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C’è gioia in cielo per ogni peccatore pentito

 

 

Luca 15, 1-10
In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».
Ed egli disse loro questa parabola: «Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova? Quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama gli amici e i vicini e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta”. Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione.
Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova? E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto”. Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte».

 

 

Il Gesù terreno era passato per le vie della Galilea, della Samaria e della Giudea in cerca delle pecore perdute della casa di Israele (cfr Mt 15,24). Ha rivolto il suo messaggio e la sua sollecitudine pastorale soprattutto a chi si era allontanato dall’Alleanza, affinché il Regno di Dio si rendesse presente in lui nella forma della misericordia, della guarigione e del perdono che il Padre offre a tutti, ma in particolare a chi più ne ha bisogno.
I giusti e i pii si risentono di questa predilezione, si sentono defraudati di un loro diritto, non riescono ad entrare nell’ottica di un dono gratuito concesso a chi non lo merita, sono chiusi in una mentalità selettiva ed escludente, invece di aprirsi alla comunione del Padre e del Figlio che vogliono includere nello Spirito santo ogni uomo e donna per farne membri del popolo, di un’unica grande famiglia umana.
E allora il Gesù risorto e glorificato chiama proprio uno di questi pii e integerrimi osservanti della legge, Paolo, circonciso all’età di otto giorni, della stirpe d’Israele, della tribù di Beniamino, Ebreo figlio di Ebrei; quanto alla Legge, fariseo; quanto allo zelo, persecutore della Chiesa; quanto alla giustizia che deriva dall’osservanza della Legge, irreprensibile, come leggiamo nella 1a lettura, e ne fa uno dei più grandi evangelizzatori delle prime comunità cristiane.
Questa azione sorprendente del Signore nella storia al di là della cerchia di quanti avevano conosciuto il Gesù terreno, quello storico e già lo annunciavano risorto e avevano creduto in lui, illumina due aspetti fondamentali della Personalità del Dio di Gesù Cristo.
Innanzitutto vediamo quanto sia libero di agire come, dove, quando e su chi vuole, anche su persone dalle quali bisogna guardarsi, pericolose e violente, come Paolo quando perseguitava i cristiani. Possiamo – e dobbiamo proprio perché cristiani, eredi di questa storia di cui proprio Paolo è uno dei grandi protagonisti – sperare e pregare affinché quanti oggi perseguitano i cristiani in vari modi in varie parti del mondo si convertano e facciano esperienza dell’Amore che perseguitano, talvolta addirittura in nome di Dio. Anche se spesso la religione non è la causa del conflitto, ma piuttosto questioni politiche ed economiche, è pur vero che a pagarne pesantemente le conseguenze sono uomini e donne inermi, senza alcuna colpa, da una parte e dall’altra e che l’identificazione del mondo nord-occidentale con il cristianesimo tout court e di quello sud-orientale con l’islam fondamentalista non aiuta il dialogo.
Ricordiamoci sempre che il Dio di Gesù Cristo è onnipotente, sì, ma nell’amore: non ha fatto morire Paolo, l’ha trasformato in un grande evangelizzatore a servizio del suo Regno di amore, pace e giustizia.
In secondo luogo possiamo vedere come, ai suoi occhi, tutti – ciascuno a suo modo – hanno bisogno di convertirsi. I peccatori trasgressori della legge, quelli che vivono in modo dissoluto e non si curano di cercare la volontà di Dio per la loro vita; ma anche gli osservanti, quelli che si ritengono giusti e irreprensibili, rigidi difensori dell’ortodossia e così finiscono per perseguitare gli altri o imporgli pesi che loro non toccano neanche con un dito. Ecco, sia gli uni, sia gli altri sono chiamati a conversione, a ritenere una perdita come dice Paolo, un danno piuttosto che un guadagno, tutto ciò a cui abbiamo dato valore in vista della nostra salvezza, che così spesso viene confusa con una falsa sicurezza basata sui mezzi umani invece che sulla potenza dell’amore di Dio rivelato in Gesù Cristo.
Conoscere questo Amore, come è successo a Paolo proprio mentre lo stava perseguitando con estremo zelo, è quanto di più sublime possa capitarci nella vita ed è questa la vita eterna: conoscere l’unico vero Dio e Colui che ha inviato (cfr Gv 17,3).
Che il Signore del mondo e della storia ce la conceda e ci allontani da quanto ci illude di essere nel giusto e nel vero per condurci alla Verità che è Gesù Cristo in persona (cfr Gv 14,6).