghiera alla SS. Trinità nel suo complesso… salvo poi chiedersi come mai le sue preghiere fossero 4 se 3 erano le Persone Divine. Curioso, no?

In realtà, la questione teologica della SS. Trinità è importante e delicata tanto da costituire un trattato a sé negli studi teologici.

Dalla Rivelazione, ciò che sappiamo è che Cristo si è rivolto a Dio chiamandolo Padre. La comunità degli Apostoli ha, poi, riconosciuto in Gesù il Figlio inviato dal Padre. Nel Vangelo di Giovanni in modo particolare, si fa riferimento allo Spirito di Verità, al Consolatore, che il Padre avrebbe inviato e che avrebbe ripreso da Gesù i suoi gesti e le sue azioni, trasformandole nel patrimonio della Chiesa intera. Tutta la vita della Chiesa è, infatti, vita nello Spirito.

Questo la Rivelazione ci ha trasmesso. Secondo categorie umane, vicine alla nostra sensibilità e alla stessa sensibilità umana di Gesù.

La storia della Chiesa ha approfondito il tema e, con Sant’Anselmo, si è arrivati, a mio avviso, ad un vertice irripetibile della riflessione teologica su Dio: Dio è quanto supera l’idea più grande che noi possiamo avere di lui. Solo quando il nostro pensiero arriva al suo culmine, ecco che lì inizia Dio.

Se fosse solo così, davvero nulla potremmo, però, dire di lui. Siamo chiamati, quindi, a mettere insieme il contenuto rivelato con quanto la filosofia, il pensiero umano, l’approfondimento patristico, nei secoli, hanno raccolto.

Ma, ancora, se tutto si esaurisse qui, saremmo innanzi ad un tentativo di speculazione teologica, trattando Dio come oggetto del nostro studio e non come orizzonte di senso e compagno sulle strade della vita.

È utile allora, proprio dalle conquiste teologiche del passato, tirare fuori la dinamica principale, il nocciolo che può aiutarci a meglio vivere e seguire e, poi, comprendere e amare il Dio di Gesù Cristo.

Ed io credo che questo nocciolo stia nella nozione stessa di “Relazione”. Il Dio cristiano non è un blocco di marmo, non è un monolite.

Il Dio di Gesù Cristo è relazione sin dall’eternità. È relazione nella sua stessa natura più intima. È Dio-sociale, se vogliamo. Il senso della sua unità profonda, della sua stessa divinità è frutto di una relazione. “L’amante” Padre che totalmente si dà “all’amato” Figlio, il quale, “nell’amore” che è lo Spirito Santo che lo abita, sceglie di restituirsi e darsi al Padre e agli uomini per intero, ricapitolando in sé tutta quanta la vita del mondo.

“Amante”, “Amato” e “Amore”: il Dio di Gesù Cristo è il “Dio-Amare”, un infinito presente, azione continua che riassume in un solo abbraccio, in un solo orizzonte di senso tutto l’esistere e l’esistente.

Con Agostino, come vedete, il linguaggio ci aiuta, come lo fa la matematica, fornendoci il concetto di “infinito” o come lo fa la filosofia, offrendoci secoli di “riflessione sull’essere”.

Per quanto sta alla nostra via, alla via e al cammino di noi esseri umani, un movimento di questo grande Dio-Amare risulta particolarmente significativo: noi siamo parte di questo mistero d’amore, in Gesù Cristo che, oltre che vero Dio, è anche vero uomo. Uomo come noi. In lui, l’umanità viene accolta per intero nel mistero di Dio, nel suo essere-relazione originaria e originante.

Se siamo messi a parte di questo Amare, partecipiamo anche, in qualche maniera, della stessa natura divina, del suo stesso essere spirituale, del suo Amore.

Questo ci fa capaci, a nostra volta, di amare, indipendentemente dal riconoscere il Dio di Gesù Cristo come Dio della nostra esistenza. Nel racconto di Genesi, infatti, l’uomo è immagine e somiglianza del Dio Creatore: ogni uomo, non solo “l’uomo battezzato”!

Nel mistero della Croce, anche coloro che rifiutano il suo amore sono messi a parte di questo abbraccio, dovessero anche rifiutarlo in eterno. Questa sarebbe la loro condanna: sperimentare l’amara solitudine di chi non vuole aprirsi all’amore.

Se è vero tutto questo, la festa di oggi non è solo o tanto festa di Dio nel suo incomprensibile e folle mistero: è innanzitutto festa dell’uomo e della sua capacità di amare. La festa di oggi è festa dell’Amore.

 

 

Spunti di riflessione:

  • Oggi, più che suggerirvi delle domande, vi invito ad un esercizio pratico: provate a dedicare del tempo, un semplice e gratuito tempo, alla bellezza del creato, dell’arte… ad un cielo stellato, ad un tramonto, ai colori dell’alba e provate in quel momento a sentire per ciascuno di voi tutto l’amore che Dio è e da.