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L’altra faccia dell’amore: la libertà

 

Con il brano di oggi termina il grande discorso di Gesù nel vangelo di Matteo, soprannominato “discorso della montagna”, perché questa è l’indicazione di luogo che si dà all’inizio. Il discorso è rivolto ai discepoli ma anche alla folla, la quale si riconosce nelle parole appena pronunciate da Gesù.

Ma stupisce che la folla non sia convinta tanto da ciò che dice, ma dall’autorevolezza con la quale Gesù parla. Ci affanniamo spesso a cercare il significato nascosto in ogni testo della Sacra Scrittura, dietro e dentro ogni singola parola, tanto da dimenticare chi sta pronunciando questa parola, chi la Parola sia in realtà, ossia il Verbo di Dio fatto carne.

Ed ecco che oggi, allora, torniamo sul valore delle parole: quelle ascoltate, quelle pronunciate, quelle di giudizio e quelle di maledizione, quelle che benedicono e quelle che ringraziano e riconoscono.

Quante parole popolano la nostra vita ogni giorno! E tra tutte queste parole bisogna saper discernere. Capire, cioè, quali parole sono come roccia sotto i nostri piedi e quali scivolose come la sabbia. Quali sono le parole che vale la pena che “prendano corpo” nella nostra vita, si traducano in azioni concrete, e quali le altre che è bene che restino sullo sfondo… e che, magari, se non possono diminuire di numero, evitiamo almeno che possano aumentare. Già: perché più è grande la siepe di parole che facciamo crescere dentro la nostra vita, più è grande, tanto spesso, la confusione che ne deriva e l’insignificanza e la banalità di ciascuna di esse.

Per questo è fondamentale considerare che “Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli”. Non perché esista un piano di Dio “automatico”, da “grande burattinaio”: la nostra libertà è autentica, storica, vera. E chi gode di questa libertà deve mettere in conto che può sbagliarsi, che l’errore è parte del cammino: nessuno nasce con il libretto d’istruzioni!

A questo, del resto, è servita la morte di Cristo: lasciarci giocare, fino in fondo, la nostra libertà, errori inclusi. Dio ci ha amati prima e ben oltre ogni nostra colpa. Solo così l’amore per Dio e per gli altri sarà autentico: l’altra faccia dell’amore è proprio la libertà. Non è dato l’uno senza l’altra.

 

 

Spunti di riflessione:

  • C’è libertà nel mio amare?
  • Quali parole sono roccia nella mia vita e quali sabbia?