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Meditazione Lun 15 Marzo

Meditazione Lun 15 Marzo

Meditazione Lun 15 Marzo 440 277 Chiesa del Santissimo Nome di Gesù all’Argentina

La preghiera di intercessione

 

Giovanni 4, 43-54

In quel tempo, Gesù partì [dalla Samarìa] per la Galilea. Gesù stesso infatti aveva dichiarato che un profeta non riceve onore nella propria patria. Quando dunque giunse in Galilea, i Galilei lo accolsero, perché avevano visto tutto quello che aveva fatto a Gerusalemme, durante la festa; anch’essi infatti erano andati alla festa.
Andò dunque di nuovo a Cana di Galilea, dove aveva cambiato l’acqua in vino. Vi era un funzionario del re, che aveva un figlio malato a Cafàrnao. Costui, udito che Gesù era venuto dalla Giudea in Galilea, si recò da lui e gli chiedeva di scendere a guarire suo figlio, perché stava per morire.
Gesù gli disse: «Se non vedete segni e prodigi, voi non credete». Il funzionario del re gli disse: «Signore, scendi prima che il mio bambino muoia». Gesù gli rispose: «Va’, tuo figlio vive». Quell’uomo credette alla parola che Gesù gli aveva detto e si mise in cammino.
Proprio mentre scendeva, gli vennero incontro i suoi servi a dirgli: «Tuo figlio vive!». Volle sapere da loro a che ora avesse cominciato a star meglio. Gli dissero: «Ieri, un’ora dopo mezzogiorno, la febbre lo ha lasciato». Il padre riconobbe che proprio a quell’ora Gesù gli aveva detto: «Tuo figlio vive», e credette lui con tutta la sua famiglia.
Questo fu il secondo segno, che Gesù fece quando tornò dalla Giudea in Galilea.

 

 

 

In questo tempo in cui siamo a debita distanza i cristiani stanno riscoprendo la preghiera d’intercessione. Stiamo pregando molto per le persone che ci mancano, che non incontriamo con la stessa frequenza di prima, o che addirittura non vediamo da mesi o, infine, che ci hanno lasciato definitivamente.

Come insegnò il Cardinal Carlo Maria Martini, la preghiera d’intercessione non è il tentativo di cambiare Dio, ma la supplica di rendere partecipe qualcun altro ai doni di Dio. La preghiera di intercessione è la condivisione di qualcosa di prezioso in cui si spera e si crede, e perciò la base della fratellanza. Chi intercede presso Dio per qualcun altro, progressivamente, nella speranza, entra a far parte del progetto stesso di Dio, nel piano della riconciliazione. L’intercedere è quindi una conversione, un servizio che ci rende figli nel Figlio, testimoni della mediazione. L’intercessione è una preghiera che ci fa crescere nella speranza, nella fede e nella carità facendoci partecipi al corpo di Cristo.

Il Vangelo di oggi è proprio questo: l’intercessione di un padre per un figlio. L’esperienza che fa quest’uomo ha una dinamica che possiamo sperimentare di giorno in giorno. Gesù alla richiesta disperata del padre afferma solo: «tuo figlio vive», è quello che spesso sperimentiamo: un Signore che sembra lontano, Gesù sembra attendere qualcosa e il padre che intercede aumenta la sua fede, la sua speranza.

C’è una progressione che richiama subito l’attenzione del lettore. Il padre è una figura “calda” emotivamente, si muove, si agita, corre. Vediamo un avanzamento nel racconto: il funzionario del re, diventa uomo che crede e alla fine padre che riconosce; ma anche c’è un bambino che è malato, ma in greco bambino significa anche schiavetto, che alla fine è chiamato figlio: uno schiavo che diventa figlio. Capiamo che l’intercessione che fa il padre verso Gesù sta guarendo una relazione, anzi, in modo sorprendente, guarendo il figlio, dona la vita piena all’intercessore, al padre!

Il tema dell’intercessione è esplicitato fin dall’inizio del Vangelo, infatti, Gesù torna in Galilea dopo che nella sua terra, Giudea, nessuno gli presta ascolto, in pochi gli credono e chiedono! Come il fariseo che si crede uomo di fede comparandosi al pubblicano (cf. Lc 18,9-14), in Giudea peccano di presunzione! In Galilea, invece, Gesù viene accolto da questo funzionario e dalla gente. La differenza tra Giudea e Galilea è grande, nella sua terra Gesù è “quello che è conosciuto”: nessuna domanda, tanti luoghi comuni, e quindi nessuna intercessione, perché mettersi in gioco con il figlio del falegname?

Così il Vangelo ci aiuta a distinguere due parti di noi: quella che prega sapendo già cosa vuole e soprattutto cosa otterrà, la nostra Galilea, e quella che prega disponibile a fare un cammino, la nostra Giudea. La preghiera è conversione quando cerca la vita, e la vita in relazione, come questo funzionario. Il primo tipo di preghiera, quella che sa già, è più vicina ai nostri ragionamenti, quando comprendiamo, quando facciamo complessi ragionamenti anche biblici, ma senza ascoltare minimamente cosa Dio ha da dirci.

Quindi intercedere significa convertirci: Perché dobbiamo convertirci? Perché chiediamo i doni di Dio, perché vogliamo i segni ma non il donatore! Ma il frutto tolto dall’albero secca e muore! Mentre Dio ci propone di essere tralci con Lui: vivi e fertili. Il passaggio da essere consumatori a essere coeredi non è immediato, serve un cammino, soprattutto serve desiderarlo. Il Signore, che è Pedagogo, aspetta con i suoi silenzi che la nostra domanda, e quindi il nostro desiderio, cresca.

Ricorderete che l’episodio chiave precedente al brano di oggi, sono le nozze di Cana, dove Gesù risponde a Maria, sua madre: “che vuoi da me?”, che meglio sarebbe tradurre: «che relazione c’è tra me e te?», risposta davvero dura da dare a una madre; ora dice all’uomo: «Se non vede segni non credere», richiama l’attenzione di tutti. Entrambe le risposte testimoniano una durezza, un silenzio di Gesù, ma che permette al desiderio degli uditori di crescere e soprattutto di esprimersi! E il desiderio dell’uomo è di non essere solo, di essere nella relazione! Pur importanti i segni sono l’inizio della fede, la fede matura del convertito è la fede in relazione e in relazione con la Parola redentrice e creatrice: «Quell’uomo credette alla parola che Gesù gli aveva detto e si mise in cammino».

Capiamo così che siamo chiamati oggi a intercedere per i molti nostri fratelli e sorelle distanti, ma anche a chiedere al Signore di far crescere i nostri desideri, di riuscire ad ascoltarli e ad esprimerli. Il desiderio non è mai un discorso chiuso, ma è sempre un sentimento di attesa, che vive di domande, di speranza, e che trova sosta solo nella Parola del Padre.

Intercedendo per i nostri fratelli e sorelle, chiediamo la Grazia a Dio di poter far crescere i nostri desideri per poter credere alla sua Parola.