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Meditazione GIo 18 Febbraio

Meditazione GIo 18 Febbraio

Meditazione GIo 18 Febbraio 440 277 Chiesa del Santissimo Nome di Gesù all’Argentina

Chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà

 

 

Lc 9, 22-25

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Il Figlio dell’uomo deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno».
Poi, a tutti, diceva: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. Chi vuole salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà. Infatti, quale vantaggio ha un uomo che guadagna il mondo intero, ma perde o rovina se stesso?».

 

 

 

 

 

Il cammino quaresimale è a volte vissuto come un momento di aggiuntive privazioni e fatiche alle tante che già abbiamo! Se letto in quest’ottica il Vangelo di oggi rischia di appesantirci e renderci inutilmente tristi!

La Quaresima è il cammino per ritrovare il senso della nostra esistenza, per riscoprire il dono che siamo noi stessi; ma in che senso siamo un dono se poi la vita non ci priva di fatiche e sofferenze? In che senso il Signore ci chiama a prendere la croce? La preghiera di colletta nella messa di oggi lo dice esplicitamente: “Ispira le nostre azioni, Signore, e accompagnale con il tuo aiuto, perché ogni nostra attività abbia sempre da te il suo inizio e in te il suo compimento”. Quindi la chiamata è non alla croce ma al seguire Gesù e agire ispirati da Lui. Il dono che siamo non è né qualcosa di statico né slegato dal donatore o dal destinatario, ma è la vita stessa nella storia che viviamo attraverso gioie e fatiche in quanto attirati dalla Vita di Cristo.

Il senso della vita, ciò che dispone il nostro pellegrinare, è orientato solo da ciò che è convincente, che è reale e quindi credibile. La testimonianza che abbiamo nei Vangeli della vita di Gesù la rende credibile e pietra angolare del Regno di Dio, Gesù è il Re di eterna gloria! Come dice l’antifona all’alleluia. Un’eternità che ci attrae fin d’ora.

La chiamata che oggi Gesù fa nel Vangelo di Luca: “Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi sé stesso…”, va proprio nella direzione opposta ai molti messaggi e slogan che riceviamo ogni giorno, i quali ci promettono un qualcosa di definito, raggiungibile ed irrinunciabile, che ci serve per sentirci migliori, pieni di noi stessi, e quindi estremamente vuoti e guidati da passioni brevi e superficiali.

Il dono che ci fa Gesù non si basa su cose, né tanto meno su singole azioni, il dono che ci fa siamo noi stessi nella comunione con Lui. Egli che si dona per primo, è Lui che in quanto Figlio dà la sua vita, si prende la sua Croce nella sua reale umanità, non si nasconde dietro inganni, nella sua vita si carica della Croce. L’intenzione di Gesù è chiara: il suo amore è credibile perché ascolta il Padre e ama i fratelli e le sorelle. Segue questo e solo questo: l’Amore per il Padre e per i fratelli e le sorelle. Il donare la nostra vita per causa sua, di Cristo, nasce per la sua credibilità, perché il Cristo accetta di essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, accetta di soffrire ed essere messo a morte per noi. L’amore di Gesù per noi ci muove ad amare di più, come sottolinea Papa Francesco nella lettera enciclica “Fratelli tutti” al punto 95: “L’amore … ci fa tendere verso la comunione universale. Nessuno matura né raggiunge la propria pienezza isolandosi… fa convergere tutte le periferie verso un pieno senso di reciproca appartenenza. Gesù ci ha detto: «Voi siete tutti fratelli» (Mt 23,8)”.

La Quaresima è quindi una comprensione più intima dell’Amore, non è una privazione per mancanza, ma per una pienezza di Amore reale e quindi anche sofferto.

Le sofferenze posso essere davvero incomprensibili e insopportabili ma solo l’amore le può abitare e attraversare. Credo che tutti noi abbiamo degli esempi in tal senso. L’amore del Padre e del Figlio sulla croce sono davvero incomprensibili e insopportabili, ma questo non è uno slogan, non è un messaggio parziale che nasconde delle verità; restituisce, invece, il senso della vita senza nascondere il lato oscuro di questa: la croce.

Le letture di oggi ci invitano a guardare Gesù che volontariamente sceglie la Croce per noi e per il Padre, ad ascoltare come Egli entra nella nostra vita senza ipocrisie: Gesù fa quello che dice, ama l’umanità e di conseguenza si dona. Ci chiama ad agire mossi dall’Amore con cui Egli ci ama e non da passioni transitorie. Nell’amore non c’è rovina, solo l’amore passa dalla morte alla vita, solo l’amore dà alla vita il senso pieno ed eterno.