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Che cosa vuoi che io faccia per te?

 

 

Luca 18, 35-43
Mentre Gesù si avvicinava a Gèrico, un cieco era seduto lungo la strada a mendicare. Sentendo passare la gente, domandò che cosa accadesse. Gli annunciarono: «Passa Gesù, il Nazareno!».
Allora gridò dicendo: «Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me!». Quelli che camminavano avanti lo rimproveravano perché tacesse; ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!».
Gesù allora si fermò e ordinò che lo conducessero da lui. Quando fu vicino, gli domandò: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». Egli rispose: «Signore, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Abbi di nuovo la vista! La tua fede ti ha salvato».
Subito ci vide di nuovo e cominciò a seguirlo glorificando Dio. E tutto il popolo, vedendo, diede lode a Dio.

 

 

 

Nel mondo antico chi aveva una qualche forma di disabilità fisica era commiserato o colpevolizzato, messo al margine della società dei “normali”. Ma in alcuni casi la loro condizione poteva suscitare stupore e fascino, come nel caso dei ciechi, ai quali veniva spesso attribuita la capacità di andare oltre il visibile, di avere un altro tipo di visione. Ad es. nella mitologia greca troviamo la figura di Tiresia, un famoso indovino, un veggente eppure cieco.

Così nel Vangelo di oggi, quest’uomo cieco vede meglio della folla e dei discepoli stessi, invocando a gran voce l’aiuto di Gesù, riconosciuto come figlio di Davide. Non è una confessione di fede come l’intendiamo noi, perché il Signore non viene riconosciuto nella sua divinità, come Figlio di Dio, ma è l’espressione possibile a questo israelita, quella che Gesù si sarebbe aspettato anche dagli altri: il cieco lo riconosce nel suo essere il Re-Messia atteso dal popolo e inviato da Dio e quindi ha fiducia nella sua possibilità di risanarlo.

Perciò, quello che manca ai suoi occhi si ritrova nella forza della voce con cui grida sempre più forte: Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me. Come spesso accade, la folla gli è si ostacolo, ma lui non la vede, guarda oltre, e così non l’ascolta neanche. Le convenzioni, le convenienze delle persone “normali” non si addicono a quest’uomo che non ha nulla da perdere, se non l’occasione di tutta una vita: l’incontro liberante con Gesù. Solo dopo, quando la folla finalmente ha visto, anche gli altri danno lode a Dio: il cieco, invece, lo fa prima, quando ancora è al buio.

Non a caso la sua invocazione nella tradizione è diventata uno dei modi in cui si può praticare la cosiddetta preghiera del cuore, ripetendo all’infinito quella frase che così penetra e innerva tutte le fibre del nostro essere. Dal cieco apprendiamo un altro tipo di visione, non fisica, ma spirituale, ben più efficace per conoscere la realtà. La fede, infatti, non è solo una vaga credenza in qualcosa che non possiamo sperimentare materialmente, è un principio di conoscenza, come la ragione o la sensibilità umana, che ci permette di vedere e percepire quanto non si vede e sfugge ai sensi fisici. Gesù non era riconoscibile dall’aspetto esteriore, dal modo cin cui si vestiva ecc.: lo vede davvero solo chi si avvicina a lui con fede e così sperimenta gli effetti benefici, liberanti, della relazione con lui fondata sulla fiducia e sull’amore.

I profeti, in particolare, hanno goduto di un tale dono spirituale, come l’autore del libro dell’Apocalisse, attribuito all’Evangelista Giovanni, ma probabilmente scritto da uno o più dei suoi discepoli. Il libro della Rivelazione (questo il significato di Apocalisse) nasce proprio da una visione del mondo e della storia fondata sulla fede, che diventa criterio di interpretazione del’uomo e degli eventi. Il linguaggio simbolico a cui non siamo abituati affatica la nostra comprensione, ma vale la pena in questa penultima settimana dell’anno liturgico ascoltarne il testo come 1a lettura nell’Eucarestia e poi accompagnarne la lettura con un buon commentario esplicativo.

In questi giorni Gesù a più riprese ci ha invitato ad essere vigilanti, come ripete oggi anche il veggente dell’Apocalisse. Possa, allora concederci la beatitudine che proclama all’inizio della Rivelazione: Beato chi legge e beati coloro che ascoltano le parole di questa profezia e custodiscono le cose che vi sono scritte: il tempo infatti è vicino.