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La novità di Cristo

 

Continua la sfilata delle autorità dell’Israele Antico innanzi a Gesù e Marco ci presenta oggi l’incontro con uno scriba. Agli scribi era affidata l’interpretazione e la custodia della Tradizione autentica. Non è un caso che la domanda di questi a Gesù riguardi allora il comandamento più grande, domanda alla quale Gesù dà una risposta organizzata intorno a ben due pilastri, quello di Dio e quello del prossimo.

Ben più interessante del merito del dialogo tra i due mi pare l’esito di questo. Da un lato, con il questionare stesso e, dall’altro, con una reciproca presa di coscienza.

Gesù, nell’ambito delle due grandi articolazioni del vangelo di Marco, prima della confessione di fede di Pietro al cap. 8 e dopo di essa, appare come l’incompreso e l’obiettivo della diffusione della sua dottrina si conclude in un fallimento.

Non mancano, però, dei segni che vanno in direzione opposta, specialmente nel caso dei guariti, a cui Gesù raccomanderà di custodire nel silenzio la propria guarigione e che, puntualmente, disattenderanno questa richiesta.

Quelli che più fatica faranno a capire qualcosa del Maestro saranno proprio i discepoli, che Gesù teneva più vicini a sé. A loro si oppone questo scriba di oggi, che prende coscienza della bontà della risposta offerta da Gesù alla sua domanda e che per questo “non è lontano dal regno di Dio”.

Scopriamo, così, come, al di là delle appartenenze politiche, ideologiche o di schieramento, entrare in una relazione personale con il Signore significa lasciarsi sorprendere dalla novità del suo dire e del suo fare. Novità perennemente rinnovata, in ogni incontro, in ogni epoca e in ogni contesto. Gesù è più grande dell’idea che possiamo, di volta in volta, maturare di lui.

 

 

Spunti di riflessione:

  • Mi lascio sorprendere dall’ulteriorità del Maestro rispetto alle definizioni, alle idee che di lui io stesso mi faccio?