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Un solo corpo e un solo spirito

Oggi riprende la lettura continua del vangelo di Giovanni e il brano proposto rimette al centro le due dimensioni fondamentali del capitolo 6: la relazione fra Gesù e il Padre e il nuovo “Pane” offerto per la salvezza di coloro i quali crederanno.
Ancora una volta, proviamo a collocarci in una prospettiva post-pasquale per allinearci con il tempo liturgico all’interno del quale il nostro testo è proposto e che, oggettivamente, gli è più proprio a partire dalla condizione dello stesso autore.
In effetti, così facendo, ne risulta un ulteriore piccolo passo in avanti rispetto ai giorni passati: la resurrezione di Cristo, ri-velata nel sepolcro vuoto e accolta come scommessa, come possibilità, da quanti vogliono ascoltare, in profondità, il silenzio di quel sepolcro, apre a tutti il cammino verso la stessa vita eterna che annuncia.
Questo accade per la partecipazione al medesimo “Pane” che è realmente, secondo il testo, “carne di Cristo per la vita del mondo”. Il riferimento eucaristico è evidente: la presenza reale di Cristo, in corpo, anima e divinità è tale sotto le specie del Pane Eucaristico, secondo la dottrina cattolica.
Ed è proprio l’immagine del “pane” la chiave per comprendere come sia possibile che la salvezza assuma coordinate universali. Nell’istituire l’Eucarestia, infatti, Cristo non ci invita a farci “adoratori di pane”. È, semmai, la partecipazione, il poterne mangiare insieme, che si costituisce a mistero di salvezza per noi cristiani.
Mangiando del Corpo e bevendo del Sangue di Cristo, diventiamo sua carne, suo corpo, sua vita. La realizzazione piena del mistero eucaristico non sta solo nel pane e nel vino che il sacerdote offre con tutta la Chiesa e che lo Spirito Santo converte in Corpo e Sangue di Cristo, ma in ciascun uomo o donna che di questo Pane e di questo Vino si nutrono, fino a diventare un solo corpo in Cristo (cfr. 1Cor 12, 12-27).
È, infine, importante notare come, tanto nella prassi liturgica così come nelle stesse intenzioni di Giovanni, soprattutto al capitolo 14, risulti determinante esattamente l’azione dello Spirito Santo: l’invocazione dello Spirito diventa condizione necessaria per l’unità delle membra nell’unico Corpo di Cristo. In parole povere, per concludere, l’uomo, la sua storia, il suo dolore come la sua gioia, diventano il fine stesso della vita di Dio.
Chi è l’uomo? L’uomo è il sogno di Dio.

Spunti di riflessione:
– Che significa e come vivo, nella mia vita di ogni giorno, che l’avventura della mia vita è valsa l’incarnazione, la morte e la resurrezione del Figlio di Dio?
– In che termini vivo la partecipazione alla vita della Chiesa come via, per me, di speranza nella resurrezione?