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Sono venuto perché abbiano la vita

 

 

Luca 17, 20-25
In quel tempo, i farisei domandarono a Gesù: «Quando verrà il regno di Dio?». Egli rispose loro: «Il regno di Dio non viene in modo da attirare l’attenzione, e nessuno dirà: “Eccolo qui”, oppure: “Eccolo là”. Perché, ecco, il regno di Dio è in mezzo a voi!».
Disse poi ai discepoli: «Verranno giorni in cui desidererete vedere anche uno solo dei giorni del Figlio dell’uomo, ma non lo vedrete. Vi diranno: “Eccolo là”, oppure: “Eccolo qui”; non andateci, non seguiteli. Perché come la folgore, guizzando, brilla da un capo all’altro del cielo, così sarà il Figlio dell’uomo nel suo giorno. Ma prima è necessario che egli soffra molto e venga rifiutato da questa generazione».

 

 

Nel corso della storia a più riprese sono sorte realtà, istituzioni umane, che hanno preteso di instaurare un ordine nuovo, definitivo, un’era di pace e prosperità. E ogni volta questi tentativi si sono dimostrati fallimentari, utopici, con grande strascico di violenze e sofferenza.

Se guardiamo a questo tipo di eventi, possiamo ben capire la parola di Gesù che ci mette in guardia quando qualcuno salta su a proporsi come leader di un mondo nuovo, di una società finalmente giusta e ben ordinata. Ancora di più dobbiamo essere accorti e non credere a quanti ammantano le loro proposte di un’aria religiosa, come se fossero loro il Messia che porta con i suoi seguaci il Regno di Dio sulla terra.

Il Regno di Dio invece è già venuto, è stato inaugurato da Gesù, con la sua presenza nella storia in mezzo a noi, con le sue parole e le sue azioni eterne, immortali, né ce n’è un altro, che possa venire diversamente da lui: se vogliamo davvero scorgere “i segni dei tempi”, come invita a fare il Concilio (cfr Gaudium et spes n. 4), allora dobbiamo guardare a ciò che non attira l’attenzione, a quanto è più quotidiano, semplice e umile, ma carico d’amore. Perché il Re-Messia non grida nelle piazze, non spezza una canna incrinata, né soffia su una candelina che sta per spegnersi (cfr Is 42,1-9), ma si pone a servizio dell’umanità, tutto quello che dice e fa è in vista della vita: sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza (cfr Gv 10,10).

Inoltre, se c’è un modo in cui il Regno di Dio è venuto e viene nella storia, questo è la Pasqua: morte e resurrezione. Chi si propone come leader di un ordine nuovo e giusto si guarda bene dal soffrire, dal pagarne personalmente le spese, ma inevitabilmente opprime gli altri e gli impone un carico di sofferenza che lui o lei si guardano bene dal portare e tantomeno propone ai suoi di portare a beneficio altrui.

Invece Gesù non ha fatto così, ha sempre avvertito i suoi discepoli: il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti (cfr Mc 10,45); e Se qualcuno vuol venire dietro di me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua (cfr Mc 8,34).

Il Regno di Dio non viene con le rivoluzioni o i movimenti di piazza, ma molto più dolcemente, con amore e nell’amore, come leggiamo dalla 1a lettura, questa brevissima lettera che Paolo scrive a Filemone, il padrone di uno schiavo, Onesimo, che è fuggito e quindi meriterebbe la morte, mentre Paolo esorta il suo padrone non solo a riprenderlo con sé, ma a trattarlo come un fratello in Cristo. È questa la rivoluzione: Paolo non chiede di abolire la schiavitù, non può farlo per evidenti limiti culturali, in quanto al suo tempo era normale e fuori discussione che esistessero gli schiavi. Ma dentro questo ordine sociale – che grazie a Dio col tempo abbiamo imparato a riconoscere come ingiusto e disumano – chiede di agire con amore. Questo non cambia l’ordine in sé, ma immette nella storia un germe di cambiamento, crea un esempio perché altri facciano lo stesso: se sono credenti, nel nome di Gesù e per fedeltà a Dio, in vista del Regno che viene in modo definitivo; se non lo sono, per fedeltà all’uomo e alla storia che ci insegna come perseguire davvero la pace e la prosperità.