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Meditazione Gio 4 Febbraio

Meditazione Gio 4 Febbraio

Meditazione Gio 4 Febbraio 440 277 Chiesa del Santissimo Nome di Gesù all’Argentina

Prese a mandarli

 

 

Marco 6, 7-13

In quel tempo, Gesù chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche.
E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro».
Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano.

 

 

 

La lettera agli Ebrei che la liturgia propone come prima lettura pone in confronto i due momenti costitutivi del popolo di Dio: l’assemblea del Sinai e l’assemblea del monte Sion.

Il parallelismo mette in evidenza la novità dell’esperienza cristiana.

Se la prima assemblea è avvenuta in una cornice di sconvolgimento cosmico che provoca un terrore sacro di fronte alla rivelazione di Dio, la seconda è caratterizzata dalla gioia e dal desiderio di comunione con il Signore.

Entrambi i momenti sono un’elevazione – avvengono sul monte – e sono esperienze della presenza di Dio, tuttavia se l’assemblea del Sinai rappresenta una tappa nel cammino, la comunione del monte Sion rappresenta la meta del nostro pellegrinare.

Se dal monte Sinai il popolo dovrà scendere per riprendere il suo viaggio, sul monte Sion la comunità degli eletti troverà la propria dimora.

L’elemento discriminante che segna la differenza tra le due esperienze è la Pasqua di morte e risurrezione del Signore Gesù, che ha inaugurato il definitivo incontro dei redenti con Dio.

Non sarà più il sangue di un animale sacrificale a sigillare l’alleanza, ma il sangue dell’unigenito Figlio di Dio che si è fatto mediatore di una alleanza nuova e definitiva.

La novità che ci costituisce è l’amore di Dio che ci ha raggiunti tramite Gesù, il testimone della misericordia di Dio verso di noi.

Il vangelo di Marco presenta invece la finalità della nostra vocazione: essere con il Signore per essere inviati nella missione.

Non solo siamo chiamati singolarmente e poi costituiti Comunità/Chiesa per essere con Gesù, ma siamo anche inviati.

È l’esperienza che facciamo in ogni eucaristia: ciascuno dalla propria realtà è chiamato intorno alla mensa della Parola e dell’eucaristia per essere costituito in un solo corpo attraverso la comunione al corpo sacramentale di Cristo, per poi essere inviato come testimone del vangelo. Tre livelli di una unica vocazione, tre chiamate che esprimono il passaggio dalla dispersione alla sequela, dalla sequela alla comunione, dalla comunione con Gesù e tra di noi alla missione verso tutti.

Una missione caratterizzata dalla povertà, ossia dalla totale fiducia in colui che ci manda a immagine di Gesù.

I discepoli devono essere muniti solamente del bastone del Vangelo e dei sandali della misericordia; debbono percorrere le vie degli uomini predicando la conversione del cuore e guarendo malattie e infermità.

La missione si delinea poi come una lotta contro il maligno che cerca di spegnere il desiderio del bene, il desiderio del cielo.

L’annuncio del discepolo è una parola che coinvolge e davanti alla quale prendere posizione, perché è testimonianza di vita!

Questo è dunque il compito del discepolo, di ogni battezzato: chiamare alla conversione e vincere il male operando il bene.

Il discepolo, allora, deve proclamare un messaggio e in esso giocarsi completamente, lasciando a Dio il risultato.

La prima testimonianza per ciascuno di noi è la fede nell’operare di Dio.

La missione non è un compito affidato solo ad alcuni, ma a tutti coloro che fanno parte della comunità cristiana.

 

Nella preghiera, chiedo al Padre di essere discepolo autentico: capace di fidarmi e affidarmi alla sua chiamata di amore, per poter essere inviato ad annunciare il vangelo della salvezza; e così ridonare il suo amore, la sua misericordia e il suo perdono che spalancano il cielo sulla terra.