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Meditazione Lun 15 Febbraio

Meditazione Lun 15 Febbraio

Meditazione Lun 15 Febbraio 440 277 Chiesa del Santissimo Nome di Gesù all’Argentina

Perché questa generazione chiede un segno?

 

 

Marco 8, 11-13

In quel tempo, vennero i farisei e si misero a discutere con Gesù, chiedendogli un segno dal cielo, per metterlo alla prova.
Ma egli sospirò profondamente e disse: «Perché questa generazione chiede un segno? In verità io vi dico: a questa generazione non sarà dato alcun segno».
Li lasciò, risalì sulla barca e partì per l’altra riva.

 

 

 

 

La parola che ricorre più frequentemente in questi pochi versetti del Vangelo è segno.

Che cos’è un segno?

Il segno, in greco seméion, è qualcosa che rimanda a una realtà altra da sé; una realtà eccedente, che il segno non può e non vuole esaurire.

Proprio per questa caratteristica, il segno è aperto a diversi gradi di interpretazioni ma anche al rischio di fraintendimenti.

Il segno che Gesù ha dato all’inizio del capitolo ottavo di Marco è la seconda moltiplicazione dei pani. Gesù, vista la fame della folla che lo aveva seguito e ascoltato, mosso a compassione per loro, moltiplica i sette pani presenti, o meglio li spezza e li affida ai suoi discepoli perché li offrano alla folla.

Il segno del pane rimanda immediatamente all’amore di Dio per un’umanità affamata non solo di pane materiale ma anche di verità.

Marco, attraverso questo segno, ci invita alla condivisione, a spezzare tra noi le risorse che abbiamo, nella certezza che non ne mancherà per nessuno; anzi ne avanzerà pure con abbondanza.

C’è però un significato secondo di questo segno: il pane spezzato rimanda al mistero pasquale, cioè all’Eucaristia e più ancora al corpo spezzato sulla croce che diventa fonte di vita e di grazia per tutta l’umanità.

È la realtà dell’amore folle di Dio per l’uomo, a cui siamo sacramentalmente ripresentati e a cui attingiamo grazia ogni volta che celebriamo la santa Messa.

Alla compassione e all’amore di Dio per noi, fa eco la tentazione farisaica che si annida nel cuore di ogni uomo e che invita a pretendere segni ulteriori, segni più potenti di un pane spezzato, per poterci fidare veramente di Dio. È la tentazione subdola che mi fa domandare: ma Dio mi ama davvero? oppure Dio esiste o è una proiezione dei miei bisogni di vita e di salvezza?

Proprio perché Dio si propone e non si impone, di fronte ai suoi segni, possiamo rimanere increduli.

Gesù risponde con durezza, ma anche in modo disarmato che oltre al segno della sua vita data per noi, non ha più nulla da dire o da dare.

Dio vive in una continua realtà di donazione e di offerta, nell’attesa che noi comprendiamo e accogliamo il suo unico segno di amore.!

 

Nella preghiera chiedo la grazia di intendere il suo linguaggio di amore, che supera e eccede ogni mia attesa. Chiedo di avere la pazienza e di fidarmi di quell’unico segno che lui può dare.