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  • ANNO IGNAZIANO [maggio 2021-luglio 2022]

Meditazione Gio 17 Giugno

Meditazione Gio 17 Giugno

Meditazione Gio 17 Giugno 440 277 Chiesa del Santissimo Nome di Gesù all’Argentina

Semplicemente Padre

 

Matteo 6, 7-15

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate.
Voi dunque pregate così:
Padre nostro che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti
come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non abbandonarci alla tentazione,
ma liberaci dal male.
Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe».

 

 

Proseguendo la lettura del cap. 6 del vangelo di Matteo ci imbattiamo nella preghiera del Padre nostro, forse le parole più usate e più commentate nella storia della cristianità. Soffermiamo, allora, la nostra attenzione sui versetti che incorniciano quelli della tradizionale preghiera.

Innanzitutto, colpisce l’invito iniziale a diffidare dall’abbondanza di “parole” nella preghiera. Tralasciando la possibilità di fare qui una lectio sulla preghiera nell’antico Israele, andiamo dritto al nostro modo di pregare e alle sue, a volte, amare conseguenze.

Le parole, come tutti gli strumenti, possono logorarsi: lo stesso vale nella vita di preghiera. Le formule precostituite possono diventare aride e lasciare il posto ad una meccanicità vuota di senso.

È singolare, allora, notare come l’invito alla preghiera del Padre Nostro sia concluso dal rimarcare le azioni concrete che riguardano il perdono. Sembra quasi di vedere racchiusa la forza di questa preghiera proprio nell’orizzonte del perdonare. Mi pare di leggerci un invito alla prassi.

La preghiera può diventare arida se non le lasciamo seguire azioni concrete che mirano alla trasformazione delle strutture sociali. Se rimaniamo, infatti, vincolati al piano della pura contemplazione, senza avere, almeno come orizzonte mentale, l’intero mondo e l’uomo in esso, anche lo stile di preghiera più alto ed elevato corre il rischio di non dire più nulla.

 

Spunti di riflessione:

  • La mia preghiera mi accompagna verso azioni concrete che mirino alla trasformazione delle strutture sociali o vivo nell’intimismo la mia relazione con il Signore?