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  • ANNO IGNAZIANO [maggio 2021-luglio 2022]

Meditazione Gio 10 Giugno

Meditazione Gio 10 Giugno

Meditazione Gio 10 Giugno 440 277 Chiesa del Santissimo Nome di Gesù all’Argentina

Riconciliati poi va e offri

 

Matteo 5, 20-26

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Io vi dico: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.
Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai”; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna.
Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono.
Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione. In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo!».

 

 

Gesù, nel vangelo di oggi, ci invita ad avere una giustizia che ecceda i limiti della legge: cioè quella del Padre che ama, perdona e salva gratuitamente i suoi figli.

Chi non si adopera a crescere in questa giustizia “eccessiva” di amore, a diventare perfetto-santo come Dio è perfetto e santo, non potrà entrare nel Regno dei cieli, perché non riconosce l’altro come fratello.

La perfezione che dobbiamo ricercare non è quella della legge, ma quella dell’amore.

L’uomo che non riconosce nelle dieci Parole, nel Decalogo, una legge di amore, è come gli scribi che giudicano senza comprendere, che si fanno schiavi della legge e non servi dell’amore.

La salvezza che il Signore opera già ora in mezzo a noi è farci passare dalla schiavitù al servizio nella carità; dalla paura della punizione alla speranza di essere accolti come amici e figli amati.

Il Signore non è venuto per abolire la Legge, ma per portarla alla perfezione, a una perfezione di amore che avviene in un ascolto e in un dialogo con lui che è Amore.

Se una lettura minimale della legge invita a non uccidere fisicamente l’altro; una lettura più perfetta indica la necessità di non uccidere neppure interiormente il fratello attraverso l’ira, il disprezzo e la demonizzazione.

Tante volte ci capita di dire: non ho peccato, perché non ho ucciso nessuno. Ma è proprio così?

Il vangelo di oggi ci mette in guardia: dobbiamo superare il minimalismo legalistico per entrare in un magis, in un di più che il Signore stesso ci rivela.

Già l’ira è un omicidio del cuore, perché è un moto interiore verso l’altro che lo uccide come fratello, per trasformarlo in nemico.

Anche il disprezzo è l’uccisione interiore dell’altro, perché spoglia il fratello della sua dignità, lo denigra fino ad annullarlo.

Ma più pericolosa è la demonizzazione, perché uccide l’altro nella sua potenzialità di bene: fa di esso un male, il mio male da eliminare.

Chi coltiva in cuore queste tre sentimenti mortiferi non può presentarsi all’altare del Signore.

Il Vangelo è chiaro: non si può celebrare degnamente il Padre e la salvezza che il Figlio ci ha donato, cioè la vita, senza riconoscerci figli e fratelli tra noi.

Il primo passo non spetta all’altro, ma spetta a me: tutta la nostra vita deve essere un cammino di riconciliazione con il fratello, prima di esserlo con il Signore!

Non importa avere ragione o torto – che è l’atteggiamento degli scribi – ciò che conta è comprendere che non si può essere figli se prima non ci riconosciamo fratelli – questo è l’atteggiamento del Signore, che è veramente figlio perché si è fatto veramente nostro fratello.

La legge dell’amore ci fa uscire dalla mentalità del debito per immetterci in quella del perdono, cioè del dono per l’altro.

 

Nella preghiera chiedo la grazia di sentirmi perdonato e riconciliato per poter perdonare