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Dio era lì, e io non lo sapevo

 

Celebrata Pentecoste e chiuso, quindi, il Tempo Pasquale, riprendiamo il Tempo Ordinario della Chiesa, il cui andamento avevamo interrotto con l’inizio della Quaresima.

Il Vangelo di oggi ha diversi punti importanti. Il principale e più problematico, a mio avviso, è raccolto nella frase “Che cosa farà dunque il padrone della vigna? Verrà e sterminerà quei vignaioli e darà la vigna ad altri”.

Come leggere un versetto così terribile?

Ci sono due diverse chiavi di lettura. La prima è secondo il Rib, ossia il genere letterario (giuridico) di disputa, che nell’Antico Testamento serviva a difendere il diritto dell’innocente ingiustamente maltrattato a partire dalla sua stessa passione per la giustizia e per la vita. Gesti impetuosi, quasi violenti, troverebbero spiegazione nella passione che, in questo caso, il Padrone della vigna ha per ciò che gli appartiene e che ha di più caro al mondo.

Questa chiave ermeneutica è più legata ai tecnici, agli addetti ai lavori e risulta, spesso, di difficile comprensione.

Ne esiste un’altra, più storico-narrativa. I vangeli, scritti dopo la Pasqua del Signore, si arricchiscono di quanto la comunità cristiana che li compone si trova poco a poco a vivere. Il Vangelo di Marco, pur essendo tra i primi scritti del Nuovo Testamento per antichità, testimonia la violenta repressione delle continue rivolte che si verificavano in Palestina e, probabilmente, intuisce e presagisce il crescendo dell’azione militare romana che nel 70 d.C. avrebbe portato addirittura alla distruzione di Gerusalemme. Di questo crescendo drammatico si dà una lettura storico-salvifica: la vigna della Salvezza, l’eredità del Popolo Santo di Dio è passata da chi la reclamava per genìa, per diritto di nascita, a chi, invece, la riceve, per partecipazione battesimale, dalla morte e resurrezione di Gesù.

Mi focalizzerei esclusivamente su questo aspetto: i fatti della grande Storia e della piccola storia di ciascuno vengono riletti costantemente, in tutta la Scrittura, in termini storico-salvifici. Dio era lì, nelle cose della vita, e io non me ne ero accorto. “E io non lo sapevo” esclama Giacobbe rileggendo la sua storia personale.

Questo implica che l’azione di Dio nella Storia e nelle storie è possibile sempre a partire da una rilettura di fatti meramente umani ai quali viene dato valore di rivelazione e salvezza, attribuendoli alla diretta volontà di Dio. In realtà, è Israele a determinare, con la sua insubordinazione, la repressione romana, mentre questa viene attribuita alla volontà di Dio. Ma, accanto a questa rilettura, ne viene fatta un’altra: come è possibile che la salvezza, che era dei Giudei, sia stata estesa ad ogni uomo? La risposta che viene offerta fa risalire, anche qui, alla volontà di Dio i fatti e li giustifica con l’arroganza dello stesso popolo eletto, evidente nell’indebita appropriazione che, nei secoli, questo stesso popolo aveva, della salvezza, realizzato. La Nuova Alleanza in Cristo, così, coinvolge tutta l’umanità e supera, di fatto, l’antico patto, che riguardava solo Israele.

Come il Paradiso venne offerto ad Adamo ed Eva, immagine di tutto il genere umano, così, adesso, dopo la morte e resurrezione di Cristo, la salvezza torna a diventare appannaggio di tutta quanta l’umanità nuova che nasce dalla Chiesa.

 

 

Spunti di riflessione:

  • Quali momenti della mia vicenda personale mi spingono ad una interpretazione storico-salvifica, ossia a rintracciare proprio nei fatti della mia vita, a posteriori, la presenza e l’azione di Dio nel mio vissuto?