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Perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Sono proprio io!

 

Nel vangelo di oggi Gesù appare ai suoi discepoli prima mostrando che la sua resurrezione è nel suo vero corpo poi aprendo loro la mente alle Scritture.

 

Gesù quindi vuole costituire una comunità fondata saldamente non in una apparizione di un fantasma ma nella presenza fedele di una persona in carne ed ossa.

 

In effetti c’è una bella differenza fra una vita che non finisce come quella testimoniata dal Risorto e l’apparizione di un fantasma. In altre parole qui c’è in gioco l’identità del cristiano, la concretezza della sua sequela dietro ad un Gesù, persona reale e tangibile che mangia pesce arrostito davanti allo sguardo sbalordito dei suoi discepoli.

 

Anche noi possiamo chiederci se Gesù non stia diventando un fantasma nella nostra vita, se non stia diventando una figura sempre più evanescente da cui non sboccia alcun impegno concreto nella nostra vita quotidiana. La nostra fede diventerebbe così sempre meno incisiva, vana, consolatoria, senza aprirci veramente alla novità dirompente del Gesù vivente in mezzo a noi.

 

Nella seconda parte del vangelo poi Gesù apre le menti dei discepoli alla lettura della storia della salvezza, da «Mosè, ai profeti e ai salmi». La memoria e la rilettura della storia diventa quindi una seconda caratteristica del discepolo testimone del risorto, alla sua luce noi diventiamo capaci di leggere il nostro passato come una storia di liberazione vissuta senza alcun merito. Propria questo riconoscersi oggetto della cura di Dio diventa in noi la molla decisiva per poter annunciare il risorto ovunque la vita ci porterà.

 

L’incontro con il Gesù risorto è quindi finalizzato a farci annunciatori ben fondati nella concretezza della sua presenza in mezzo a noi e ben capaci di ricordare con gratitudine il nostro passato così beneficato dal passaggio di Dio nella nostra vita.

 

Nella meditazione di questi giorni quindi la concretezza dell’incontro con Gesù e la memoria grata del passato possono diventare sempre più presenti nella mia preghiera.